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Cos’è il trapianto

Il trapianto di un organo è spesso l’unica soluzione per curare alcune patologie e salvare vite umane. Si tratta di un intervento molto delicato, che consiste nella sostituzione di un organo malato e quindi non più funzionante con uno sano dello stesso tipo proveniente da un altro individuo (donatore). Si tratta di un intervento molto complesso, anche se ormai nei Paesi occidentali sono stati raggiunti livelli di eccellenza. I pazienti che si sottopongono a un trapianto risultano iscritti alla lista di attesa per lo specifico organo.

Il trapianto è una prestazione sanitaria che rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e, proprio per questo, è completamente gratuito.

Si esegue in strutture pubbliche autorizzate dalle Regioni e dalle Province Autonome sulla base di determinati requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi. Ma accedere ad un trapianto richiede una procedura rigorosa che può durare anche un tempo lungo.

I tipi di trapianto

Trapianto autologo

Quando le cellule, i tessuti o l’organo vengono prelevati dallo stesso individuo a cui poi verranno re-impiantati.

Trapianto allogenico

Quando avviene da un donatore a un ricevente diverso.

Per la sua riuscita, un trapianto allogenico è preceduto dall’analisi della compatibilità tra donatore e ricevente, per verificare che gruppo sanguigno e i geni più importanti corrispondano tra i due individui.

Maggiore è l’affinità tra i geni, più alte sono le chance di riuscita dell’intervento. L’indagine è necessaria per ridurre il rischio di comparsa del rigetto, ovvero la reazione biologica con cui il sistema immunitario del ricevente riconosce come estraneo l’organo trapiantato e avvia contro di esso una reazione che porta al danno (più o meno esteso) del nuovo tessuto.

Xenotrapianto

Quando il trapianto avviene tra individui appartenenti a specie diverse.

Anche nel caso in cui il trapianto non sia una procedura “salva vita”, la sua attuazione contribuisce a migliorare notevolmente la qualità della vita del ricevente.

Come funziona il trapianto

I trapianti di organo possono avvenire da:

  • donatore vivente, nel caso in cui il prelievo di cellule, tessuti o organi avvengano da un individuo in vita. È il caso, ad esempio, di trapianto di midollo osseo, di un rene o di una parte del fegato: si può, infatti, continuare a vivere con un rene solo, mentre nel caso di midollo osseo e fegato, le parti donate possono essere rigenerate;
  • donatore deceduto. In questo caso di solito si prelevano dal donatore diversi organi e si può procedere ad un trapianto multiorgano (due o più organi contemporaneamente). Un singolo donatore può quindi contribuire a salvare la vita di più persone.
    Nel caso di donatore deceduto, si può procedere al prelievo dell’organo dopo l’accertamento di morte cerebrale secondo criteri neurologici o dopo l’interruzione dell’attività del cuore documentata dall’elettrocardiogramma per almeno 20 minuti.
    In questo caso la donazione viene definita “a cuore non battente”. Per evitare che l’organo sia danneggiato dall’assenza di flusso di sangue viene perfuso con un liquido che lo preserva e ne protegge la funzione. Con questa metodica possono essere eseguite donazioni di rene, fegato e polmone.

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Trapianti

Quali organi e tessuti si possono donare?

Negli Stati Uniti e in Italia gli organi più trapiantati sono:

  • rene
  • fegato
  • cuore
  • polmoni

Il trapianto di cuore, fegato, polmoni costituisce un intervento salvavita, mentre il trapianto di rene rappresenta una valida alternativa terapeutica per malati che altrimenti dovrebbero sottoporsi a dialisi.

Trapianto di cuore

Per procedere all’espianto del cuore, è necessario l’accertamento della morte cerebrale definitiva e irreversibile del donatore. Questa procedura è certificata da un’equipe di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo).

La presenza di pregresse patologie cardiache e di malattia delle coronarie esclude la donazione di cuore.

Trapianto di fegato

A differenza di quello di cuore, il trapianto di fegato può essere effettuato sia da donatore deceduto che vivente. Per il prelievo da donatore vivente, si procede a prelevare una porzione dell’organo e a trasferirla al ricevente, previa rimozione dell’organo malato. Il fegato, infatti, è l’unico organo che è in grado di rigenerarsi e acquisire una funzionalità adeguata.

