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Epatiti virali: quali sono

L’epatite di tipo virale è classificata principalmente in A, B o C, a seconda del virus che infetta le cellule del fegato (rispettivamente HAV, HBV e HCV).

Epatite A

L’epatite A è più comune nelle aree del mondo con scarse norme igieniche, si trasmette principalmente tramite acqua o cibi contaminati, o entrando in contatto con soggetti infetti; non cronicizza mai.

L’epatite A ha un periodo di incubazione che varia da due a sei settimane e i sintomi sono più gravi negli adulti che nei bambini, nei quali la malattia è spesso asintomatica.

Epatite B

L’epatite B può essere veicolata da sangue, sperma e liquidi vaginali, e si trasmette con una certa facilità: si calcola che colpisca un quarto della popolazione mondiale.

Può manifestarsi dopo tre mesi dall’infezione. Se diventa cronica, può degenerare in insufficienza epatica, cirrosi e tumore al fegato.

Epatite C

Il virus dell’epatite C si trasmette principalmente tramite il contatto con sangue infetto. È considerata fra le più gravi infezioni al fegato perché è priva di sintomi e può facilmente diventare cronica: un quarto dei tumori al fegato sarebbe causato da epatite C cronicizzata.

Altri tipi di epatite virale

Esistono anche le forme di epatite D ed E.

Epatite D

Determinata dal virus Delta (HDV), l'epatite D è considerato un virus “difettivo” perché per riprodursi necessita della presenza del virus B, quindi solo soggetti affetti da epatite B possono contrarre l'epatite D.

Può verificarsi una co-infezione nel medesimo momento, oppure una super-infezione del Delta virus su paziente cronico di epatite B.

Epatite E

Si trasmette di solito per via oro-fecale e ha un tempo di incubazione breve, compreso fra le due e le 8 settimane, dopo il quale la malattia si manifesta in forma acuta.

Risulta essere particolarmente pericolosa per le donne in stato di gravidanza.

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Epatiti virali

Quali sono i sintomi e come riconoscere la malattia

I sintomi generali dell’epatite sono: febbre, nausea e vomito, perdita di appetito, diarrea, occhi e pelle ingialliti (ittero), affaticamento, dolori addominali e articolari, urine di colore scuro.

Colica epatica o colica biliare: può essere considerata un sintomo di epatite?

La colica biliare si manifesta con dolori acuti e intermittenti, che possono presentarsi diverse volte nell’arco di più ore. Si differenzia dalla colica renale, il cui dolore è discendente, perché il dolore tende a spostarsi verso l’alto, il dorso e la zona sotto la scapola e spalla di destra.

A volte può comparire anche febbre, nausea e vomito. Non è considerato un sintomo di epatite, ma è di solito collegato a calcolosi biliare o colelitiasi, quindi alla presenza di calcoli nei dotti biliari.

Per valutare correttamente la situazione, in caso di colica biliare è consigliata un'ecografia addominale ed eventualmente degli esami del sangue.

Diagnosi: esami e check regolari

Per capire se si è affetti da epatite virale è necessario effettuare esami per lo screening dei virus dell'epatite A, B e C, in modo da identificare l’eventuale presenza di antigeni o anticorpi:

  • Anticorpi IgM anti-epatite A
  • Antigene di superficie dell'epatite B
  • Anticorpi IgM anti-core dell'epatite B
  • Anticorpi anti-epatite C
  • Valutazione quantitativa dell’RNA dell'epatite C con metodica PCR

In caso di positività, possono essere richiesti altri esami sierologici per distinguere un'infezione acuta da una passata o cronica.

Se l'infezione da virus dell'epatite B sierologicamente confermata è grave, va dosato anche l'anticorpo anti-epatite D.

Se il paziente ha viaggiato recentemente in una zona endemica per l'epatite E devono essere verificati anche gli anticorpi IgM anti-HEV (IgM anti-epatite E).

La biopsia epatica, un prelievo di tessuto da analizzare, viene di solito effettuata solo in alcuni casi, per esempio se l'epatite cronicizza, per valutare le condizioni del fegato e l'evoluzione della malattia. Questo esame viene oggi spesso sostituito dall’elastografia (es FibroScan®), procedura simile all’ecografia, non invasivo in quanto utilizza ultrasuoni.

In generale, per verificare lo stato di salute del fegato, vanno analizzati i seguenti valori:

  • enzimi di origine epatocitaria;
  • bilirubina diretta e indiretta;
  • proteine plasmatiche;
  • fattori della coagulazione.

