It looks like you are using an older version of Internet Explorer which is not supported. We advise that you update your browser to the latest version of Microsoft Edge, or consider using other browsers such as Chrome, Firefox or Safari.

Un bicchiere di rosso? No, grazie

Volete far del bene al vostro cuore? Bevete vino rosso! Questo almeno il consiglio che ci sentiamo ripetere da sempre. Ecco, non è esattamente così. Da un lato c'è del vero: il vino rosso contiene polifenoli che lo rendono un valido aiuto nelle patologie cardiovascolari. Va però considerato che l'alcol causa danni diretti alle cellule di molti organi: fegato, apparato gastrointestinale e cardiocircolatorio, sistema nervoso. Meglio quindi agire in altro modo, ad esempio con l'alimentazione. I cibi benefici al cuore sono quelli della dieta mediterranea: frutta fresca, ortaggi e legumi, privi di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre. Fagioli, piselli, ceci, fave e lenticchie in particolare rappresentano una fonte preziosa di proteine tanto da poter rimpiazzare almeno in parte le carni rosse, da ridurre. Non dimentichiamoci del pesce: il suo effetto protettivo sul cuore, legato alla presenza di grassi polinsaturi Omega 3, è dimostrato. Andrebbe quindi mangiato due o tre volte la settimana. Privilegiamo infine l'olio extravergine di oliva e come carni preferiamo quelle magre, magari di pollo e tacchino.

I polifenoli, dal vino al caffè

Frutta e verdura in particolare sono il cardine della prevenzione e peraltro contengono buone quantità di polifenoli, ma senza le controindicazioni del vino rosso. Queste sostanze di origine vegetale comprendono composti quali i flavonoidi, i tannini e gli acidi fenolici e sono presenti anche in altri alimenti come ad esempio tè e caffè. Un report dell'Institute for scientific information on coffee ha evidenziato in particolare il ruolo dei polifenoli del caffè nella riduzione del rischio cardiovascolare. Condotto da Kjeld Hermansen dell'Aarhus University Hospital (Danimarca), lo studio illustra in particolare come quelli contenuti nella bevanda più amata dagli italiani possano modificare l’assorbimento del colesterolo. Così un consumo di tre o quattro tazzine al giorno è associato a un rischio cardiovascolare ridotto del 15 per cento.

I benefici della dieta mediterranea

La tradizione alimentare mediterranea resta quindi la scelta vincente. I benefici di questo regime alimentare, oggi purtroppo stravolto dall'avvento dei cibi industriali, dipendono anche dal contesto in cui si è sviluppata: la convivialità tipica dello stile mediterraneo ha un peso decisivo. Gustare il cibo masticando lentamente aiuta a mantenersi in forma e riduce il rischio di sovrappeso e obesità: ciò permette infatti ai recettori del gusto di inviare al cervello il "messaggio di sazietà", al contrario di quanto capita durante un consumo veloce magari davanti a un computer.

Omega 3 e gli altri integratori per il cuore

Un aiuto per il cuore viene anche dagli integratori alimentari, laddove la sola dieta non fosse sufficiente. Una revisione condotta da ricercatori dell’Università di Bologna e pubblicata nel 2017 su Current Pharmaceutical Design aveva dimostrato come l'assunzione di alcuni nutraceutici fosse associata a miglioramenti di alcuni parametri cardiaci e cardiovascolari in pazienti con segni di scompenso. Tra i principi attivi naturali più benefici per il cuore ci sarebbero, tra gli altri, il coenzima Q10, la L-carnitina, la carnosina e i già citati acidi grassi Omega 3. I benefici dipenderebbero dai loro effetti antiossidanti, antinfiammatori, anti-ischemici e antiaggreganti. Discorso a parte per la vitamina D, la cui carenza è associata a un peggioramento delle condizioni nelle persone colpite da infarto e a un maggior rischio di complicanze. A spiegarlo è stato uno studio pubblicato su Medicine da ricercatori del Centro cardiologico Monzino di Milano secondo il quale l'80 per cento di questa tipologia di pazienti manifesta una carenza di vitamina D. Una carenza, questa, particolarmente evidente negli anziani che non a caso sono i soggetti più fragili da un punto di vista cardiovascolare.