Trapianto di rene

Anche il trapianto di rene può avvenire da donatore vivente, in genere un membro della famiglia. Questo riduce notevolmente i tempi di attesa e anche il rischio di incompatibilità genetica e di gruppo sanguigno che può portare al rigetto.

Trapianto di pancreas e intestino

Gli altri organi che possono essere trapiantati sono il pancreas e l’intestino. È vietato per legge il prelievo delle gonadi (ovaie e testicoli) e del cervello, e la manipolazione genetica degli embrioni anche ai fini del trapianto di organo.

Trapianto di cornea, cartilagini, valvole e altri tessuti

Anche il trapianto di tessuti ha un ruolo chiave nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti riceventi. È detto “migliorativo" perché preferibile a protesi biologiche (di derivazione animale o umana) o materiali artificiali. I tessuti vengono prelevati da donatori viventi o deceduti e possono provenire da elementi ossei, cartilagini e tendini, vasi, valvole cardiache e cornea. Di grande importanza il trapianto di cute per grandi ustionati.

Trapianto di midollo osseo

Negli ultimi anni hanno raggiunto livelli di eccellenza il trapianto di cellule staminali emopoietiche, contenute nel midollo osseo, utili per la cura di leucemie e linfomi in cui le cellule del sangue sono danneggiate. Il trapianto avviene in seguito all’eliminazione delle cellule malate ma purtroppo anche della parte sana del midollo osseo del paziente. Le cellule staminali del donatore vengono poi iniettate per via endovenosa e vanno a occupare il midollo osseo del ricevente, iniziando a proliferare e a costituire cellule del sangue nuove.

Come funziona la donazione degli organi

Alla base della donazione (che è sempre anonima e gratuita) c’è la scelta esplicita compiuta da un cittadino italiano. Non esistono precisi limiti di età per donare un organo. Normalmente si valuta le condizioni generali del donatore per valutare quali organi possano essere donati. In particolare, le cornee e il fegato possono essere prelevati da donatori di età anche superiore a 80 anni.

Per attestare la volontà di donare gli organi, è necessario avere compilato una nota scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, è considerata valida ai fini della dichiarazione.

Il documento, di cui diversi fac-simile sono reperibili in rete, deve essere consegnato all’Asl di riferimento, al proprio medico di famiglia o portato sempre con sé. Inoltre, occorre essere iscritti al Registro dell’Associazione Italiana Donatori Organi.

È possibile comunicare la propria volontà anche agli uffici anagrafe dei Comuni, in fase di richiesta o rinnovo della carta d'identità. Per i minorenni sono sempre i genitori a decidere. Se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.

Centro nazionale trapianti

Il Centro Nazionale Trapianti (CNT) è l’organismo di coordinamento a carattere tecnico e scientifico della Rete Nazionale Trapianti, utilizzato dal Ministero della Salute, dalle Regioni e dalle Provincie Autonome di Trento e Bolzano.

Il CNT è stato istituito in seguito alla legge 1° aprile 1999 presso l’Istituto Superiore di Sanità, e lavora in stretta collaborazione con il Ministero della Salute, secondo le sue linee di indirizzo e programmazione.

I trapianti in Italia nel 2020

Nel 2020 sono stati 1530 i donatori di organi (viventi e deceduti), ben 9564 i donatori di tessuti e 288 i donatori di cellule staminali emopoietiche.

Nello stesso anno 3441 trapianti di organi (3813 nell’anno precedente) e 1.960.705 dichiarazioni di volontà registrate nel Sistema Informativo Trapianti.

Sebbene le donazioni siano in aumento, i tempi di attesa in lista variano dall’anno e mezzo per un trapianto di fegato, ai circa sette anni per il trapianto di intestino.

A causa dell’emergenza da SarS-CoV-2 i dati aggiornati a maggio 2020 indicano una diminuzione dell’attività di trapianti in Italia che registra un calo del 20%. Tuttavia, dati peggiori si registrano negli Stati Uniti (-50%) e in Francia (-90%).