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Dolore, gonfiore e rigidità delle articolazioni delle mani e della colonna vertebrale: sono questi i sintomi più tipici dell'artrite psoriasica, una malattia infiammatoria cronica che colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 e i 50 anni già affetti da psoriasi o con familiarità con questa patologia. La chiave nella corretta gestione dell'artrite psoriasica è la tempestività: se non trattata adeguatamene e per tempo, questa può infatti compromettere in modo importante la qualità di vita del paziente. Alla base della patologia è noto un fenomeno autoinfiammatorio: un'anomalia del sistema immunitario a oggi non ancora del tutto chiara pare essere tra i responsabili di un'infiammazione a carico delle articolazioni. Se non controllata, la patologia porta a danni potenzialmente molto seri che interferiscono con le normali attività quotidiane dei pazienti affetti. La genetica è certamente uno dei fattori coinvolti nella genesi della malattia insieme a diversi altri, ma al momento non è nota una vera causa scatenante. Oggi però uno studio aggiunge un tassello in più alla sua comprensione.

Un recettore apre nuove speranze

Ricercatori dell'Università di Oxford (Regno Unito) hanno pubblicato uno studio su Nature Communications dal quale emerge un meccanismo finora poco noto che lega il sistema immunitario allo sviluppo dell'artrite psoriasica. Gli studiosi hanno infatti lavorato su migliaia di cellule immunitarie prelevate dal fluido drenato dalle ginocchia di pazienti con questa patologia: per mezzo di tecnologie informatiche all’avanguardia, ne hanno sequenziato l'Rna (acido ribonucleico) per arrivare a dimostrare come molte di queste cellule condividessero un identico recettore che le indirizza verso il sito dell’infiammazione, ovvero le articolazioni. Questo, secondo gli autori dello studio, rappresenta una nuova strategia di comprensione del meccanismo di innesco della malattia.

Possibili nuovi trattamenti in arrivo

Con questi risultati si apre concretamente la possibilità di controllare in modo diverso e più preciso l'evoluzione di malattia garantendo periodi di remissione senza sintomi più lunghi rispetto a un tempo. Ma non solo, sarà forse possibile individuare nuove strategie per rallentare il danno articolare. Ancora oggi infatti non esiste una cura definitiva all'artrite psoriasica: per questa ragione la nuova scoperta è stata favorevolmente accolta dalla comunità scientifica. Grazie a una migliore comprensione dei meccanismi cellulari si potranno forse sviluppare nuove terapie farmacologiche che agiscano alla base del processo infiammatorio consentendo forse di arrestarlo definitivamente.