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Sclerosi multipla il Covid e l'impulso alla telemedicina

La sclerosi multipla è una malattia complessa, che tuttavia ha visto in pochi anni mutare paradigmi di intervento e prospettive di cura. Si tratta di una patologia che certamente fa ancora paura, ma sicuramente meno di un tempo grazie alle maggiori possibilità terapeutiche che consentono nella maggioranza dei casi di evitare ai pazienti le conseguenze più serie in termini di invalidità. «Soltanto negli ultimi anni», spiega ad Alleati per la salute Luigi Lavorgna, neurologo presso il Centro per la sclerosi multipla della Prima clinica neurologica presso il Policlinico di Napoli, «abbiamo visto entrare nella pratica clinica tanti nuovi farmaci che hanno rappresentato una vera rivoluzione per questa patologia che, nel corso dei vent'anni precedenti, poteva essere trattata con molte meno opzioni terapeutiche».

Come è cambiata (radicalmente) la gestione della SM

Malattia cronica che colpisce il sistema nervoso centrale causando una vasta gamma di sintomi, la sclerosi multipla è prodotta da un malfunzionamento del sistema immunitario che attacca la guaina mielinica che isola le fibre nervose causandone infiammazione e gravi danni. Il punto di svolta nella storia della patologia risale all'avvento delle prime terapie di nuova generazione che oggi, insieme a molti altri principi attivi orali e infusivi, consentono di controllare molto efficacemente la progressione di questa malattia. «Oggi la terapia è sempre più personalizzabile», aggiunge Lavorgna. «L'obiettivo oggi è quello di individuare il farmaco più indicato per ciascun paziente e per la specifica fase di malattia in cui si trova». Certo esiste ancora una fetta minoritaria di pazienti refrattari alle terapie, ma le prospettive stanno migliorando continuamente.

La pandemia e il percorso del paziente

In questo scenario un altro punto di svolta è quello rappresentato dalla pandemia da Covid-19. Come in altre specialità mediche, la necessità di proseguire l'attività clinica in un contesto di distanziamento sociale ha portato a un'accelerazione della digitalizzazione e a un sempre maggiore coinvolgimento della telemedicina. I giornali in questi mesi ci hanno parlato di app per la prenotazione di visite, farmaci e certificati pensate per migliorare il rapporto tra cittadino e medici di medicina generale o ancora di progetti di ricovero virtuale, come quello ideato dall'Università degli Studi di Milano per seguire i pazienti dimessi dai reparti Covid. E con la sclerosi multipla? «Dopo l'iniziale e inevitabile sgomento, l'uso di strumenti digitali si è dimostrato efficace e ha dato risultati confortanti», racconta Lavorgna ripensando ai primi mesi di emergenza.

Visita neurologica da remoto? È possibile

Fare telemedicina in neurologia non è impossibile: «Il 60 per cento dell'esame obiettivo può avvenire da remoto, in webcam, pur con le dovute accortezze», precisa il neurologo. «A parte l'evocazione dei riflessi, alcune prove legate alla sensibilità e i test vestibolari, una visita neurologica può essere svolta a distanza». Sia da un punto di vista scientifico che della pratica clinica quotidiana, l'impulso a telemedicina e digitalizzazione del patient journey sta dando risultati molto incoraggianti nella gestione della sclerosi multipla: «Sempre più medici e pazienti si mostrano soddisfatti di queste innovazioni», aggiunge. «Pensiamo ai più giovani, in particolare: nello smartphone hanno la loro vita. Per loro poter gestire da lì anche la salute, tramite videoconsulti o app dedicate, è solo un vantaggio». Sicuramente vivere l'ospedale da remoto li fa sentire meno malati, il che è fondamentale per una malattia che, come questa, insorge in età giovanile.

E dopo?

Quanto tutto ciò è applicabile nel contesto della sanità pubblica? «In Italia contiamo su un Sistema sanitario nazionale che, nonostante tutto, è eccellente», afferma Lavorgna. «Peraltro i centri specializzati nella diagnosi e terapia della sclerosi multipla sono capillarmente diffusi sul territorio». Di fronte a ottimi risultati di queste prime esperienze di telemedicina ci si aspetta di poter proseguire su questa strada anche in "tempi di pace". Non manca nulla perché ciò avvenga: «Si tratta solo di vincere alcune resistenze culturali che permangono in una ristretta parte del mondo medico e, forse, anche nella politica».