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In Italia il diabete colpisce circa 3,7 milioni di persone, stima Diabete Italia. A livello globale (dati Oms) il numero di diabetici sale a oltre 425 milioni e sarebbe destinato a crescere fino a 522 milioni entro il 2030 e 642 milioni nel 2040, rispetto ai 70 milioni del 2000, con gravi ripercussioni sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie, sui costi e sull’organizzazione dei sistemi sanitari.

Negli anziani la malattia è più comune: nella fascia d’età maggiore di 65 anni la prevalenza è del 13%-14%.

Circa il 90% dei diabetici è affetto da diabete tipo 2, ovvero la tipologia di diabete più conosciuta e frequente, che colpisce tipicamente i soggetti in età matura. È caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta una quantità sufficiente di insulina per soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino-resistenza).

Per i pazienti con diabete di tipo 2, oltre ai farmaci, è fondamentale un’alimentazione ben bilanciata, con l’apporto di tutti i nutrienti, che contribuisce a mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue. Dieta da associare comunque a una regolare e costante attività fisica.

Cause

Il diabete è la più comune tra le malattie metaboliche ed è caratterizzato da un aumento del glucosio nel sangue, per l’incapacità dell’organismo di metabolizzare in maniera corretta i carboidrati, a causa dell'insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas.

Le forme principali di diabete sono: il diabete di tipo 1, il diabete di tipo 2.

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 riguarda circa il 3-5% delle persone affette da diabete e in genere si manifesta prima dei 40 anni ma può colpire anche i bambini piccoli.

Non a caso è la malattia endocrina più diffusa nei bambini. In Italia ci sono 25 mila casi di diabetici di tipo 1 fino a 18 anni, su 240 mila complessivi (fonte: Diabete Italia).

I sintomi del diabete 1 fanno la loro comparsa in modo improvviso:

  • dimagrimento
  • aumento della diuresi
  • sete eccessiva
  • disidratazione

La causa ad oggi non si conosce ma è noto che nel diabete di tipo 1 una reazione immunologica distrugge le cellule beta del pancreas che producono l’insulina; non a caso viene classificato tra le malattie cosiddette “autoimmuni”, dovute cioè a una reazione del sistema immunitario contro l’organismo stesso.

Questa forma di diabete, poiché caratterizzato dall'assenza totale di secrezione insulinica, si può curare solo con l’insulina, con più somministrazioni nell’arco della giornata per cercare di riprodurre la secrezione fisiologica di questo ormone nel digiuno e in risposta ai pasti.

Fattori di rischio di diabete tipo 1

  • Parenti di primo grado (genitori, fratelli) con diabete tipo 1
  • Malattie autoimmuni (es. tiroidite, artrite reumatoide, morbo celiaco, vitiligine)
  • Malattie autoimmuni fra i parenti di primo grado

Diabete tipo 2

Noto come “diabete alimentare”, è la forma più frequente con più di tre milioni e settecentomila casi in Italia, nel mondo tende a diffondersi sempre più specie nei Paesi in via di sviluppo. Si manifesta generalmente dopo i 40 anni, soprattutto in persone sovrappeso o obese che perdono progressivamente la capacità di controllare l’equilibrio della loro glicemia. Un ruolo importante nell’insorgenza della malattia è svolto dal sovrappeso e dall’obesità (soprattutto di tipo addominale) e da un’alimentazione sbilanciata, ricca di grassi saturi e zuccheri semplici (carboidrati).

Questa forma di diabete rimane silente per molti anni poiché l’iperglicemia si sviluppa gradualmente.

I sintomi del diabete di tipo 2 compaiono lentamente, in modo lieve sotto forma di:

  • stanchezza
  • aumento della sete
  • aumento della diuresi
  • perdita di peso non voluta
  • malessere
  • dolori addominali

Il diabete tipo 2 è una malattia multifattoriale scatenata cioè dall’interazione di più cause, tra cui la predisposizione genetica e l’azione di fattori ambientali.

Il diabete può associarsi anche ad altre malattie metaboliche, come ad esempio l’ipertensione arteriosa e le dislipidemie (elevate concentrazioni di grassi nel sangue), ma l’iperglicemia resta la prima conseguenza del diabete.

