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Un’esperienza maturata con numerosi film, serie e spot anche in California, Gianluca Mangiasciutti, regista di Reimagine, ha scritto e diretto diversi cortometraggi apprezzati da pubblico e critica tra cui “Dove l’acqua con altra acqua si confonde”, candidato ai David di Donatello, al Globo d’Oro, vincitore del premio Studio Universal e del premio Rai Play.

Reimagine. La speranza e la felicità mentre si cerca una cura. Intervista a Mangiasciutti, regista pluripremiato

Un’esperienza maturata con numerosi film, serie e spot anche in California, Gianluca Mangiasciutti, regista di Reimagine, ha scritto e diretto diversi cortometraggi apprezzati da pubblico e critica tra cui “Dove l’acqua con altra acqua si confonde”, candidato ai David di Donatello, al Globo d’Oro, vincitore del premio Studio Universal e del premio Rai Play.

Nel corto Reimagine, ricostruisce un mondo che accarezza il sentimento della favola e nel quale il pubblico può riconoscersi attraverso il racconto di coloro che dedicano la propria vita alla ricerca scientifica e che offrono al genere umano una seconda opportunità.

Mangiasciutti, aveva mai trattato una tematica scientifica nel suo lavoro? La sfera della medicina e quella delle emozioni in cosa sono diverse e in cosa sono simili?

Non avevo mai avuto l’occasione di trattare una tematica strettamente scientifica.  È il primo cortometraggio che dirigo in cui la medicina - e con essa il progresso scientifico - diventa protagonista della vicenda narrata. È stato molto interessante approcciare alla narrazione scientifica, ricca di momenti emozionanti. La battaglia di Paolo, il protagonista, è una continua lotta contro il suo passato, ma anche una speranza per il futuro, ed è questo forse il punto di contatto tra emozione e medicina: la speranza e la felicità che si provano mentre si sta lavorando a una cura, che non sono solo una conseguenza dell’essere al lavoro, ma sono l’elemento fondamentale che lo porta avanti.  

 Il cortometraggio è una pillola di cinema: quale potenzialità ha nella comunicazione scientifica?

Il cortometraggio fa dell’emozione il potere che muove il mondo. Credo che sia molto forte il messaggio lanciato: mai perdersi d’animo e sempre continuare a lottare.
Nell’universo della comunicazione scientifica penso che il compito di questo corto sia proprio quello di far capire quanto è fondamentale sostenere la ricerca affinché molte malattie possano essere combattute e vinte. Spero che questo corto dirà al suo pubblico “Se ci crediamo e ci proviamo, una soluzione si può trovare, anche se il cammino sarà lungo e difficile”.  

Medicina e cinema che si incontrano: com’è stata la collaborazione con Novartis?

Novartis è un’azienda che opera in un settore fondamentale. È sempre in prima linea nella ricerca medica e costituita di persone di grande professionalità.  La nostra collaborazione è stata molto interessante e istruttiva, il progetto è piaciuto e c’è stato uno scambio creativo e un’intesa lavorativa molto funzionale. 

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