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Che cos’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva?

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia dell’apparato respiratorio che colpisce bronchi e polmoni e che provoca difficoltà di respirazione. È irreversibile e tende a peggiorare nel tempo. La causa principale di questa patologia, che colpisce quasi tre milioni di italiani, è l’abitudine al fumo.

Altre cause sono:

  • l’inquinamento e l’esposizione a sostanze tossiche di origine industriale;
  • il deficit di alfa-1-antitripsina, determinato da una malattia genetica caratterizzata dalla mancanza di questa proteina che protegge i polmoni.

Normalmente l’aria carica di ossigeno entra attraverso l’albero bronchiale, raggiunge gli alveoli polmonari ed esce eliminando l’anidride carbonica.

In presenza di BPCO l’aria ha difficoltà ad uscire a causa delle vie aeree ostruite da edemi, pareti ispessite o accumulo di catarro. La condizione tipica della BPCO è la bronchite cronica, data dall’infiammazione della mucosa bronchiale che non consente il normale flusso di aria durante la respirazione.

Con il tempo, l’infiammazione può causare l’enfisema, ossia danneggiare gli alveoli polmonari.

Epidemiologia

Secondo i dati dell’Organizzazione della sanità (OMS) è la quarta causa di morte a livello mondiale https://goldcopd.org/wp-content/uploads/2019/12/GOLD-2020-FINAL-ver1.2-03Dec19_WMV.pdf

Secondo l’ISTAT in Italia la BPCO colpisce il 5,6% degli adulti (circa 3,5 milioni di persone) ed è responsabile del 55% dei decessi per malattie respiratorie. La prevalenza della malattia è verosimilmente più elevata perché la BPCO viene spesso diagnosticata nelle fasi avanzate, durante un ricovero ospedaliero per riacutizzazione: le forme iniziali e lievi non vengono diagnosticate.

Quali sono i sintomi più comuni della BPCO?

Nel dettaglio, la malattia si manifesta con i seguenti sintomi:

  • tosse persistente, soprattutto al mattino, e catarro. Nella fase iniziale, attorno ai 40-50 anni, la tosse è lievemente produttiva con espettorato trasparente al risveglio, ma che può persistere nel corso della giornata.
  • affanno (dispnea) e difficoltà respiratoria progressiva. Sotto sforzo può manifestarsi respiro affannoso. Il paziente, spesso, crede che la causa sia l’invecchiamento o il declino delle condizioni fisiche, e tende a ridurre l’attività fisica.
    Talvolta, il respiro affannoso si riscontra inizialmente solo con un’infezione polmonare (di norma la bronchite), quando la tosse è più frequente e la quantità di espettorato aumenta. Il colore dell’espettorato varia da trasparente o bianco a giallo o verde. Raggiunta l’età di 65-70 anni, la dispnea si aggrava in corso di esercizio fisico, soprattutto se il soggetto continua a fumare.
  • respiro sibilante, un respiro associato a un suono acuto, simile a un fischio, che può segnalare la presenza di problemi respiratori. A generare il sibilo è il passaggio dell'aria attraverso vie aeree ristrette, nella maggior parte dei casi i bronchi.
  • sensazione di costrizione toracica a seguito di uno sforzo. La presenza di respiro affannoso durante le normali attività quotidiane, quali igiene personale, l’atto di vestirsi e l’attività sessuale, può persistere anche dopo la risoluzione di un’infezione polmonare.
  • facilità a contrarre infezioni delle vie aeree, sia virali che batteriche. La polmonite e altre infezioni polmonari possono instaurarsi più di frequente. Un’infezione può causare dispnea grave perfino a riposo, rendendo, a volte, necessario il ricovero.

A lungo andare, la BPCO provoca spossatezza, dimagrimento, disturbi del sonno. Circa un terzo dei pazienti con BPCO grave manifestano un grave calo di peso. La causa non è chiara, ma potrebbe essere dovuto anche al respiro affannoso, che rende difficile l’assunzione dei pasti e aumenta i livelli nel sangue di una sostanza nota come fattore di necrosi tumorale.