Epatiti da virus sistemici

L’epatite può anche essere causata da virus sistemici, che cioè tendono a colpire diversi apparati e organi. Si tratta di forme più rare, che interessano di solito soggetti immunodepressi, ovvero con un sistema immunitario indebolito.

  • Herpes: i virus herpes simplex e herpes zoster possono comportare come rara complicanza la comparsa di epatite.
  • Citomegalovirus (CMV): una malattia acuta febbrile, definita mononucleosi da citomegalovirus, può provocare epatite con elevazione delle transaminasi.

Epatite fulminante: cos’è

L'epatite fulminante è una forma particolarmente veloce e grave di epatite, che determina nel giro di pochi giorni la necrosi delle cellule del fegato, gli epatociti, minando seriamente la funzionalità epatica.

Può essere causata da virus epatici, oltre che da altri fattori come abuso di alcol, sostanze tossiche, abuso di alcuni farmaci. L'epatite fulminante ha un tasso di mortalità elevato e il trattamento più efficace è al momento di scelta il trapianto di fegato.

Come si cura l'epatite

Per quanto riguarda l'epatite A, la malattia tende a recedere in maniera spontanea, senza particolari problemi. In altri casi, la terapia cambia a seconda del tipo e della fase clinica dell’epatite.

Nel caso delle epatiti virali B e C, le forme croniche necessitano di terapia antivirale.

Il ricorso al trapianto di fegato è indicato di solito in caso di epatite fulminante o in casi molto grave di cronicizzazione.

Le persone affette da epatite, soprattutto se cronica, devono prestare attenzione all'alimentazione, adottando una dieta sana ed equilibrata che eviti l'alcol e limiti il consumo di caffè, tè, cioccolato, sale e di cibi ricchi di grassi e zuccheri raffinati

Le conseguenze della malattia: coma epatico, insufficienza, cirrosi

Alcune delle conseguenze più gravi dell'epatite sono:

  • coma epatico (o encefalopatia epatica): si presenta quando il funzionamento del cervello viene intaccato a causa della ridotta capacità del fegato di eliminare le sostanze tossiche presenti nel sangue.
    I sintomi iniziali più comuni sono: alito dall’odore dolciastro, cambiamenti dei ritmi del sonno, disturbi nei ragionamenti, confusione, disturbi della memoria e cambiamenti dell’umore.
    L’encefalopatia epatica può diventare un’emergenza medica, che necessita di ricovero. Le terapie puntano a mantenere l’intestino pulito e potrebbe servire il ricorso a macchinari per la respirazione assistita o per facilitare la circolazione del sangue, soprattutto in presenza di coma. Il coma epatico può avere esito letale.
  • insufficienza epatica: grave problematica che si riferisce al cattivo funzionamento dell'organo, che non è più in grado di svolgere le sue funzioni metaboliche e può verificarsi come conseguenza di epatite A o B.
    Può comportare ittero, edema cerebrale, coma epatico, emorragie e condurre alla morte. Il trattamento dipende dalla gravità della condizione e può contemplare il trapianto di fegato.
  • cirrosi epatica: si tratta di una malattia degenerativa del fegato, spesso causata da epatite, che determina alterazioni della struttura e delle funzioni dell'organo, con conseguente possibilità di ittero, edema degli arti inferiori.
    La cirrosi non può essere curata, ma tenuta sotto controllo tramite farmaci che ne rallentano l'evoluzione. In stadio molto avanzato, l'unica cura per evitare la morte è il trapianto di fegato.

Vaccino per epatite A e B 

Per prevenire l’infezione, esiste il vaccino contro l'epatite A, comunemente somministrato in due dosi, a distanza di circa sei mesi l'una dall'altra ed è consigliato in caso di viaggi in paesi con basso livello di condizioni igienico-sanitarie. 

La vaccinazione contro l'epatite B è consigliata nei neonati e, in generale, nei bambini sotto i 12 anni di età. Non è ancora disponibile un vaccino efficace contro l'epatite C.

Prevenzione

Per prevenire l'epatite A è necessario curare l'igiene lavandosi bene le mani e non consumando acqua del rubinetto o cibi crudi in paesi a rischio.

Per l'epatite B bisogna prestar attenzione soprattutto a rapporti sessuali e scambio di siringhe o spazzolini. Per l'epatite B il rischio è determinato nella maggior parte dei casi da trasfusioni o scambio di siringhe infette.

Si può donare il sangue?

Le indicazioni cambiano a seconda del tipo di epatite:

  • epatite A: è possibile donare trascorsi 4 mesi dalla completa guarigione;
  • epatite B: esclusione permanente dalla donazione;
  • epatite C: esclusione permanente dalla donazione;
  • epatite ad eziologia indeterminata: esclusione permanente dalla donazione.