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Gennaio è il mese internazionale per la prevenzione del tumore al collo (cervice) dell’utero, un tipo di tumore che è più frequente nelle donne di età compresa tra i 25 e i 50 anni (2.400 le nuove diagnosi attese in Italia, secondo i Numeri Cancro 2020). Il collo dell’utero è la porzione inferiore dell’utero che è particolarmente delicata e soggetta a cambiamenti durante i diversi stadi della vita di una donna (pubertà, parto e menopausa) ed è l’area da dove si sviluppano la maggior parte dei tumori dell’utero. In Italia, il carcinoma della cervice uterina è il quinto tumore per frequenza nelle donne sotto i 50 anni di età e, complessivamente, interessa l’1,3% di tutti quelli diagnosticati. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore del collo dell’utero in Italia è pari a circa il 68%.

Fattori di rischio del cancro

La principale causa del cancro del collo dell’utero è l’infezione da Papilloma virus umano (Hpv), in particolare di tipo 16 e 18 che si trasmette durante l’attività sessuale. La maggior parte delle infezioni regredisce spontaneamente, in 1-2 anni, senza causare lesioni uterine (cosiddette precancerose), ma una piccola percentuale persiste nel tempo, formando lesioni nel tessuto del collo dell’utero che possono evolvere in cancro. Se l’infezione è necessaria per sviluppare il tumore, anche altri fattori contribuiscono all’insorgenza del cancro: fumo di sigaretta, giovane età di inizio dell’attività sessuale, stati immunodepressivi, le abitudini sessuali, la presenza in famiglia di parenti strette con questo tumore, contraccezione ormonale una dieta povera di frutta e verdura, l'obesità.

I Papillomavirus umani

I papilloma virus umani (HPV, dall’inglese Human Papilloma Virus) sono un gruppo di oltre 120 virus a Dna che si replicano nelle cellule dell’epidermide.
Circa 40 si trasmettono per via sessuale. Alcuni sono definiti HPV ad alto rischio, proprio perché sono collegati all’insorgenza di vari tipi di tumori e infezioni. Sono di particolare rilevanza il 6 e l’11, detti a basso rischio. Questi causano il 90% dei condilomi, infezioni contagiose e molto dolorose, che interessano gli organi genitali e altre mucose (come nel caso della papillomatosi respiratoria ricorrente che interessa il cavo orale). I condilomi uro-genitali possono accompagnarsi a molti sintomi clinici: dolore, bruciore, prurito, sanguinamento in entrambi i sessi. Nel maschio, inoltre, quando il virus è presente nel liquido seminale, è in grado di legarsi agli spermatozoi, determinando una significativa riduzione della motilità e rivelandosi così una possibile causa di infertilità.
I tipi 16 e 18, definiti ad alto rischio, sono invece responsabili di circa il 70% di tutti i tumori del collo dell’utero e non solo: possono causare anche il cancro a vulva, vagina e altre parti del corpo, come ano e pene e tumori del distretto testa-collo.

Lo screening

Il tumore della cervice uterina si può prevenire scoprendo le lesioni precancerose prima che evolvano in carcinoma. Il lasso di tempo tra infezione e sviluppo del tumore è lungo ed è possibile intercettare e trattare le lesioni prima che degenerino. Poiché non ci sono segni clinici chiari, per monitorare le condizioni cliniche e identificare eventuali lesioni sono previsti esami di screening, previsti dalla sanità pubblica offerti alla popolazione generale.
I test per lo screening del tumore del collo dell’utero sono il Pap-test (esame microscopico) e il test per Papilloma virus (Hpv-Dna test). Finora il test impiegato è stato il Pap-test, offerto ogni 3 anni alle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Recenti evidenze scientifiche hanno però dimostrato che sopra i 30 anni è più costo-efficace il test per il Papilloma virus (Hpv-Dna test) effettuato ogni 5 anni. Le Regioni stanno adottando il modello basato sul test Hpv-Dna che si basa sulla ricerca dell’infezione dell’HPV ad alto rischio. Il prelievo è simile a quello del Pap-test.
Se il test Hpv risulta positivo è necessario sottoporsi a un Pap-test che quindi diventa un esame di completamento perché identifica le donne che hanno modificazioni cellulari e richiedono esami ulteriori (colposcopia). In caso di risultato negativo, si ripeterà il test Hpv dopo un anno.
Dai 25 a 30 anni l’esame di riferimento rimane il Pap-test ogni tre anni. Questa scelta è dovuta al fatto che in giovane età la probabilità di avere una infezione da HPV è molto alta senza che questa assuma una importanza clinica.

Gli esami di approfondimento

Quando analisi al microscopio (Pap-test) mostrano la presenza di cellule con caratteristiche pre-tumorali o tumorali, si eseguono esami di approfondimento come la colposcopia, che dura pochi minuti, è indolore e viene eseguito dal ginecologo in ambulatorio. Con questo esame è anche possibile asportare le lesioni più piccole per eliminare il rischio che vadano incontro a una trasformazione in senso tumorale.
Alla colposcopia può far seguito una biopsia, cioè un prelievo di una piccola porzione di tessuto anomalo da sottoporre a un’analisi che confermi le caratteristiche della lesione sospetta.

Perché è importante aderire allo screening

I dati disponibili in letteratura dimostrano che il tumore del collo dell’utero, nel 99% dei casi si sviluppa a causa dell’infezione da Papillomavirus e che circa l’80% delle donne contrae l’infezione nel corso della propria vita. Solo in una piccola percentuale di loro, però, l’infezione diventa persistente e, di queste, soltanto una parte va incontro a lesioni che portano al cancro invasivo. Il processo tumorale è in genere lento: sono necessari circa 10-15 anni prima che l’infezione da Hpv porti allo sviluppo del cancro. Eseguendo regolarmente i controlli, si ha quindi il tempo necessario per rilevare l’infezione e diagnosticare eventuali lesioni precancerose che, se non trattate, potrebbero evolvere verso un tumore invasivo.

Tumore al collo dell’utero, l’importanza della prevenzione

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