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L'uomo si è seduto al tavolo con il computer portatile che gli pizzica gli occhi

Il tempo che mediamente passiamo davanti a un computer, tablet, smartphone o altro dispositivo digitale sta aumentando per tutti. In ufficio, ma anche a casa. Occorre prendere delle precauzioni, se vogliamo mantenere una vista sana: gli occhi in fondo non sono fatti per passare otto ore al giorno fissando una fonte luminosa così intensa. Da un lato queste abitudini spesso obbligate dal lavoro che svolgiamo possono incrementare il rischio di un peggioramento della miopia, che ha certamente una base genetica ma che può aumentare in funzione del tempo trascorso fissando oggetti vicini. Non a caso secondo uno studio pubblicato alcuni anni fa da Ophthalmology si prevende che entro il 2050 sarà miope circa la metà della popolazione mondiale.

Come salvaguardare gli occhi in ufficio

Ma non è tutto. Con l'eccessivo uso di dispositivi digitali aumenta anche il rischio di maculopatie, patologie che colpiscono l'area più centrale e nobile della retina fondamentale per la visione distinta. A lungo andare infatti ciò può portare a una progressiva e irreversibile alterazione del neuroepitelio retinico e dei fotorecettori, cioè le cellule sensibili a luce e colori. Ciò non significa che le maculopatie siano causate dall'uso di dispositivi elettronici, ma sicuramente lo sforzo nella visione da vicino è un fattore predisponente. Alcuni accorgimenti sono utili a prevenire disturbi visivi, quando siamo al lavoro davanti a un monitor. Ad esempio ricordiamoci di mantenere una distanza adeguata dal computer, tra i 50 e gli 80 centimetri in funzione della dimensione dello schermo. Inoltre è utile mantenere lo schermo leggermente più in basso rispetto all’altezza degli occhi, evitando i riflessi ma anche il buio assoluto: è infatti importante, occasionalmente, poter alzare lo sguardo dal monitor per non mantenere il fuoco sulla sola visione da vicino. Naturalmente assicuriamoci le giuste pausa di lavoro: un quarto d’ora ogni due ore oppure cinque minuti ogni tre quarti d’ora, approfittandone per guardare oggetti posti a una distanza di almeno sei metri.

Cosa sono le maculopatie

Caratterizzata da una ricca concentrazione dei coni, cioè le cellule specializzate nella visione dei dettagli, la macula è l'area più importante della retina in quanto responsabile dell'acutezza visiva. È per questo che le maculopatie sono patologie molto serie. Il principale e più evidente sintomo è la progressiva perdita della funzione visiva centrale: in pratica, non si vede al centro del campo visivo. Inoltre il paziente con maculopatia può vedere in modo distorto le immagini (metamorfopsie) oppure può persino percepire gli oggetti di dimensioni diverse rispetto a quelle reali: più piccoli (micropsia) o più grandi (macropsia).

Tipologie e terapie

Esistono due grandi famiglie di maculopatie: quelle ereditarie (come la malattia di Stargardt o la distrofia vitelliforme) e quelle acquisite, legate all'età. Queste ultime possono insorgere già dopo i 55 anni, generalmente con sintomi inizialmente sfumati: il paziente mostra difficoltà nella lettura, percepisce le immagini in modo distorto o ondulato e con aree sfuocate al centro del campo visivo. In Italia ogni anno si registrano 20mila nuovi casi di degenerazione maculare senile. Nella maggior parte dei casi questa condizione colpisce entrambi gli occhi, anche se con intervalli di tempo variabili. Si presenta in due forme: atrofica o secca, la cui evoluzione è più lenta, ed essudativa, più grave ma anche più rara. Se per la prima non esistono terapie specifiche, salvo l'impiego a supporto di integratori da assumere per via orale, la seconda, caratterizzata dalla crescita sulla retina di nuovi vasi sanguigni a livello della macula, può essere invece trattata con specifici farmaci iniettati direttamente all'interno del bulbo oculare. Naturalmente una diagnosi e un intervento precoci contribuiscono al successo terapeutico.