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Covid trapianto fegato da donatore positivo

Un uomo di 47 anni con grave malattia epatica ha ricevuto un nuovo organo da un donatore positivo a Sars-CoV-2: è stato possibile perché il paziente era guarito a novembre da Covid-19 ed era quindi provvisto di anticorpi contro il virus.

All'ospedale Niguarda di Milano, sede di questo intervento, spiegano che si tratta "del primo trapianto di questo tipo effettuato in Lombardia, e per ora anche livello nazionale la casistica conta pochi casi".

Grazie ad un protocollo specifico per questa tipologia di trapianti, adottato il 1° dicembre 2020 dal Centro Nazionale Trapianti (CNT), che richiede un particolare monitoraggio dei pazienti in lista d'attesa, il paziente, ricoverato d’urgenza per l'aggravamento della problematica epatica, è stato sottoposto al tampone rinofaringeo, per escludere la presenza del virus e, quindi, ad un esame sierologico completo per verificare la presenza di un numero adeguato di anticorpi protettivi. Questo ha permesso di considerare compatibile il paziente e abbinarlo ad un donatore con infezione da Sars-CoV-2.  Con il consenso del paziente, informato sulle specificità dell'intervento, è stato possibile procedere con il trapianto che ha avuto un ottimo esito funzionale..

"Il decorso post-operatorio è stato gestito in ambiente isolato nella Rianimazione Covid", spiega il Professor Luciano De Carlis, direttore della Chirurgia generale e dei trapianti. "Il ricovero è poi proseguito nel reparto di degenza della Chirurgia dei trapianti, senza sviluppare alcun segno di infezione o complicanze da Sars-CoV-2. Il protocollo messo a punto in questi casi dagli specialisti del Niguarda, che prevede il monitoraggio già dalla fase pre-intervento degli anticorpi neutralizzanti, consente di trapiantare in sicurezza, anche con donatori Covid positivi, pazienti immunosoppressi che abbiano già superato la malattia o, per il prossimo futuro, anche che si siano vaccinati".

"Solo la sinergia di tutti i professionisti coinvolti (chirurghi dei trapianti, anestesisti, infettivologi, epatologi e microbiologi) e il contributo di tutto il personale sanitario, con costante approccio multidisciplinare” conclude l'ospedale in una nota, “ possono permettere di portare a termine un trapianto di fegato con queste modalità in un contesto epidemico”.".

 

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