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Ancora troppi pazienti passano da un medico all’altro prima che venga diagnosticata correttamente l’orticaria cronica spontanea, una malattia dermatologica imprevedibile e debilitante, caratterizzata dall'eruzione improvvisa di rilievi cutanei pruriginosi, detti pomfi, prurito e/o angioedema.

L’indagine per “Cambio pelle”

Da una survey effettuata per “Cambio Pelle” tra giugno e ottobre 2021 su 660 pazienti italiani (84,8% donne e 15,2% uomini di età compresa tra i 25 e i 50 anni), emerge che le persone con orticaria cronica spontanea (CSU), prima di rivolgersi allo specialista allergologo e/o dermatologo, hanno consultato altri professionisti.

Alla domanda “Qual è la prima figura professionale a cui si è rivolto/a per le sue manifestazioni di CSU?” i 251 pazienti intervistati hanno così risposto: il 44,2% (111 pazienti) afferma di averne parlato con il proprio medico di famiglia; il 15,5% (39) si è rivolto al medico di Pronto soccorso; il 12,4% (31) rivela di essere in cura da un dermatologo; il 9,6% (24) ammette di essere seguito da un allergologo; l’1,6% (4) ha preferito confidarsi con il farmacista.

L’orticaria – rivela l’indagine - viene nella maggior parte dei casi diagnosticata per la prima volta dallo specialista allergologo (30,6%) e dermatologo (24,2%). Tra i 252 intervistati che indicano quanto tempo è passato prima che si rivolgessero a un operatore sanitario/specialista, l'80,2% dei pazienti che hanno risposto alla domanda (ovvero 202 soggetti del campione) dichiara di averci impiegato 6-12 mesi; il 10,7% (27) 2-3 anni e il 9,1% (23) addirittura più di 3 anni.

Non è tutto: le persone colpite da orticaria cronica spontanea non amano raccontare la loro condizione, perché causa ansia e depressione. Ma se il paziente decide di parlare della sua patologia lo fa con diversi esperti: dei 221 soggetti interpellati su questo argomento – si legge nell’indagine - il 62% (137 pazienti) ha risposto di aver consultato più di un medico prima di affidarsi all’attuale specialista che lo ha in cura. E non è tutto: su 210 persone coinvolte nella survey, il 51% (107 pazienti) non sa di quale tipologia di orticaria soffra, mentre il 63,3% (133) non è soddisfatto dell’attuale terapia prescritta.

La stessa survey segnala che i disturbi di ansia, stress, stanchezza e depressione interessano il 73,2% dei rispondenti (400 pazienti), anche legati a problemi nella sfera intima (25,3% del campione) con ricadute importanti, per il 43,8%, su lavoro, abbigliamento e quotidianità.

Tra i servizi dedicati alla malattia, il 46,9% (dei 407 soggetti del campione) vorrebbe avere più materiale per il monitoraggio della patologia. In particolare, i pazienti chiedono: teleconsulto con i clinici (38,1%), siti web dedicati (35,6%), forum di confronto (30,9%) e supporto psicologico (33%).

Sicuramente è importante che anche il paziente acquisisca maggiore consapevolezza attraverso l’informazione che, attualmente, rivela la survey, ottiene soprattutto dal web. Dei 311 soggetti interpellati su questo tema, il 45,7% degli intervistati (96) afferma di cercare informazioni attraverso Internet, il 39% (82) consultando i siti dedicati all’orticaria cronica spontanea, l’11,9% attraverso i social network. Medico e specialista valgono per il 33,8% (71).

Anche il monitoraggio è una questione critica perché, come si legge nel sondaggio, dei 205 pazienti intervistati il 44,9% (92) non ha ricevuto informazioni in merito.

Un corretto percorso diagnostico dovrebbe prevedere un primo contatto con il medico di medicina generale: il paziente può poi essere indirizzato verso un centro specializzato per l’orticaria, per la valutazione di dermatologi o allergologi esperti.

24/05/2022

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