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Dopo una diagnosi di diabete intorno ai 40-50anni, si abbassa la soglia di età per il rischio di malattia cardiovascolare a 10 anni. Lo segnala un ampio studio danese - pubblicato sul “Journal of American College of Cardiology”- che ha dimostrato un abbassamento dell’età del rischio di infarto miocardico e ictus non fatale e malattia cardiovascolare fatale nelle persone che avevano avuto in precedenza una diagnosi di diabete. Lo studio - che ha interessato oltre 140mila pazienti con diabete e quasi 400mila senza la patologia, seguiti dal 2006 al 2013 - mostra come una nuova diagnosi di diabete, tra i 40 e i 50 anni, ha praticamente raddoppiato il rischio di problemi cardiovascolari, rispetto alle persone della stessa età, ma senza diabete. In particolare, considerando come parametro il rischio del 5% di malattia cardiovascolare a 10 anni, negli uomini con diabete il valore è stato raggiunto a 43 anni, rispetto ai 55 anni delle persone sane. Nelle donne, il rischio cardiovascolare del 5% a 10 anni si è abbassato da 61 ai 51 anni, in presenza di diabete.

“Questi giovani pazienti con diabete di tipo 2 - si legge nel documento - sono quelli con il più alto rischio relativo e la durata della vita più lunga davanti a loro. Si evidenzia pertanto, che c'è un bisogno insoddisfatto di un trattamento ottimizzato”. L'autore senior dello studio, Michael Maeng, dell’Ospedale Universitario di Aarhus (Danimarca) osserva che mancano forti raccomandazioni per la gestione di questi pazienti più giovani di nuova diagnosi di diabete, nelle attuali linee guida per il trattamento, comprese quelle della Società europea di cardiologia (Esc) per la prevenzione primaria e secondaria della malattia cardiovascolare aterosclerotica. Lo sviluppo del diabete intorno ai 40 anni, rispetto a un’età più avanzata - spiegano gli esperti - è comunemente associato a importanti cambiamenti a livello cardio-metabolico: obesità, infiammazione, ipertensione e apnea notturna. Il significato prognostico di tale diagnosi, rispetto alle malattie cardiovascolari, viene spesso però sottostimato. 

Nel dettaglio, la diagnosi di diabete prima dei 50 anni ha evidenziato tassi più elevati di obesità e minore impiego di farmaci preventivi del rischio cardiovascolare, come statine e antipertensivi. Nel corso di un follow-up mediano di 8,1 anni, i pazienti con diabete di nuova diagnosi hanno avuto un'incidenza cumulativa a 10 anni di malattia cardiovascolare del 12% rispetto al 9,3% della popolazione generale, nonché tassi più elevati dei singoli episodi di infarto, ictus e morte. Inoltre, stratificando il rischio per età, si è registrato un aumento che andava dal 2% nei pazienti di età inferiore ai 40 anni al 30% nei soggetti di età pari o superiore a 80 anni. Tuttavia, l'aumento relativo del rischio, in presenza di diabete, era molto più piccolo negli anziani: 0,3% per gli over 80 rispetto al 2,8% tra i 40enni e al 2,7% tra i 50enni. Gli uomini con diabete avevano valori di rischio superiori rispetto alle donne, soprattutto nei gruppi più giovani. 

Gli autori concludono che è necessario “rivedere la preparazione degli specialisti sulle malattie cardiometaboliche” e invitano ad “avere un approccio aggressivo per trattare questi pazienti quando vengono diagnosticati, indipendentemente dal fatto che la diagnosi sia fatta dal medico di base, da un cardiologo o di qualsiasi altra specialità”. Gli esperti sottolineano l’importanza, in questo contesto, del medico di medicina generale che però “non ha il tempo da dedicare davvero a tutto il counseling sullo stile di vita, alle discussioni sul controllo dei fattori di rischio che sono necessarie”. Per questo auspicano un “vero lavoro di squadra” partendo dal presupposto che “bisogna riconoscere tempestivamente il diabete e le malattie cardiache come espressioni della stessa patologia”.

20/12/2023

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