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Meno 50% di accessi a Pronto soccorso, nella prima fase della pandemia, per infarto del miocardio acuto e sindromi coronariche acute con delle conseguenze devastanti sulla mortalità.
E siamo ancora indietro su pazienti cronici e screening in tutta Italia". A lanciare l’allarme Francesco Fedele, ordinario di Cardiologia all'Università La Sapienza di Roma, durante l'evento "ll punto sulla vaccinazione e la ripresa delle cure cardiovascolari e oncologiche".

"I pazienti avevano paura di venire in ospedale anche con sintomi gravi - ha ricordato Fedele - sono rimasti a casa e non sono stati sottoposti a quelle procedure che sono salvavita". Ma a livello cardiologico abbiamo avuto diverse fasi e "dopo questo primo periodo, soprattutto nel 2021, abbiamo visto la riorganizzazione degli ospedali. Per quanto riguarda la parte acuta si è avuta una ripresa e una pressoché normalizzazione, e questo è stato molto importante. Quello che è rimasto indietro - ha evidenziato il cardiologo - è tutto il problema dei malati cronici, cioè dei controlli dei pazienti che hanno bisogno di avere un follow-up e il problema degli screening".

"Per quanto riguarda gli screening - ha ricordato l'esperto - mentre c'è una grossa sensibilità per quelli oncologici, gli screening cardiologici sono un po' sottovalutati, e penso a quello che è il problema sempre sottovalutato delle morti cardiache improvvise nei giovani: lo screening nelle scuole, lo screening elettrocardiografico per intercettare coloro che poi possono andare a morte. E ricordo che ci sono ancora 60mila morti all'anno per morte cardiaca improvvisa. Per quanto riguarda il cronico - ha concluso Fedele - noi viviamo in cardiologia l'epidemia non virale del nuovo millennio che è l'insufficienza cardiaca. Noi risolviamo l'infarto, risolviamo le valvulopatie però i pazienti a lungo andare vanno incontro a insufficienza cardiaca che è, negli stadi più avanzati, come il cancro per il cuore quindi abbiamo pazienti che vanno seguiti".

27/10/2021

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