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Gli effetti negativi dalla pandemia di Covid-19 si sono fatti sentire in diversi ambiti, tra cui quello dell’oncologia pediatrica, dove diagnosi precoce e continuità terapeutica ricoprono un ruolo essenziale nel processo di riduzione della mortalità. Negli ultimi anni quest’area ha registrato notevoli passi in avanti e attraverso i progressi della ricerca la cura di un tumore pediatrico è possibile nella maggior parte dei casi. Traguardi incoraggianti sono stati raggiunti per pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta, la neoplasia più frequente in età pediatrica, grazie soprattutto alle moderne terapie Car-t che hanno rivoluzionato il trattamento dei tumori del sangue.

Pandemia e ritardi

Una problematica a livello internazionale ha riguardato però i ritardi per terapie e visite nell’area di oncologia pediatrica, come emerge dalla ricerca Child & Adolescent Health, pubblicata sulla rivista The Lancet nel maggio 2021. Sono stati coinvolti in questa indagine 311 operatori sanitari in 79 Paesi diversi per valutare la situazione tra giugno e agosto 2020. Il quadro che ne esce è preoccupante: il 43 per cento di loro dichiara di avere ha effettuato meno diagnosi di tumore rispetto al passato, il 34 per cento segnala un aumento dei casi di abbandono della terapia da parte dei pazienti, il 7 per cento denuncia la chiusura di interi reparti. Inoltre, 79 per cento degli intervistati segnala una riduzione degli interventi chirurgici, il 60 per cento una minore disponibilità di sangue e prodotti ematici, il 57 per cento il rinvio della chemioterapia per mancanza dei farmaci, mentre il 28 per cento dei soggetti è stato costretto ad annullare appuntamenti per la radioterapia.

Le conseguenze peggiori sono state riscontrate soprattutto nelle strutture ospedaliere dei Paesi a basso e medio reddito, dove sono venute a mancare le scorte di farmaci per garantire la chemioterapia, con pesanti effetti sulla continuità terapeutica.

In Italia, i dati dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, centro di riferimento per il trattamento dei tumori pediatrici, segnalano per il periodo marzo-maggio la metà degli ingressi di nuovi pazienti rispetto agli anni precedenti. Un altro riscontro proviene dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, dove tra marzo e aprile, come riportato in un articolo pubblicato su Neuro-Oncology, si è assistito ad un incremento di quattro volte delle diagnosi tardive dei tumori cerebrali.

Diagnosi effettuate in ritardo, a stadi già avanzati, rendono i trattamenti più complessi e peggiorano significativamente la prognosi.

Nuovi protocolli per la continuità terapeutica

Le difficoltà quindi non sono mancate, ma nella maggior parte dei paesi sono state rapidamente elaborate nuove regole ad hoc, in modo da ripristinare il prima possibile un percorso di cura regolare per i bambini ed evitare di perdere tempo prezioso. Dall’indagine Child & Adolescent Health appare infatti che nel 69 per cento degli ospedali presi in esame è stato adottato un nuovo protocollo di sicurezza, che comprende indicazioni sia per il personale sanitario che per i pazienti, e nel 63 per cento dei casi sono stati aggiornati i sistemi di comunicazione con i bambini e le famiglie. Il ricorso alla telemedicina ha permesso in molte situazioni di mantenere uno stretto contatto fra medico e malato evitando, quando non necessario, l’accesso diretto alle strutture da parte dei pazienti.

Anche in Italia, è stata ribadita la necessità della continuazione delle cure, partendo dalla considerazione che per un bambino la minaccia rappresentata dalla malattia oncologica è più grave rispetto all’eventuale rischio di contagio da Covid-19. Fra le nuove misure adottate, rientra la creazione di percorsi sicuri all’interno degli ospedali, con ridefinizione degli spazi, la riduzione del numero di accompagnatori, l’annullamento delle visite nei reparti e delle attività scolastiche in presenza, passando alla didattica a distanza. Inoltre, per tutte le iniziative collaterali, sono state preferite modalità di gestione online.

Una reazione decisa e importante, che denota un impegno comune nell’affrontare nel modo più efficace e tempestivo possibile le malattie oncologiche infantili, e assicurare anche in periodo di pandemia un percorso terapeutico adeguato.