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Sempre più sicuri, efficaci e ben tollerati, i farmaci biologici rappresentano uno dei maggiori progressi ottenuti dalla medicina negli ultimi anni, una vera e propria rivoluzione per il trattamento della psoriasi e di altre malattie autoimmuni. Ma resta il problema dei costi, che limita l’accesso a queste terapie solo ai pazienti moderati-gravi.

È quanto emerso durante il sesto Talk di Alleati per la Salute, il portale dedicato all’informazione medico-scientifica realizzato da Novartis. Titolo del dibattito: “Farmaci biologici: un’opportunità da cogliere” al quale hanno partecipato Paolo Dapavo dermatologo presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, Ugo Viora, presidente di ANAP Onlus e la giornalista Silvia Bencivelli.

Qual è la differenza tra farmaci biologici e biosimilari? Come hanno cambiato la pratica clinica e il rapporto medico-paziente? Questi i temi affrontati nel corso dell’incontro, rigorosamente online per le regole anti-Covid, durante il quale è stato sottolineato che, grazie ai farmaci biologici, è oggi possibile personalizzare le terapie, in particolare per la psoriasi.

Psoriasi, non è solo una questione di pelle

“Trenta anni fa – afferma Dapavo - i pazienti con psoriasi venivano ricoverati in ospedale per periodi molto lunghi e sottoposti a trattamenti topici. Dal 2000, grazie ai farmaci biologici, i ricoveri in ospedale si sono ridotti perché i pazienti si possono gestire a domicilio. La psoriasi è una malattia curabile, ma essendo cronica, come il diabete e l’ipertensione, necessita di un trattamento continuativo e in questo i biologici hanno il loro spazio. Non solo: la psoriasi è una malattia infiammatoria a carattere sistemico e, contrariamente a quello che si pensava in passato, non si limita alla cute ma coinvolge le articolazioni e può essere associata ad altre condizioni. I pazienti psoriasici sono generalmente in sovrappeso, con valori di pressione arteriosa e glicemia alti, sindrome metabolica e problemi psicologici legati alla malattia. Quindi la valutazione del paziente non può limitarsi alla pelle”.

A ciascuno il suo “biologico”

I farmaci biologici – è emerso dal dibattito - sono diversi, a seconda della gravità della malattia.

“Abbiamo a disposizione tre categorie di biologici – sottolinea Dapavo. Siamo nell’anno d’oro della terapia biologica ma il compito del clinico, rapportandosi adeguatamente con il paziente, è fare la scelta migliore per il paziente nel momento in cui serve”.

Nuova vita per i pazienti grazie ai farmaci biologici

Per i pazienti i farmaci biologici “rappresentano una grande vittoria sulla malattia”, non ha dubbi Ugo Viora, presidente di ANAP Onlus Associazione Nazionale “Gli Amici per la Pelle” a sostegno dei malati di psoriasi e di altre malattie dermatologiche croniche, che aggiunge: “Una risorsa, una novità che ha migliorato la loro qualità della vita e che garantisce una risposta in termini di efficacia più alta. L’ideale per un trattamento cronico e non solo al bisogno”.

Non per tutti

Tuttavia, non sono ancora disponibili per tutti. “Ci sono delle linee guida – ammette Viora - che impongono determinati approcci alla terapia e, quindi, non tutti i pazienti con psoriasi lieve possono accedere a tali terapie, perché vanno trattati con terapie convenzionali. Inoltre, in Italia ci sono ancora differenze di accesso a queste terapie da una Regione all’altra. Non tutte le Regioni hanno un accesso semplificato e rapido al farmaco biologico e non tutte le Regioni hanno la disponibilità, anche da parte dei clinici, di spiegare e scegliere, andando anche contro le direttive regionali”.

Differenze che riguardano anche i biosimilari: alcune Regioni – è emerso dal Talk – consentono solo l’utilizzo del biosimilare (medicinale che fa riferimento a un farmaco biologico, essendo sviluppato con biotecnologie similari a un farmaco già esistente e che viene sottoposto a un iter di autorizzazione per la commercializzazione dopo la scadenza del brevetto originale), altre invece lasciano ai medici la libertà di scegliere tra biologico o biosimilare.

“In questi anni stiamo portando avanti un’azione di sensibilizzazione - ricorda Viora - abbiamo sottoscritto anche un documento sui biosimilari. Sostanzialmente credo che la soluzione più giusta e più logica sia di quelle Regioni che consentono ai medici di scegliere. Un paziente che non ha mai avuto una prescrizione terapeutica di un farmaco biologico non ha nessun motivo per non usare un biosimilare. Anzi, potrebbe essere la chiave per ampliare l’uso di questi farmaci anche per quei pazienti considerati “non gravi”. In realtà se in una regione le spese sono particolarmente difficili, queste influenzano molto la scelta del clinico”.

Farmaci biosimilari

Durante il talk si è anche parlato di “switch” da originator a biosimilare come best practice, sia in termini di appropriatezza che di sostenibilità per liberare risorse utili a dare ai pazienti maggiore accesso alle terapie innovative. “Se il biosimilare può essere considerato un biologico di serie B? Assolutamente no – tiene a precisare Dapvo -. Si tratta di un farmaco giusto in una determinata categoria di pazienti, con determinate condizioni cliniche, che può ricevere il massimo beneficio da questa categoria di farmaci, piuttosto che altri, in un momento preciso del suo iter terapeutico”.

Dal punto di vista economico “i biosimilari sono un ‘opportunità – aggiunge Dapavo - visto che costano meno perché sono i farmaci biologici che hanno perso la protezione brevettuale. Ma questo non è un limite. Anzi, deve costituire un ulteriore arricchimento, perché ci consente di curare più pazienti. Io al paziente non parlo di biosimilari ma di anti TNF. Per la psoriasi c’è solo una categoria di biosimilari, gli anti-TNF, i primi che sono stati sostituiti da altri farmaci del tutto analoghi anche se non esiste l’uguaglianza. Io quando propongo un biosimilare non mi pongo il problema che sto dando al mio paziente un farmaco meno efficace e meno impattante sulla sua malattia, perché se è stato approvato e il paziente secondo me va trattato con anti TNF, merita quella tipologia di farmaco”.

Covid-19 e psoriasi

Ma i pazienti con psoriasi come hanno vissuto il periodo della pandemia?. “Durante l’emergenza Covid-19 – ricorda Dapavo - abbiamo ottenuto il rinnovo automatico del piano terapeutico che ha una scadenza annuale. Questo ha evitato che i pazienti venissero in ospedale. La delivery a domicilio dei farmaci biologici, laddove è stato possibile, è stata un’ottima iniziativa. Così come la telemedicina si è rivelata molto utile, perché ci ha permesso di ridurre una serie di questioni burocratiche”. “Anche noi abbiamo avuto qualcosa da imparare dal Covid – conclude Viora. Il controllo con la telemedicina può liberare le liste d’attesa per la prima visita. Sulla diagnosi da remoto, invece, avrei qualche remora in più”.

15/07/2021

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