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Dopo la pandemia, la sanità individua nella casa, e non nell’ospedale, il primo luogo di cura. L’emergenza sanitaria del Covid-19 ha evidenziato il ruolo fondamentale della telemedicina per ripensare la gestione del paziente ripartendo dal territorio, garantendo la cura a domicilio. Quando infatti gli ospedali sono stati riconvertiti per la cura del Covid, la telemedicina e il teleconsulto, con mezzi anche improvvisati, hanno permesso di erogare servizi sanitari ai pazienti cronici. Non sorprende che nel Recovery plan - altrimenti noto come Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) - la prima voce di spesa, pari a 7 miliardi di euro, sia dedicata a “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale” (punto M6C1).

Un’emergenza, quella dell’aumento dei pazienti con malattie croniche che presto rappresenteranno il 40% della popolazione, già nota prima della pandemia e che potrebbe trovare un modello di presa in carico efficace proprio grazie all’evoluzione tecnologica prevista dal Pnrr. Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è infatti particolarmente in difficoltà nel seguire i pazienti fuori dall’ospedale, a causa certamente di problemi di organico ma anche da questioni organizzative. La sanità del futuro infatti, grazie alla tecnologia, prevede che, attraverso una rete integrata, l’ospedale diventi luogo di cura per condizioni acute, mentre la presa in carico del paziente come monitoraggio e follow-up sia effettuata nel territorio.

Obiettivi principali del Pnrr nello sviluppo della Sanità territoriale

Per creare reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale il Recovery plan prevede di:

  • Potenziare il Ssn, allineando i servizi ai bisogni delle comunità e dei pazienti, anche alla luce delle criticità emerse durante l’emergenza pandemica.
  • Rafforzare le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari
  • Sviluppare la telemedicina e superare la frammentazione e mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio.
  • Sviluppare soluzioni di telemedicina avanzate a sostegno dell’assistenza domiciliare.

Oltre la metà dei 7 miliardi di euro di investimento, cioè 4 miliardi, si prevede vengano investiti nella “casa come primo luogo di cura e telemedicina”. Il resto del budget è impiegato quindi nella costituzione delle Case di Comunità, che riprendono il concetto del distretto sanitario territoriale (2 mld) e nel rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture, cioè negli ospedali di comunità (1 mld).

Assistenza domiciliare e telemedicina

Curare e in generale assistere le persone a casa loro è una delle grandi sfide della sanità del futuro. L’investimento senza precedenti di 4 miliardi ha l’obiettivo di prendere in carico a domicilio, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni.

Nel testo del Pnrr si promuove un coordinamento tra servizi sanitari e sociali, che permette “di raggiungere realmente la piena autonomia e indipendenza della persona anziana/disabile presso la propria abitazione, riducendo il rischio di ricoveri inappropriati”. Per l’assistenza domiciliare sono previsti 2,72 miliardi e si ipotizza che, a ogni cittadino che ne ha bisogno, si possa effettuare da un minimo di una visita al mese fino ad un massimo di una ogni due giorni, nel caso di cure palliative.

Per la telemedicina, per seguire le persone a casa, è stato stanziato un miliardo. Ogni Asl dovrà avere strumenti informatici in grado di rilevare dati clinici in tempo reale. Sul territorio dovranno esserci, inoltre, 602 centrali operative per coordinare i vari servizi domiciliari, assicurando anche un rapporto con gli ospedali e la rete dell’emergenza.

Riguardo alla telemedicina, le Regioni presenteranno progetti dedicati, che verranno finanziati se ritenuti efficaci. “Potranno riguardare ogni ambito clinico e promuovere un'ampia gamma di funzionalità lungo l'intero percorso di prevenzione e cura: tele-assistenza, tele-consulto, tele-monitoraggio e tele-refertazione”. Inoltre “saranno privilegiati progetti che insistono su più Regioni, fanno leva su esperienze di successo esistenti, e ambiscono a costruire vere e proprie ‘piattaforme di telemedicina’ facilmente accessibili”.

Personale più preparato

Si investe per rafforzare la medicina di base, con 737 milioni, per attuare un piano di formazione sulle infezioni ospedaliere e garantire un rafforzamento delle competenze manageriali e digitali del personale sanitario. Si destinano inoltre fondi per avere 900 borse di studio triennali in più, per chi vuole diventare medico di famiglia, e anche per 4.200 contratti in più per gli specializzandi, che come noto sono troppo pochi per coprire i buchi di organico del sistema sanitario.

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