L’insufficienza respiratoria durante il sonno comporta una maggiore ritenzione di anidride carbonica e un calo dei livelli di ossigeno nel sangue, che possono causare cefalea mattutina.

Le aree più fragili dei polmoni possono rompersi: l’aria può passare alla pleura e causare pneumotorace.

Tale condizione spesso causa dolore improvviso e respiro affannoso e richiede un immediato intervento da parte del medico per eliminare l’aria dalla cavità pleurica.

Crisi respiratoria: cosa si intende, come si manifesta, come si cura

L’insufficienza respiratoria si manifesta quando il polmone non è in più grado di ossigenare adeguatamente il sangue arterioso e/o non è in grado di eliminare l’anidride carbonica.

Quando la concentrazione di ossigeno è bassa, come in caso di edema polmonare, polmonite, embolia e fibrosi polmonare, si parla di insufficienza respiratoria ipossiemica.

Quando i livelli di anidride carbonica nel sangue sono elevati, invece, si è in presenza dell’insufficienza respiratoria ipercapnica. Questa forma si manifesta in caso di asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), negli avvelenamenti/overdose di droghe o farmaci (es. barbiturici) con depressione dei centri respiratori e nelle condizioni che causano debolezza dei muscoli respiratori (es. miastenia gravis, botulismo e danni a carico del sistema nervoso centrale o periferico).

I sintomi dell’insufficienza respiratoria variano a seconda della causa scatenante e comprendono: respiro affannoso, dispnea, tachipnea (aumento del numero degli atti respiratori), tachicardia, sudorazione profusa, cianosi (colorazione bluastra di cute e mucose) e uso vigoroso dei muscoli respiratori accessori a riposo.

Ci sono anche sintomi a carico del sistema nervoso centrale: confusione mentale, sonnolenza e alla perdita dei sensi. Senza terapia, si possono verificare aritmie cardiache e arresto respiratorio.

La diagnosi si ottiene con la valutazione clinica, integrata dall'emogasanalisi e dalla radiografia del torace.

Il trattamento dell’insufficienza respiratoria varia a seconda della patologia da cui ha avuto origine l'insufficienza respiratoria, ma spesso comprende la ventilazione assistita e la somministrazione di ossigeno. Una volta stabilizzati i sintomi acuti si procede alla correzione terapeutica della condizione di base.

Cosa fare quando si presenta l’insufficienza respiratoria?

Garantire un ambiente illuminato, fresco e ventilato, finestra aperta, corrente d’aria. Aiutare il soggetto ad assumere una posizione seduta nel letto o in poltrona (lasciar scegliere la posizione più confortevole al paziente quando è possibile).

Per il paziente troppo debole è utile sapere che spesso la posizione più confortevole è quella semiseduta con supporto di cuscini sotto le ginocchia e le braccia.

Quando allertare il medico?

Sostanzialmente il pericolo maggiore per il paziente è che si intervenga tardi. Si deve chiedere tempestivamente aiuto medico o recarsi al pronto soccorso quando:

  • sintomo dispnea di nuova insorgenza per il paziente
  • paziente che ha già avuto altri episodi di dispnea, non migliora dopo la somministrazione della terapia indicata.

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bpco

Quali sono le cause della BPCO?