Fattori di rischio di diabete tipo 2

  • Parenti di primo grado con diabete tipo 2
  • Glicemia o HbA1c non ottimale
  • Pregresso diabete gestazionale
  • Eccesso di peso corporeo
  • Sedentarietà
  • Iperalimentazione
  • Fumo di sigaretta
  • Ipertensione
  • Basso colesterolo HDL
  • Elevati trigliceridi
  • Alta uricemia o gotta
  • Basso peso alla nascita (meno di 2.5 kg)
  • Elevato peso alla nascita (più di 4 kg)
  • Donna che ha partorito un figlio di peso superiore a 4 kg
  • Età avanzata

Diagnosi

È molto importante diagnosticare e trattare il diabete nel migliore dei modi perché, col tempo, la malattia può provocare complicanze anche molto gravi soprattutto alla retina, al rene, ai nervi periferici e al cuore.

Per effettuare la diagnosi di diabete è necessario sottoporsi a un esame del sangue.

Per la diagnosi di diabete è sufficiente un valore di glicemia a digiuno uguale o superiore a 126 mg/dl (confermato in almeno due giornate differenti) oppure quando il valore della glicemia è uguale o superiore a 200 mg/dl alla seconda ora dopo un carico orale di glucosio oppure quando è uguale o superiore a 200 mg/dl in un momento qualsiasi della giornata in presenza dei sintomi tipici della malattia.

Esistono anche condizioni in cui i livelli di glucosio nel sangue non sono ottimali e che rappresentano un aumentato rischio di sviluppare il diabete in futuro. Queste condizioni sono così diagnosticate e definite:

  • emoglobina glicata fra 6.00 e 6.49% (alto rischio di diabete)
  • glicemia a digiuno fra 100 e 125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno)
  • glicemia due ore dopo glucosio orale fra 140 e 199 mg/dl (ridotta tolleranza glucidica)

Circa un soggetto ogni 5 in queste condizioni sviluppa diabete in 5 anni.

Terapie e trattamenti

Gli specialisti raccomandano di seguire una terapia farmacologica appropriata, impostata con un diabetologo, di effettuare esami di controllo necessari a prevenire complicanze a lungo termine, seguire una ‘dietoterapia’ e praticare sport.

La dieta per i diabetici

La dieta ideale per il diabete non è complessa o restrittiva. In relazione alla costituzione fisica, al sesso, all’età, alla statura e all’attività lavorativa, deve avere quattro obiettivi: controllo glicemico; mantenimento del peso corporeo; prevenzione e trattamento dei principali fattori di rischio cardiovascolare; mantenimento di uno stato di benessere fisico e psichico.

La terapia dietetica – raccomanda la Società Italiana di Diabetologia - va idealmente definita con un dietista e deve tenere conto di età, tipo di diabete e sua terapia, obiettivi di peso corporeo, consuetudini e preferenze alimentari, disponibilità economiche, svolgimento di attività fisica o sport. In altre parole, la dieta va personalizzata e periodicamente riveduta alla luce dei risultati ottenuti.

Una dieta appropriata dovrà essere allestita per le donne con diabete gestazionale e per le donne diabetiche durante la gravidanza.

Un’attenzione particolare, secondo la SID, va riservata all’assunzione dei carboidrati, in un quantitativo non inferiore ai 130 e non superiore ai 300 g/giorno, che dovrebbero preferibilmente provenire da alimenti ricchi in carboidrati complessi e fibra alimentare, quali legumi, vegetali, cereali integrali e frutta.

La conta dei carboidrati è un metodo che permette di adeguare la dose di insulina pronta da somministrare ad un pasto al contenuto di carboidrati di quel determinato pasto. Rappresenta un sistema di pianificazione che richiede impegno ma permette flessibilità e libertà di scelta nell’alimentazione.

Consigli per una efficace dietoterapia:

  • Consumare 5 porzioni al giorno tra ortaggi e frutta, variando i colori: verde (verdura), rosso (pomodori), arancione (carote, arance)
  • Preferire pane e pasta integrale
  • Utilizzare tre volte a settimana i legumi (fagioli, lenticchie, ceci, piselli)
  • Consumare almeno due porzioni di pesce a settimana
  • Preferire carni magre e bianche
  • Bere una tazza di latte parzialmente scremato o scremato al giorno oppure uno yogurt magro
  • Assumere formaggi e latticini non più di 2 volte a settimana
  • Per cucinare o condire le insalate usare l’olio di oliva o di semi evitando i grassi “saturi” come burro, strutto, panna, pancetta
  • Ridurre al massimo i cosiddetti grassi “trans”, presenti in crackers, biscotti, merendine
  • Tra le bibite preferire quelle senza zucchero
  • Limitare il consumo di vino o birra ad 1 bicchiere al giorno per la donna e 2 per l’uomo, preferibilmente durante i pasti

