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Slow Medicine: il giusto equilibrio fra cura, dialogo e sostenibilità

In ambito medico si sta affermando da alcuni anni un approccio diverso, improntato all’ascolto e al dialogo, che si chiama Slow Medicine. Questo movimento nasce nel 2011 da un gruppo di professionisti che comprende oltre a medici anche figure come sociologi, pedagogisti, economisti e assistenti sociali, a ben rappresentare una concezione aperta e inclusiva di cura.

Una medicina sobria, rispettosa e giusta

Slow Medicine trae la sua forza proprio dall’incontro di persone con formazione ed esperienze diverse, che da differenti punti di vista hanno lavorato in ambito sanitario. Il punto di partenza dei fondatori del movimento riguarda il ruolo essenziale che cure di elevata qualità e una efficace comunicazione ricoprono nel ridurre i costi e nell’evitare spreco di risorse, in ottica di risparmio ma anche di maggiore sostenibilità. L’adeguatezza e l’equità delle cure devono essere garantite a tutti i cittadini, migliorando sia le condizioni di vita delle persone che la salute dell’ambiente.

Le parole chiave che riassumono questa visione sono tre aggettivi, che definiscono una medicina sobria, rispettosa e giusta:

sobria perché agisce con gradualità e moderazione, senza sprechi;
rispettosa perché dimostra attenzione alle persone e alla loro dignità;
giusta perché fornisce cure adeguate a tutti.

La rete di Slow Medicine

Curare le persone, in questa prospettiva, vuol dire adottare un approccio allargato, che sappia inquadrare in un contesto generale la malattia e definire un percorso diagnostico e terapeutico efficace e ben calibrato. Questo obiettivo determina azioni a diversi piani, che riguardano organizzazione sanitaria, formazione, prevenzione, medicina sociale e comunicazione.

Aspetti che danno vita ad una vera e propria rete, attiva e dinamica, composta da professionisti sanitari, associazioni di professionisti, cittadini, associazioni di pazienti e di familiari, che partecipano al suo sviluppo apportando il proprio contributo, secondo competenze e capacità personali. La rete di Slow Medicine è riuscita a espandersi sia a livello nazionale che internazionale, intercettando le numerose istanze di cambiamento presenti nel settore che ribadiscono la necessità di rivedere alcuni paradigmi culturali. La tradizionale medicina riduzionista, per esempio, considera gli organismi biologici come insiemi complessi di meccanismi fisico-chimici e, quindi, interpreta la vita stessa solamente attraverso le leggi della fisica e della chimica. Ne deriva la tendenza diffusa a considerare l’abbondanza di prestazioni sanitarie, fra esami e trattamenti, un vantaggio per il paziente e il modo migliore per ricercare la migliore terapia.

Con Slow Medicine ci si avvicina invece a una medicina sistemica, che vede la malattia come un fenomeno complesso e tiene conto dell’individualità e della sfera familiare e sociale. A fianco alle conoscenze scientifiche e ai progressi della ricerca e dei trattamenti, non può quindi mancare, all’interno di un percorso di cura veramente adeguato, l’apporto di altre branche di sapere, come la filosofia, la psicologia, l’arte, la sociologia e l’antropologia. La prospettiva sistemica si avvale, infatti, di strumenti diversi, fra cui il counselling, la medicina narrativa, i principi del design e l’educazione degli adulti, per creare una modalità di cura più umana e sfaccettata.

Fare di più non significa fare meglio

A livello operativo, i principi di Slow Medicine sono stati incanalati nel progetto “Fare di più non significa fare meglio”, che rappresenta la realizzazione pratica delle idee di moderazione e sobrietà. In opposizione quindi alla tendenza all’eccesso di prescrizioni mediche, spesso non adeguate, le Società Scientifiche aderenti sono state invitate a indicare cinque esami diagnostici o trattamenti richiesti di frequente in Italia che non apportano di solito significativi benefici ai pazienti, esponendoli invece a rischi inutili.

Agire con moderazione vuol dire inoltre utilizzare con accortezza le risorse disponibili, rispettando l'ambiente e salvaguardando l’ecosistema. La sostenibilità, termine ormai sempre più in uso, deve quindi applicarsi anche all’ambito sanitario, evitando una sovrabbondanza di prescrizioni difficili da soddisfare e gestire in maniera efficiente. Si arriva quindi a una medicina rispettosa dell'ambiente circostante e della persona, che dà il giusto valore alla comunicazione con il paziente e a uno scambio vero e attento, come base per impostare il percorso terapeutico.

Lo scopo, secondo il movimento Slow Medicine, è di impostare una reale forma di tutela della salute, che comprenda la prevenzione e le cure più appropriate per ogni paziente, garantendo l’accesso a tutti a una medicina giusta e completa.

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