La causa principale della broncopneumopatia cronica ostruttiva:

  • il fumo da tabacco (sigaretta, pipa, sigaro) che, passando attraverso i bronchi, li irrita costantemente. Circa il 15% circa dei fumatori sviluppa BPCO per un più rapido calo della funzionalità polmonare rispetto ai non fumatori.
    Un lieve miglioramento della funzionalità polmonare si ottiene smettendo di fumare, ma rallenta l’evoluzione dei sintomi. I fumatori di pipa e di sigaro presentano più frequentemente la BPCO rispetto ai non fumatori, ma meno frequentemente rispetto ai fumatori di sigarette. Non è chiaro se fumare marijuana contribuisca alla BPCO.
  • il fumo passivo può causare riacutizzazioni in pazienti con BPCO ma, verosimilmente, non è un fattore causale della malattia.
  • inquinamento, sia degli ambienti interni (da combustibili utilizzati in cucina o per il riscaldamento) che esterni (smog, polveri sottili, gas di scarico), l’esposizione a sostanze tossiche di origine industriale.
  • il deficit genetico della proteina che protegge i polmoni (alfa-1 antitripsina) che si presenta in alcune famiglie.

Diagnosi: come riconoscere la bronchite cronica ostruttiva

In presenza di sospetta BPCO, il medico di medicina generale richiede allo pneumologo la conferma della diagnosi. A tale proposito lo specialista può prevedere diversi esami per escludere altre patologie e identificare con precisione i segni e lo stadio di degenerazione della funzionalità respiratoria.

L’esame di riferimento è la spirometria sia per una questione diagnostica, che prognostica che di trattamento, secondo le linee guida GOLD https://goldcopd.org/wp-content/uploads/2019/12/GOLD-2020-FINAL-ver1.2-03Dec19_WMV.pdf: In particolare:

  • Spirometria, misura la quantità di aria che si immette nei polmoni. La spirometria è il test più comune per valutare la funzionalità polmonare. Si tratta di un sistema diagnostico semplice e molto efficace perché diffuso e standardizzato, indolore, facilmente riproducibile ed oggettivo. L’esame consiste nel soffiare su un tubo collegato a uno strumento, lo spirometro, in grado di valutare i diversi volumi polmonari.
  • Esami del sangue, per la conta leucocitaria e per la ricerca di stati infettivi.
  • Emogasanalisi, che permette di misurare la quantità di ossigeno trasferita ai polmoni, il pH del sangue e l'eliminazione di anidride carbonica.
  • Esami di coltura sull'espettorato, per determinare la presenza di batteri nel muco ed escludere altre infezioni.
  • Radiografia del torace (Rx Torace), per valutare la presenza di segni di infezioni più estese (polmonite).
  • TAC, nei casi in cui sia necessario individuare eventuali anomalie dei polmoni e delle vie aeree in generale.
  • Test di provocazione bronchiale, per la misura dell'ossido nitrico presente nell'aria emessa (espirata) che indica il livello di infiammazione.

Bronchite, bronchite cronica e bronchite cronica ostruttiva.

La diagnosi di bronchite acuta si basa generalmente sulla sintomatologia del paziente. La bronchite è l'infiammazione della mucosa dei bronchi e dell’albero bronchiale che fa arrivare l'aria ai polmoni. La bronchite acuta, solitamente, è causata da un'infezione virale e si manifesta con tosse. In presenza di una congestione polmonare, o di febbre elevata e prolungata oppure di respiro affannoso, il medico può eseguire una radiografia del torace per ricercare la polmonite.

La bronchite cronica viene diagnosticata sulla base di un'anamnesi di tosse produttiva persistente. I pazienti affetti da bronchite cronica ostruttiva presentano una bronchite cronica associata a evidenze di ostruzione delle vie aeree nei risultati dei test di funzionalità polmonare.

Quando la bronchite diventa cronica?

Quando il sintomo della tosse tipico della bronchite acuta è cronico produttivo (cioè produce muco) per almeno 3 mesi nel giro di 2 anni, si è in presenza di una bronchite cronica.

Stadi della BPCO

Il livello o stadio della gravità della malattia è definito in base ai risultati della spirometria e dei segni e sintomi della malattia. I valori si definiscono in base alle linee guida per il trattamento della BPCO indicate dal programma sanitario internazionale Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD) https://goldcopd.org/2021-gold-reports/.