Alimenti da preferire

Il diabete si combatte anche a tavola purché si prediligano:

  • primi piatti semplici con sughi poco conditi;
  • pasta e riso meglio integrali, con pomodoro o pesce o verdure o legumi, in quantità moderate e cercando di evitare di accoppiare nello stesso pasto due amidacei (pane e pasta, o pane e riso, o pizza e pasta);
  • verdura e frutta ad eccezione di quella molto ricca in zuccheri;
  • dolcificanti acalorici;
  • acqua minerale e bevande non zuccherate o light.

Molto importante non abbondare con le porzioni per mantenere il proprio peso corporeo. Invece, la dimenticanza di una porzione può provocare la comparsa di ipoglicemia (eccessivo abbassamento dello zucchero nel sangue).

È bene sapere non solo cosa mangiare, ma anche come. Gli esperti raccomandano infatti di non saltare mai la colazione a base di latte parzialmente scremato (1 tazza) o un vasetto di yogurt magro da abbinare a fette biscottate o pane o cereali o biscotti secchi, integrali; un frutto di medie dimensioni (circa 150 g).

A pranzo il consiglio è quello di consumare pasta o riso (cotti al dente, almeno nel 50% dei casi integrali) con legumi/verdure, o zuppa di legumi; contorno; un frutto.

A cena invece: pane integrale; secondo piatto (carne o pesce o formaggio o salumi o uova); contorno; un frutto.

La prevenzione del diabete tipo 1

Nonostante siano stati condotte molte ricerche, al momento non c’è alcuna dimostrazione che il diabete tipo 1 può essere prevenuto con un particolare stile di vita o con farmaci.

La prevenzione del diabete tipo 2 con l’attività fisica

La sedentarietà è un importante fattore di rischio di diabete tipo 2. Chi non svolge attività fisica ha un rischio di diabete maggiore rispetto a chi pratica sport. Studi recenti – secondo la Società Italiana di Diabetologia - hanno dimostrato che in persone con eccesso di peso e glicemia non ottimale svolgere programmi strutturati di attività fisica previene il diabete.

Lo sport nel diabete va incoraggiato. Il diabetico che lo pratica, tuttavia, deve essere consapevole che l’attività muscolare determina un consumo di glucosio e, quindi, un calo della glicemia e che lo stress agonistico, al contrario aumenta la glicemia. Di questo va tenuto conto nel programmare variazioni di terapia (soprattutto delle dosi di insulina) e modifiche nell’alimentazione. Prima di svolgere un’attività sportiva deve essere attentamente ricercata la presenza di eventuali complicanze che lo controindichino. Prima, durante e dopo l’attività sportiva vanno esaminati con attenzione i piedi alla ricerca di eventuali lesioni.

Lo sport come medicina

La persona con diabete può svolgere le più svariate attività aerobiche: camminare, nuotare, andare in bicicletta.

Non ci sono particolari preclusioni, ad eccezione dei soggetti diabetici con complicanze croniche. Ad esempio: cardiopatia ischemica, retinopatia diabetica, ecc. In questi casi il diabetologo suggerirà alcune tipologie di attività fisica da prediligere rispetto ad altre.

Se allo sport si predilige l’attività fisica, allora è consigliabile fare le scale, anziché utilizzare l’ascensore fino al terzo piano, per poi aumentare di un piano (sempre a piedi) ogni settimana successiva, fino a compiere l’intera salita senza l’ascensore. Questo tipo di allenamento è molto importante in quanto favorisce l’adattamento progressivo allo sforzo da parte del sistema circolatorio, del metabolismo e dell’apparato muscolare.

Quando si cammina occorre farlo con ritmo regolare, senza strappi o accelerazioni, respirando profondamente e regolarmente mentre si cammina. È consigliabile iniziare con 15 minuti di camminata al giorno, aumentando di 5 minuti ogni giorno, fino ad arrivare a 1 ora di cammino giornaliero. L’ideale sarebbe farlo in un parco o in una zona alberata. Quando si è in grado di camminare 1 ora senza sentirsi stanchi si può provare ad aumentare il ritmo della camminata.