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Un gesto d’amore che fa bene alla salute della mamma e del bambino: l’allattamento materno, oltre a rappresentare la prima immunizzazione del neonato, favorisce il legame madre-bimbo, soddisfacendo e rafforzando il loro bisogno reciproco di stare insieme. Protegge il bambino da numerose patologie dell’età pediatrica, come, ad esempio, le infezioni gastrointestinali e respiratorie. Ma allattare al seno fa bene anche alla mamma, che sarà meno soggetta a depressione nel periodo del post-partum oltre a perdere più facilmente i chili presi durante la gravidanza.

Come iniziare bene

L’allattamento, così come la composizione del latte, cambia con la crescita del bambino. La prima settimana deve essere considerata un periodo di prova per mamma e neonato.

Dal 2°-3° giorno i neonati iniziano a svegliarsi e “chiedono” di mangiare molto spesso, anche 12 volte al giorno. Il neonato deve succhiare per almeno 10 minuti, ma può continuare anche per 30 minuti con lo stesso seno, fin quando non si stacca da solo.

Gli esperti consigliano di allattare a richiesta, questo significa attaccare al seno il bambino ogni volta che lo richiede, per fame o per qualsiasi altro motivo. In media il neonato poppa 8-12 volte in 24 ore, a intervalli non sempre regolari e, poiché la produzione di latte inizia quando il piccolo comincia a succhiare, non occorre aspettare che il seno “si riempia” tra un pasto e l’altro.

Spesso nei primi tre giorni le mamme avvertono contrazioni all’utero durante l’allattamento: si tratta di un segnale positivo che indica che la suzione del neonato ha stimolato il processo di produzione del latte. Alcune mamme sperimentano una sensazione come di puntura di spilli o un’ondata di calore o freddo ai seni all’arrivo della montata lattea; altre mamme non notano nulla eccetto il cambiamento del ritmo di suzione del neonato.

Dopo 3-4 giorni dalla nascita il volume di latte aumenta. Se il neonato ha difficoltà ad attaccarsi a causa dell’ingorgo mammario è consigliabile: ammorbidire il capezzolo e l’areola, facendo fuoriuscire una goccia di latte prima di far attaccare il neonato; attaccare il neonato o estrarre il latte spesso (ogni 1-2 ore) con la spremitura manuale o il tiralatte, per ammorbidire il seno; applicare impacchi freddi sul seno per 20-30 minuti dopo aver allattato o tirato il latte. In questo modo si riduce il gonfiore che può interferire con il flusso di latte; applicare impacchi caldi sul seno alcuni minuti prima di iniziare ad allattare, per favorire lo svuotamento dei seni.

Durante il primo mese di vita i neonati diventano progressivamente “esperti” nell’allattamento. Alcuni neonati sono più veloci e si staccano spontaneamente dopo 10-15 minuti, altri restano attaccati anche per 20-30 minuti al primo seno. In ogni caso è molto importante lasciare che sia il bambino a decidere quando staccarsi dal seno, perché il latte finale della poppata contiene una maggior quantità di grassi e calorie. Così come è fondamentale che sia il neonato a dettare il ritmo delle poppate: forzarlo ad aspettare per mangiare o imporre uno schema di alimentazione rigido può portare ad uno scarso accrescimento.

Per capire se un neonato assume abbastanza latte si deve controllare che: bagna 6 o più pannolini al giorno; evacua più volte al giorno feci giallastre, lente, granulose; il suo peso cresce di almeno 150 g a settimana.

Inoltre, per comprendere se il neonato si mostra pronto a mangiare, occorre saper riconoscere i segnali di fame che il piccolo invia: in genere si lecca le labbra; fa movimenti di suzione e di ricerca; struscia la testa sul materasso o sul collo o sulle spalle della mamma; si porta le mani alla bocca o sulla faccia; piange. E proprio il pianto è un segnale tardivo di fame e molti neonati hanno difficoltà ad attaccarsi al seno quando si innervosiscono e iniziano a piangere.

Secondo gli esperti della Società italiana di neonatologia, non occorre attendere che il piccolo pianga e si agiti. Allattare prima che sia arrabbiato facilita infatti un corretto attacco al seno. Inoltre non bisogna preoccuparsi se il bambino ha subito fame: il latte materno è molto digeribile e il suo stomaco si svuota presto.

Le raccomandazioni del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi; dopo tale lasso di tempo il bambino inizia ad assumere altri alimenti. Il latte di mamma resta comunque parte fondamentale della dieta fino ai due anni di vita o anche oltre.

Il latte materno non richiede preparazione né sterilizzazione. Gratis e dovunque, è sempre pronto alla giusta temperatura.

Come allattare?

La mamma deve mettersi in posizione confortevole (seduta o sdraiata) con un appoggio per la schiena, assicurandosi che il bambino stia comodo, ben sostenuto, rivolto verso di lei e alla stessa altezza del seno. Ciò aiuta a prevenire il dolore ai capezzoli e ad aumentare la quantità di latte. Nel caso si senta dolore è probabile che il bambino non sia attaccato adeguatamente. Per questo motivo non occorre usare creme ma solo riprovare con attenzione.

La mamma deve rivolgere il corpo del bambino verso il suo. Se è seduta, è bene che poggi la testa del bambino sull’avambraccio con il naso di fronte al capezzolo, in modo che non debba girare la testa, o piegarla eccessivamente per attaccarsi.

Una posizione alternativa può essere quella di sostenere il corpo del bambino con il braccio opposto al seno che si vuole offrire, con la mano bene aperta tra le spalle e la base del collo del bambino. In questo caso la donna può sorreggere il seno da sotto (formando con le dita una “U”) e premere leggermente la mammella per facilitare una presa più ampia possibile dell’areola. La posizione sdraiata su un fianco può essere particolarmente utile dopo un taglio cesareo. È una posizione molto comoda durante la notte: in questo modo si può allattare senza doversi alzare. Anche in tal caso la testa del bambino deve essere leggermente retroflessa in modo che l’areola entri bene nella sua bocca e il naso non sia attaccato al seno.

Chi non può allattare

Le mamme che non possono allattare sono rare. Al di là di alcune infezioni, come l'Hiv, i farmaci incompatibili con l’allattamento sono pochi e in genere è possibile prescrivere alla madre terapie alternative, che consentono di continuare ad allattare senza rischi. No quindi al "fai da te": chiedere sempre consiglio al medico di fiducia, al ginecologo o al pediatra.

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