  • BPCO stadio I / Lieve

Sono pazienti che sanno di avere un problema polmonare (pneumopatia). I sintomi di tosse e la produzione di muco sono frequenti ma non cronici. Non accusano respiro affannoso e generalmente possono fare esercizio fisico in modo normale. I loro valori FEV 1 evidenziano una funzionalità polmonare inferiore all'80% del previsto (rapporto FEV 1/FVC< 80%).

Il trattamento della BPCO allo stadio I/lieve prevede l’impiego di un broncodilatatore ad azione breve da usare al bisogno per ripristinare le vie aeree contratte.

  • BPCO stadio II / Moderata

Gli individui affetti da BPCO allo stadio II possono accusare respiro affannoso durante l'esercizio fisico o salendo le scale. La maggior parte dei pazienti acquistano consapevolezza della BPCO a questo stadio perché la tosse e la produzione di muco diventano sono tali da non essere ignorate.

Analogamente allo stadio I, il trattamento della BPCO allo stadio II può prevedere l'impiego di un broncodilatatore ad azione breve da usarsi al bisogno e di un broncodilatatore ad azione prolungata. I pazienti affetti da BPCO moderata vengono inoltre incoraggiati a svolgere attività fisica anche con la riabilitazione polmonare per preservare la funzionalità respiratoria. I valori FEV 1 nello stadio II rivelano una funzionalità polmonare compresa tra il 50 e il 79% del previsto - rapporto FEV 1/FVC (50-79%).

  • BPCO stadio III / Grave

Allo stadio III, la BPCO può avere un fortissimo impatto sulle attività quotidiane del paziente. Durante l'esercizio fisico, anche moderato, il paziente accusa un aumento del respiro affannoso. Le acutizzazioni o esacerbazioni sono più frequenti, analogamente agli episodi di tosse e di produzione di muco. Oltre a trattare la BPCO allo stadio III con uno o più broncodilatatori e con la riabilitazione polmonare, i medici aggiungono spesso dei corticosteroidi per inalazione da usare nei periodi di esacerbazione.

I pazienti affetti da BPCO allo stadio III dovrebbero inoltre sottoporsi alle vaccinazioni contro la polmonite e l'influenza. I valori FEV 1 nello stadio III rivelano una funzionalità polmonare compresa tra il 49 e il 30% del previsto (rapporto FEV 1/FVC(30-49%).

  • BPCO stadio IV / Gravissima

La BPCO allo stadio IV è la malattia allo stadio più grave. I sintomi peggiorano, gli episodi di tosse e produzione di muco sono sempre più frequenti e qualsiasi attività, anche l'atto di mangiare, può risultare difficile.

I pazienti che soffrono di BPCO allo stadio IV si affidano spesso all'ossigenoterapia; le acutizzazioni della malattia sono sempre più gravi fino a diventare, in alcuni casi, potenzialmente letali. Oltre a svariati broncodilatatori e corticosteroidi per inalazione, ossigenoterapia, vaccini e antibiotici, il trattamento può includere anche l'intervento chirurgico per asportare il tessuto polmonare danneggiato. I valori FEV 1 nello stadio IV evidenziano una funzionalità polmonare inferiore al 30% del previsto (rapporto FEV 1/FVC< 30%).

BPCO riacutizzata: cosa succede

Una riacutizzazione della BPCO è caratterizzata da un acuto peggioramento dei sintomi respiratori oltre le normali variazioni giornaliere che determina un cambiamento della terapia.

I sintomi comprendono, in generale: tosse, aumento della quota di espettorato e respiro affannoso. Il colore dell'espettorato varia da giallo a verde e, talvolta, compaiono febbre e dolori diffusi.

La causa di una riacutizzazione può essere collegata a un elevato inquinamento atmosferico, allergeni comuni o infezioni batteriche o virali.

Nel corso di gravi riacutizzazioni è possibile lo sviluppo di una insufficienza respiratoria acuta, condizione potenzialmente fatale.

Purtroppo, le riacutizzazioni hanno un impatto importante sulla storia naturale della malattia, visto che ripetute riacutizzazioni determinano un peggioramento della funzionalità respiratoria.

