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In Italia ne è affetta una persona su quattro, ad oggi è tra le prime cause nei Paesi occidentali di cirrosi e carcinoma epatocellulare, eppure la steatosi epatica non alcolica (Nafld), meglio conosciuta come fegato grasso, è ancora sottovalutata. E questo nonostante per la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) rappresenti una vera e propria epidemia di cui si parla ancora poco. Progredisce con l’età, in particolare in presenza di diabete, sovrappeso e obesità.

Non esiste un trattamento farmacologico specifico per il fegato grasso ma gestire e prevenire la malattia si può. Fondamentale seguire una dieta specifica e assumere alimenti che favoriscono il corretto funzionamento epatico. Tra i quali: verdure a foglia verde e crucifere (cavoli, broccoli), frutta fresca e a guscio, pesce, carni animali non trasformate, prodotti lattiero-caseari, olio di oliva, avocado, noci di cocco e olive. Ma anche uova, pollame, cereali e fibre preferibilmente integrali.

Secondo la Sige, il fegato grasso spesso rappresenta il primo campanello di allarme per le principali malattie metaboliche con aumentato rischio cardiovascolare e per lo sviluppo del diabete. La malattia non dà segnali, anche se in alcuni casi viene descritto come sintomo la stanchezza oppure il senso di pesantezza e di ‘tensione’ in corrispondenza del fegato. La prevenzione è l'arma principale contro la patologia. I rischi di un suo sviluppo si riducono seguendo un'alimentazione povera di grassi, riducendo l’alcol, gli zuccheri, il consumo di carne rossa e latticini. Da evitare, assolutamente, fast food, street food, bevande zuccherate, insaccati, grasso della carne e formaggi stagionati.

A tavola meglio prediligere la dieta mediterranea: mangiando almeno due porzioni di frutta e due di verdura al giorno, e due porzioni di pesce alla settimana. Inoltre, è necessario condurre uno stile di vita più sano.

È consigliabile tenere sotto controllo il proprio peso. Nei soggetti sovrappeso od obesi, infatti, è assolutamente necessaria una riduzione del peso corporeo. È dimostrato che un calo ponderale del 7-10% può migliorare significativamente il grado di steatosi ed influenzare positivamente l’attività infiammatoria di malattia.

Infine, si raccomanda di fare più attività fisica moderata e regolare. In linea generale, compatibilmente con le altre patologie in atto ed eventualmente dopo consulto con il proprio cardiologo, è da ritenersi opportuno praticare almeno 45-60 minuti di attività fisica 3 volte la settimana. L’attività aerobica (camminate a passo svelto, corsa, nuoto, ciclismo) può essere preferibile perché facilita maggiormente il calo ponderale.