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Quel lieve declino che va arrestato

Con l'invecchiamento non è raro che si assista a un lieve deterioramento delle funzioni cognitive. Si tratta di una condizione che non ha necessariamente a che vedere con la demenza, ma che certamente può compromettere la qualità di vita degli anziani con un impatto significativo anche sulla loro salute generale. Da tempo il mondo scientifico adotta la definizione di mild cognitive impairment (Mci) o di disturbo cognitivo lieve per indicare proprio questa condizione non ancora francamente patologica nella quale si assiste a un leggero deficit mentale. In chi ne è affetto si può osservare infatti una perdita lieve delle funzioni mnemoniche, del linguaggio, dell'attenzione, dell'orientamento o del ragionamento articolato.

Cos'è il decadimento cognitivo lieve?

Gli anziani con segni di decadimento cognitivo lieve mostrano difficoltà a eseguire compiti che prima svolgevano senza problemi, come prepararsi un pasto oppure fare la spesa. In molti casi continuano a fare la stessa vita di prima, ma hanno bisogno di molto più tempo a causa di difficoltà mnemoniche e di pianificazione, e rischiano di fare errori. Nonostante questo mantengono ancora autonomia e indipendenza, anche se la condizione può portarli a preoccuparsi per se stessi: spesso infatti sono perfettamente coscienti del loro deterioramento cognitivo. Peraltro anche alcuni test neuropsicologici sono in grado di rilevarlo oggettivamente.

Coltivare i rapporti sociali

Come ben noto per prevenire ogni decadimento cognitivo occorre agire di prevenzione. Uno stile di vita sano è importante: aver vissuto, fino a tarda età, una vita intensa e ricca di attività mentalmente stimolanti, come letture e un uso costante della parola, è sicuramente il migliore antidoto. Discorso analogo quindi anche per i rapporti sociali: coltivare buone relazioni è importante per evitare l'isolamento che, specie in epoca di pandemia, potrebbe rappresentare una porta aperta verso il declino psichico e la depressione.

Attenzione a cibo e stile di vita

Ma conta anche il corpo: è dimostrato che una dieta equilibrata ricca in vegetali e povera in dolci e cibi raffinati ha un'azione protettiva sul cervello, tanto quanto l'attività fisica che va protratta anche oltre i 60, compatibilmente con le condizioni di salute generale. La prevenzione dalle patologie più gravi, come quelle cardiovascolari e tumorali, è ottima infatti anche per salvaguardare il sistema nervoso: il monitoraggio costante dei valori metabolici a prevenzione dell'ipercolesterolemia e del diabete è quindi utile anche per il cervello, e non solo per cuore e resto dell'organismo. Occhio anche al controllo dell'ipertensione, a ridurre l'alcol e al fumo di sigaretta - che va interrotto quanto prima.

Rischio Alzheimer?

Appena il soggetto o le persone che lo circondano si accorgono dei primi segni di decadimento delle capacità mentali è opportuno un rapido inquadramento da parte di uno specialista. È infatti importante, laddove necessario, intervenire subito per correggere condizioni predisponenti ed evitare un peggioramento. È infatti noto che, ogni anno, una percentuale stimata tra il 10 e il 15 per cento dei soggetti con lieve declino cognitivo sviluppa la demenza di Alzheimer. Questo significa che non in tutti i casi di declino cognitivo rappresentano un inizio di questa gravissima condizione: molti sintomi possono infatti rimanere stabili nel tempo oppure, in molti casi, regredire.

Aiutarsi con gli integratori

A questo scopo da tempo si impiegano con successo tecniche utili a controllare il peggioramento dei sintomi cognitivi. Discorso simile anche per gli integratori alimentari: in alcuni casi infatti la compensazione di carenze nutrizionali - in particolare vitamine, sali minerali e acidi grassi Omega 3 - mostra vantaggi su questa tipologia di soggetti anziani.