I pazienti che presentano frequenti riacutizzazioni sono più a rischio di accessi al Pronto Soccorso e di Ospedalizzazioni.

Spesso le riacutizzazioni necessitano di antibiotico terapia e di steroidi sistemici. Dal punto di vista clinico la riacutizzazione determinata da una infezione batterica si caratterizza per un aumento delle secrezioni e da un peggioramento della purulenza.

Il trattamento farmacologico regolare ha quindi come primo obiettivo, oltre a controllare i sintomi, di ridurre il numero delle riacutizzazioni, per l'impatto che possono avere anche sulla mortalità. Tutte le misure preventive: trattamento regolare, astensione da fumo e dagli irritanti, vaccinazioni, attività fisica.

Come curare la broncopneumopatia cronica ostruttiva

Smettere di fumare è la prima cura per migliorare la BPCO.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, generalmente la BPCO si cura con farmaci per via inalatoria, che arrivano nel sito della malattia, riducendo i possibili effetti collaterali. Esistono diverse tipologie di inalatori (device) di facile uso e molto efficaci.

Gli obiettivi del trattamento farmacologico continuo della BPCO sono:

  • Migliorare i sintomi
  • Rallentare il peggioramento della malattia
  • Migliorare la resistenza nei confronti dell'esercizio fisico
  • Prevenire e curare le complicazioni
  • Migliorare lo stato di salute generale
  • Ridurre la mortalità.

I farmaci

Tra i farmaci maggiormente utilizzati in terapia contro la BPCO, non possono mancare i broncodilatatori, gli antibiotici (in caso di sovrainfezioni batteriche), i cortisonici, i derivati dalla teofillina e gli anticolinergici.

I broncodilatatori (β2-agonisti) sono fondamentali per la cura della BPCO perché determinano un rilassamento della muscolatura che circonda i bronchi, con conseguente miglioramento della respirazione. I broncodilatatori possono essere:

  • a rapida insorgenza d'azione. Fanno effetto nel giro di poco tempo, ma con una broncodilatazione non prolungata. Si usano prevalentemente al bisogno per sintomi improvvisi;
  • a lunga durata d'azione (LABA). L’effetto broncodilatatore può durare 12-24 ore, a seconda del principio attivo, e vengono usati per una cura regolare, quotidiana, della malattia. I broncodilatatori lunga durata d'azione appartengono a due classi farmacologiche: i β2-stimolanti e gli anticolinergici a lunga durata d’azione (LAMA).
    Generalmente si inizia con un tipo. Quando la difficoltà respiratoria non è ben controllata si aggiunge la seconda classe di broncodilatatori.

Nel caso di BPCO lieve sono indicati i broncodilatori al bisogno, mentre nella BPCO moderata e grave si usano broncodilatatori a lunga durata d'azione regolarmente.

Nella BPCO i cortisonici (ICS) non sono raccomandati a tutti. Possono giovarsi di questa terapia pazienti sintomatici che dimostrano un beneficio clinico e funzionale dall'uso di questi farmaci per via inalatoria e pazienti gravi con ripetuti episodi di riacutizzazione della BPCO perché ne riducono l’incidenza. Sono in commercio anche medicinali con una tripla associazione (LABA/LAMA/ICS).

Per le forme più gravi di BPCO, in coloro che sono affetti da insufficienza respiratoria, i valori di ossigeno nel sangue sono molto bassi, in base ai valori dell'emogasanalisi, può essere indicato l’impiego dell'ossigeno, da usare a casa continuamente, anche quando si dorme o si cammina.

L'indicazione all'ossigeno terapia è quando i valori dell'ossigeno sono inferiori a 55 mmhg, oppure tra 55 e 60 mmhg quando si ha una concomitante malattia cardiaca.

