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Terzo tumore urinario più diffuso, dopo prostata e vescica, quello al rene sta registrando da qualche tempo una riduzione di casi. E questo nonostante le cattive abitudini degli italiani quanto a sedentarietà, sovrappeso e fumo. Nell'arco degli ultimi tre anni sono state effettuate in totale 800 diagnosi in meno, in pratica un calo del 6 per cento: il dato è stato presentato recentemente dall’International Kidney Cancer Coalition, network di associazioni di pazienti di tutto il mondo. In particolare il calo maggiore è stato rilevato nella popolazione maschile. C'è però un rovescio della medaglia, che ancora preoccupa: nel 35 per cento dei casi la diagnosi arriva troppo tardi, spesso in fase metastatica. Le ragioni sono da ricercare essenzialmente nella sintomatologia: i disturbi in genere si presentano quando la malattia è già a uno stadio avanzato, tanto che non di rado viene diagnosticata per caso magari durante un'ecografia addominale eseguita per altre ragioni. Questa metodologia di imaging è infatti nella maggioranza dei casi sufficiente a porre una diagnosi.

La sintomatologia, spesso poco chiara

Il tumore al rene colpisce diverse strutture che compongono i due organi, ma nel 90 per cento dei casi trae origine da una crescita incontrollata delle cellule poste sulle pareti dei tubuli renali all'interno dei nefroni, ovvero le unità di base che consentono la filtrazione del sangue e la formazione dell'urina. Per questo la presenza di sangue nelle urine è un segnale da non sottovalutare, così come un dolore lombare persistente o addirittura una massa percepita nell'addome: è però raro che questi sintomi si presentino in fase iniziale. Certamente altri disturbi meno specifici, come la perdita di peso, la stanchezza, l'ipertensione o un eccessivo livello di calcio nel sangue dovrebbero portare a un controllo.

Prevenzione e stili di vita

Un tema centrale, peraltro ribadito dalla stessa International Kidney Cancer Coalition nel corso della presentazione dei dati di incidenza, è quello degli stili di vita. Sappiamo infatti che esistono soggetti più esposti al tumore al rene:

- ipertesi;
- fumatori;
- soggetti esposti per ragioni professionali a sostanze cancerogene.

Ovviamente, come per tutte le neoplasie, sono a maggior rischio i soggetti con una familiarità con la patologia. Non potendo controllare questo ultimo aspetto, è fondamentale che le raccomandazioni vadano nella direzione della prevenzione. Specie se consideriamo che una diagnosi precoce è spesso poco praticabile. L’attività fisica regolare ad esempio è in grado di ridurre fino al 22 per cento il rischio di sviluppare la malattia e persino nei pazienti già diagnosticati il movimento migliora il risultati delle terapie. A oggi il trattamento del tumore al rene ancora localizzato è la chirurgia, conservativa qualora possibile, tuttavia meno di un terzo dei pazienti guarisce completamente con il solo intervento. Le terapie mediche restano quindi centrali, specie nei pazienti la cui diagnosi arriva tardi.

Il tumore al rene e l'importanza della prevenzione

Il tumore al rene vede un calo delle diagnosi ma ancora in un terzo dei casi la malattia è scoperta a uno stadio avanzato. La diagnosi precoce è spesso difficile, meglio puntare su prevenzione e stili di vita.