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Covid: cardiologi, 'subito vaccini a cardiopatici gravi, sono ad alto rischio'

Indolfi (Sic), 'rivedere criteri decreto che prevede solo ristrettissima categoria malati di cuore'

Bisogna attribuire subito priorità all’interno del piano vaccinale anti-Covid ai cardiopatici gravi, rivedendo e ampliando, appena la disponibilità di dosi sarà maggiore, i criteri, contenuti nel decreto 11 marzo, che includono tra le persone da vaccinare in maniera prioritaria solo un ristretto gruppo di malati di cuore ovvero i cardiopatici affetti da scompenso di grado 3 e 4 e quelli con post-shock cardiogeno. A chiederlo è la Società italiana di cardiologia per bocca del suo presidente Ciro Indolfi che, all'Adnkronos Salute, spiega come: "a correre un alto rischio di complicanze e di morte, in caso di Covid-19, non sono solamente quei pazienti indicati dal decreto, ma tutti i cardiopatici, chi più chi meno".

Indolfi ricorda infatti che a qualunque età "chi ha avuto un infarto, ha un pacemaker, soffre di aritmie, ischemia cardiaca o grave ipertensione polmonare è un paziente molto più a rischio. Ma anche chi è iperteso, e in Italia - ricorda Indolfi, direttore della cardiologia al Policlinico universitario Mater Domini di Catanzaro - soffre di pressione alta circa il 30% della popolazione, corre un rischio di complicanze, qualora si ammali di Covid, che, seppure basso, è sempre maggiore di una persona sana".

"La domanda che mi pongo - prosegue Indolfi - è: 'quante delle circa 4-500 persone che ancora muoiono ogni giorno sono cardiopatici e con una vaccinazione si sarebbero potuti salvare?' Purtroppo - sottolinea - non abbiamo la risposta perché non ci sono numeri in merito e non è stata data la possibilità di vaccinare tutti i cardiopatici a rischio con meno 80 anni".

Ora bisogna recuperare la prevenzione trascurata a causa della pandemia'

"Certo - osserva - quando c'è una disponibilità di vaccini limitata bisogna fare delle scelte, e classificare e quantificare nel dettaglio il rischio di un paziente non è facile, perché la medicina non è matematica. Sicuramente - sottolinea - non vogliamo fare una 'gara' tra malati. La nostra richiesta di ampliare la categoria dei cardiopatici da vaccinare, non esclude altri pazienti, dagli oncologici ad altre categorie di 'fragili'. Ma dobbiamo ricordare - aggiunge - che i cardiopatici in Italia sono il 10% della popolazione, circa 6 milioni, di cui 2 milioni gravi, e che le cardiopatie rappresentano ancora oggi la prima causa di morte nel nostro Paese". Da qui la richiesta di ampliare i criteri contenuti nel decreto " appena possibile".

Quanto alla situazione in generale dei reparti di cardiologia in Italia, il presidente Sic ammette che "la pandemia sicuramente li ha inceppati, ma per fortuna - riferisce - quanto accaduto nella prima fase, e da noi denunciato con forza a marzo dell'anno scorso, cioè che le persone non andavano in ospedale per paura di contagiarsi, oggi è un problema quasi totalmente superato. Oggi le persone sono consapevoli che gli ospedali hanno organizzato i cosiddetti percorsi 'puliti' per pazienti no Covid, e si fanno i tamponi in ingresso. Resta però una generale riduzione della prevenzione - denuncia - perché si continua a dare più attenzione all'urgenza. In molti ospedali sono saltate tante visite e controlli che solo in parte sono stati recuperati. Dunque si deve lavorare su questo fronte", conclude.

06/04/2021

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