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Cosa è la Cardiologia?

La Cardiologia è la scienza che si occupa dello studio, della diagnosi e della cura del cuore, in condizioni normali o patologiche. Questa branca della medicina tratta le malattie cardiovascolari acquisite o congenite,  le patologie e i disturbi che colpiscono le arterie. Il medico specializzato in cardiologia è il cardiologo. Il cardiologo, a differenza del cardiochirurgo, non interviene chirurgicamente per risolvere le patologie in sala operatoria.

Sintomi dei disturbi cardiaci

La maggior parte delle persone con un disturbo cardiaco presenta dolore toracico, respiro affannoso, affaticamento, palpitazioni  - battiti cardiaci lenti, veloci o irregolari - vertigini, svenimenti, improvvisa perdita di conoscenza (sincope), gonfiore delle gambe, delle caviglie e dei piedi. Tuttavia, tali sintomi non sempre indicano necessariamente la presenza di una cardiopatia. Qualche esempio: il dolore toracico può essere il campanello di allarme di una malattia respiratoria o digestiva piuttosto che essere associato ad una cardiopatia. Il respiro affannoso (dispnea) è spesso riconducibile a una malattia respiratoria. L’affaticamento può essere causato da una vasta gamma di malattie.

 

I disturbi che interessano il cuore o i vasi sanguigni sono detti malattie cardiovascolari. Tra queste, ci sono le vasculopatie periferiche. Le persone con vasculopatie periferiche lamentano dolore in un arto (di solito una gamba), crampi muscolari, affaticamento muscolare, sensazione di stordimento, gonfiore e intorpidimento. Anche questi sintomi, però,  non indicano necessariamente la presenza di una vasculopatia. Per esempio, i crampi muscolari e l’affaticamento muscolare possono essere riconducibili a un disturbo del sistema muscoloscheletrico o del sistema nervoso.

Quali le malattie cardiovascolari più comuni?

Le malattie cardiovascolari tuttora sono la prima causa di morte in Europa, rappresentando il 45% della mortalità generale (dati Istituto Superiore Sanità).  Tali malattie generano un pesante impatto sull’aspettativa di vita delle persone, sulla qualità di vita degli ammalati e sull’impiego delle risorse sanitarie.

Le più frequenti sono quelle di origine aterosclerotica, in particolare le malattie ischemiche del cuore, tra cui l’infarto acuto del miocardio, l’angina pectoris, le cardiomiopatie, l’insufficienza cardiaca, le aritmie e le malattie cerebrovascolari, fra cui l’ictus ischemico ed emorragico.

L’infarto miocardico acuto (attacco cardiaco) indica il processo di morte cellulare che colpisce il miocardio, cioè il muscolo cardiaco, a seguito dell’occlusione di una arteria coronaria o di un suo ramo. Nella maggior parte dei casi, l’occlusione è dovuta alla presenza di una placca aterosclerotica. La placca, dunque, diventa un ostacolo che blocca il flusso sanguineo: l’infarto interviene quando il sangue non riesce a raggiungere e irrorare alcune parti del cuore. Il sintomo dell’attacco cardiaco è un dolore al torace che persiste e non si riduce con il riposo né con la somministrazione sotto la lingua di nitroglicerina. Il dolore, generalmente descritto come qualcosa di oppressivo come una morsa, può essere localizzato al centro del petto (dietro lo sterno) o più diffuso anteriormente su tutto il torace. Può irradiarsi alle spalle o alle braccia, al collo, alla schiena, o nella parte alta dell’addome.

L’angina pectoris (“dolore di petto”) è dovuta a un’improvvisa riduzione dell’apporto di sangue al cuore, o a parte di esso. Si verifica quando la presenza nelle arterie coronarie di restringimenti (stenosi) non consente l’afflusso regolare di sangue in alcune circostanze durante le quali le necessità di nutrizione e di ossigenazione del miocardio sono maggiori, come durante uno sforzo fisico. L’angina pectoris fa la sua comparsa con un forte dolore al petto, per almeno 15/20 minuti. Si presenta quando la persona è sotto sforzo, quando aumentano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. L’attacco di angina si può interrompere da riposo con la somministrazione di nitroglicerina sotto la lingua.

Lo scompenso cardiaco Quando il cuore non è più in grado di pompare sangue in tutto il corpo in maniera adeguata alle richieste dell’organismo,  lo scompenso cardiaco è dietro l’angolo. Non sempre facilmente evidente, nello stadio precoce la malattia infatti può essere asintomatica. Lo scompenso cardiaco è spesso l’evoluzione finale comune a molte malattie cardiache: infarto miocardico, ipertensione arteriosa, cardiomiopatie, malattie delle valvole cardiache, cardiopatie congenite. Quando cominciano i primi sintomi di scompenso si può avvertire un senso di stanchezza, debolezza o difficoltà a respirare in particolare dopo uno sforzo fisico o quando si è distesi. Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica a carattere evolutivo che può essere curata. Basta seguire alcuni accorgimenti: no a  fumo e alcol ; tenere sotto controllo i valori della pressione arteriosa, del colesterolo e della glicemia; seguire un regime dietetico sano e vario; ridurre il consumo di sale;  evitare il sovrappeso; fare esercizio aerobico inizialmente sotto controllo medico.

 

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Cardiologia

Cosa può influenzare il nostro sistema cardiovascolare?

L’ateroslerosi è una delle cause principali dell’insorgere delle malattie cardiovascolari. L’aterosclerosi colpisce i vasi sanguigni e gli strati interni delle pareti delle arterie diventano spessi e irregolari a causa del depositarsi di lipidi e colesterolo. L’ispessimento e la conseguente formazione della placca porta a una diminuzione del flusso sanguigno: quando il sangue scorre a fatica può formarsi un trombo o coagulo che può provocare un improvviso arresto del flusso sanguigno.

Fattori di rischio

I fattori di rischio cardiovascolare si dividono in modificabili e non modificabili.

I fattori di rischio non modificabili sono: età (il rischio aumenta con l’avanzare degli anni), sesso maschile (gli uomini sono più colpiti delle donne; nelle donne il rischio aumenta dopo la menopausa) e familiarità.

I fattori di rischio modificabili sono: fumo (danneggia le arterie, favorendo lo sviluppo di malattie cardiovascolari come infarto e ictus);  ipertensione, colesterolemia totale elevata, sovrappeso, diabete, sedentarietà.