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Tecnologie per la diagnosi precoce delle patologie oftalmiche

Nell’ultimo decennio sono stati fatti notevoli progressi in campo oftalmologico grazie a innovazioni tecnologiche che hanno consentito lo sviluppo di nuove metodiche per la diagnosi e la cura di molteplici patologie oculari.

In particolare, “le numerose tecniche di diagnostica per immagini che si sono affermate in questi anni hanno permesso una sempre migliore osservazione dell’anatomia dei distretti posteriori dell’occhio consentendoci anche di incrementare le nostre conoscenze relative all’eziopatogenesi, quindi all’origine di svariate patologie retino-coroideali, migliorando le possibilità per la cura e il monitoraggio dei nostri pazienti”, dice Mario Stirpe, presidente della Fondazione Irccs G.B. Bietti per lo studio e la ricerca in Oftalmologia.

In questi ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo miglioramento delle metodiche di imaging convenzionale, prima fra tutti la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), in associazione con l’avanzare di nuove metodiche di imaging quali l’OCT Angiografia e l’ultra-widefield imaging (imaging ad ampio campo). Queste metodiche facilitano la diagnosi, non sono invasive e in unico scatto fotografano in modo completo il fondo dell’occhio del paziente, arrivando a un dettaglio che permette di scoprire precocemente patologie complesse come la retinopatia diabetica, le occlusioni vascolari retiniche o le uveiti posteriori”.

La diagnosi con OCT scopre i dettagli dei tessuti della retina e perfino dei capillari

“L’OCT è una metodica che consente una dettagliata analisi strutturale della parte centrale del fondo oculare cioè la regione maculare - spiega il professore -. I progressivi miglioramenti avuti negli anni hanno portato ad ottenere con gli attuali Spectral-Domain OCT e Swept-Source OCT scansioni estremamente dettagliate, che consentono di analizzare la retina quasi istologicamente”, cioè a livello di tessuto, “portando all’introduzione di nuovi criteri di valutazione qualitativa oltre che quantitativa di patologie che interessano la regione maculare come l’edema maculare diabetico o post-occlusivo, la maculopatia miopica, la maculopatia legata all’età (AMD) o la corioretinopatia sierosa centrale”.

L’OCT Angiografia anticipa la diagnosi, prima dei sintomi

L’OCT Angiografia è una nuova metodica di imaging non invasiva che sfrutta la dinamica del movimento dei globuli rossi consentendo, senza l’utilizzo di alcun colorante, la visualizzazione in 3D del sistema vascolare e microvascolare della retina e della coroide, una lamina del bulbo oculare che, insieme all'iride e al corpo ciliare, forma la tonaca vascolare dell'occhio o ùvea. Rispetto alla fluorangiografia tradizionale è un esame più rapido, non invasivo, e consente di visualizzare separatamente i diversi plessi retinici (plesso capillare retinico superficiale e profondo) e coroideali (non consentendo viceversa lo studio dell’estrema periferia retinica e non permettendo di ottenere quelle informazioni fornite dalla dinamica legata alla diffusione del colorante per cui rimane l’indicazione per la fluorangiografia tradizionale). “L'OCT Angiografia sta trovando largo impiego nel campo della ricerca consentendoci di ottenere sempre maggiori informazioni riguardo ai meccanismi eziopatogenetici, cioè alla base di alterazioni vascolari presenti già in fasi molto precoci, permettendo ad esempio di evidenziare addirittura alterazioni microvascolari in pazienti diabetici senza evidenza di segni clinici di retinopatia - continua il professore.

L’OCT Angiografia consente inoltre di:

  • visualizzare in modo nuovo modificazioni vascolari quali le aree di non perfusione retinica, le alterazioni della zona avascolare foveale (dove non ci sono vasi sanguigni)
  • i microaneurismi (dilatazione dei vasi sanguigni retinici) che caratterizzano il fondo oculare di pazienti con retinopatia diabetica o con occlusioni vascolari retiniche
  • le lesioni neovascolari coroideali, cioè la formazione anomala di capillari o arteriole sotto la retina, in pazienti con maculopatia essudativa
  • la struttura vascolare coroideale nei pazienti con quadri di corioretinopatia sierosa centrale, malattia che provoca un sollevamento della zona centrale della retina a causa dell'accumulo di liquido sieroso.

Anche la retinografia evolve con l’ultra-widefield imaging

La retinografia (fotografia del fondo dell’occhio) è da sempre stata una metodica molto importante per documentare lo stato del fondo oculare dei nostri pazienti. “Grazie allo sviluppo di metodiche di ultra-widefield imaging , abbiamo la possibilità di ottenere in modo semplice immagini ad ampio campo in grado di fornirci molte più informazioni rispetto al passato non solo con l’impiego della OCT Angiografia, ma anche della retinografia”, osserva Stirpe.

Oggi infatti le telecamere ultra-widefield in commercio consentono di ampliare il campo (da cui il termine Widefield) fino all'82% della retina in una singola immagine, con acquisizione in un singolo scatto senza necessità di midriasi o lenti a contatto. “La retinografia e l’angiografia ultra-widefield- spiega il professore - hanno consentito quindi di migliorare notevolmente la possibilità di registrare fotograficamente e visualizzare la condizione vascolare del fondo dei nostri pazienti consentendo una rapida visualizzazione dell’estrema periferia retinica, prima di difficile raggiungimento con le metodiche convenzionali, e soprattutto di avere con un unico scatto un quadro completo del fondo di pazienti con complesse patologie vascolari come la retinopatia diabetica, le occlusioni vascolari retiniche o le uveiti posteriori”.

Diagnosi a distanza, anche per i Paesi in via di sviluppo

È facile immaginare quindi quanto questo possa essere importante “per lo screening ed il monitoraggio di tutti i nostri pazienti, offrendo in particolare nuove opportunità per quelli di loro che non hanno la possibilità di sottoporsi periodicamente a controlli oculistici completi, come avviene ad esempio nei paesi in via di sviluppo” - conclude Stirpe - , per i quali si potrà quantomeno prendere visione anche a distanza delle immagini acquisite che ad oggi sono in grado di fornire numerose informazioni sulle condizioni del paziente”.