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Molfettese d’origine, Giulio Mastromauro autore e sceneggiatore di Reimagine, ha già all’attivo un David di Donatello per il corto "Inverno", approda in America dopo aver vinto anche l'Ischia Film Festival come miglior cortometraggio ed essere stato selezionato al festival di Huesca in Spagna, altro prestigioso appuntamento legato al circuito degli Oscar.

Reimagine. La speranza e la felicità mentre si cerca una cura. Intervista a Mangiasciutti, regista pluripremiato

Molfettese d’origine, Giulio Mastromauro autore e sceneggiatore di Reimagine, ha già all’attivo un David di Donatello per il corto "Inverno", approda in America dopo aver vinto anche l'Ischia Film Festival come miglior cortometraggio ed essere stato selezionato al festival di Huesca in Spagna, altro prestigioso appuntamento legato al circuito degli Oscar.

In Reimagine, dieci minuti ad alta intensità emotiva, Mastromauro regala il valore della ricerca farmaceutica e il calore degli affetti, la perdita legata alla malattia e l’entusiasmo per una scoperta scientifica utile alla salute di tutti, la tenacia del ricordo e la certezza di un futuro migliore.

  • Mastromauro, cosa l'ha spinta ad avvicinarsi a questa tematica particolare, accostando la realtà della scienza e della medicina alla sfera delle emozioni e dei ricordi?

La vita ti offre continuamente dei semi da coltivare. Questi semi sono le esperienze e i ricordi. Con il passare del tempo molti di questi semi germoglieranno per diventare qualcos’altro. Possiamo chiamarle scelte, passioni o semplicemente vocazioni. Ho quindi immaginato che la perdita dolorosa di una persona cara possa aver fatto nascere in un bambino il desiderio di dedicare, da adulto, la propria vita a un bene comune, in questo caso la ricerca scientifica.

  • Quali sono le potenzialità del cortometraggio come forma d'arte e di comunicazione?

Il cortometraggio è un bellissimo spazio di libertà creativa e di ricerca. Ti consente di avere meno vincoli e di esplorare più temi e linguaggi rispetto ad un’opera di lungometraggio. Negli ultimi anni questo genere si è consolidato acquisendo sempre maggiore visibilità e popolarità anche grazie a una qualità sempre crescente dei lavori, alla nascita di tanti bei festival di settore e all’interesse delle piattaforme streaming.

  • Medicina e cinema che si incontrano: che tipo di esperienza è stata la collaborazione con Novartis?

È stata un’esperienza nuova per me e si è creata da subito una bella sintonia con il team di Novartis. Ho percepito il loro entusiasmo misto all’urgenza di voler raccontare questa storia, specialmente in un momento come questo.

  • Come le è venuta l'idea della storia? Ci sono riferimenti autobiografici?

Una delle lezioni che ho imparato da questo mestiere è che bisogna sempre cercare di raccontare ciò che si conosce, ciò che la vita, nel bene e nel male, ha saputo darti. Penso che l’arte che nasce da un sentimento sincero e autentico ha più possibilità di riuscire a parlare, e di riflesso essere ascoltata, dal pubblico.

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