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Diverse scansioni cerebrali sul muro

Un progetto di ricerca europeo chiamato 'Ai-Mind' offre nuove speranze per riuscire a diagnosticare l'Alzheimer prima ancora del suo esordio, sfruttando le potenzialità dell'intelligenza artificiale. Anche l'Italia fa la sua parte all'interno del consorzio internazionale impegnato in questo progetto, che comprende l'Istituto di ricovero e cura San Raffaele di Roma, con il professor Paolo Maria Rossini, l'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, con i professori Camillo Marrae e Americo Cicchetti, l'Università di Tallin in Estonia, l'Università di Aalto in Finlandia, l'Università di Oslo in Norvegia, lo spin-off universitario Neuroconnect Srl, con l'ingegnere Fabrizio Vecchio. Il progetto di ricerca Ai-Mind, che ha una durata di 5 anni ed è finanziato dall'Europa all'interno di Horizon 2020, mira a sviluppare e inserire nella pratica clinica un nuovo paradigma diagnostico mediante tecniche basate sull'intelligenza artificiale (Ai) - spiega una nota - che misurano le caratteristiche delle connessioni cerebrali da una parte e il rischio di sviluppare la demenza di Alzheimer in soggetti ad alto rischio, che sono attualmente in Italia circa 800.000. L'inizio dei lavori è stato fissato per il 1° marzo 2021. Queste tecniche digitali verranno integrate su una piattaforma diagnostica di intelligenza artificiale in grado di fornire il livello di rischio individuale, per favorire un intervento terapeutico/riabilitativo precocissimo e personalizzato. 

La demenza colpisce oggi decine di milioni di persone nel mondo e oltre 1,2 milioni in Italia, con costi enormi sul piano personale, affettivo e sociale. Anche solo riuscire a ritardare di qualche anno l'esordio e la progressione della demenza, iniziando da subito le terapie e intervenendo precocemente sui fattori di rischio modificabili - sottolineano i ricercatori - costituirebbe un gigantesco risparmio economico, oltre che una significativa riduzione delle sofferenze legate a questa terribile malattia. 

Ai-Mind, coordinato dall'Università di Oslo e gia finanziato dalla Comunità europea, gode di un budget complessivo di 14 milioni di euro. Quindici project partner, da 8 Paesi europei costituiscono il consorzio di Ai-Mind: Università di Tallin in Estonia, Università di Aalto in Finlandia, Università di Oslo in Norvegia, Irccs San Raffaele di Roma, spin-off universitario Neuroconnect Srl, Università Cattolica del Sacro Cuore in Italia, Radboud University Medical Center in Olanda, associazione europea di pazienti e famiglie Alzheimer Europe in Lussemburgo, Università Complutense e società Lurtis in Spagna, società Accelopment Schweiz AG in Svizzera. Alle unità operative italiane arriveranno complessivamente finanziamenti per oltre 2 milioni di euro. 

Una parte consistente di questo progetto europeo deriva dal progetto italiano Interceptor finanziato da Aifa e dal ministero della Salute, che da 3 anni è in corso per la definizione di un paradigma diagnostico avanzato per l'Alzheimer che utilizza biomarcatori innovativi e un'architettura web-based. 

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