Dove curare la BPCO: i centri di eccellenza in Italia

Il medico di riferimento per questa patologia è lo pneumologo. Per la Broncopneumopatia cronica ostruttiva il ministero della Salute indica i centri di eccellenza in base alla percentuale di mortalità entro un mese dal ricovero, indice dell’efficacia delle cure prestate.

In particolare, è preferibile optare per strutture che abbiano una mortalità a 30 giorni dal ricovero inferiore al 7% dei casi. In ogni regione ci sono dei centri di riferimento.

Il medico di medicina generale è sicuramente d’aiuto per individuare centri e specialisti che possono aiutare a controllare meglio questa patologia cronica, da cui non si guarisce, ma che si può controllare.

Prevenzione della BPCO

La prima regola di prevenzione è smettere di fumare. È inoltre raccomandato l’utilizzo di mascherine protettive in caso di esposizione a gas o polveri inquinanti, e tenere gli ambienti domestici e lavorativi ben arieggiati e umidificati.

In sintesi:

  • Smettere di fumare
  • Evitare l'esposizione al fumo passivo
  • Evitare l'esposizione prolungata agli ambienti particolarmente inquinati.
  • Per chi lavora in ambienti a rischio (vernici, polveri etc), adottare le giuste precauzioni (es: maschere) per ridurre la quantità di particelle o gas inalabili
  • Per chi è fumatore e ha più di 40 anni, sottoporsi a controlli medici annuali anche se non si hanno sintomi: all’esordio, la malattia può essere sottovalutata per la presenza cronica di tosse e un po' di catarro
  • Stile di vita con alimentazione varia e ricca di verdura e frutta e lo svolgimento regolare attività fisica. Sono due misure che giovano all'organismo e lo rendono più forte contro ciò che può pregiudicarne lo stato di salute.

In presenza di BPCO alcuni comportamenti, oltre a quelli generali, sono particolarmente utili per ridurre le riacutizzazioni:

  • vaccinarsi annuale contro il virus dell'influenza (vaccinazione antinfluenzale) e il vaccino ogni cinque anni contro la polmonite da Streptococcus pneumoniae: le infezioni respiratorie in chi ha BPCO possono infatti scatenare gravi conseguenze, talvolta anche letali.

Prognosi della BPCO: si può guarire? Quanto si vive?

La BPCO è una malattia cronica progressiva, non reversibile e che è importante essere aderenti alla terapia e migliorare le abitudini di vita per tenerla sotto controllo.

I base a recenti indagini, la BPCO influenza:

  • la vita in generale nel 75% dei casi,
  • il lavoro e le attività quotidiane nel 66%,
  • la vita sociale, le relazioni e la vita familiare nel 56%,
  • la vita di coppia nel 51%.

Più nel dettaglio:

  • nel 79% dei casi i pazienti hanno difficoltà a fare qualsiasi tipo di attività sportiva;
  • nel 62% non riescono a dedicarsi come vorrebbero al proprio hobby, non riescono a prendersi cura dei bambini o a giocare con loro;
  • il 56% limita i viaggi,
  • il 53% la vita affettiva,
  • il 47% gli incontri con gli amici,
  • il 42% le uscite per andare al ristorante, al cinema, a teatro, al pub.

Le complicanze della BPCO comprendono le infezioni respiratorie. Le persone con BPCO sono più suscettibili a sviluppare raffreddore, influenza e polmonite. Qualsiasi infezione respiratoria può rendere molto più difficoltosa la respirazione in pazienti affetti da BPCO e produrre ulteriori danni al tessuto polmonare.

La BPCO è una malattia cronica da cui non si guarisce, ma che si può controllare con le terapie adeguate e lo stile di vita.

Nei pazienti con BPCO, la morte generalmente è dovuta a una insufficienza respiratoria (dovuta per esempio a una grave polmonite acuta) o per una grave malattia cardiaca.

GOLD BPCO cos’è?

Un importante programma sanitario intitolato Global Initiative on Obstructive Lung Diseases (GOLD) è stato lanciato nel 2001 per la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il progetto si propone la divulgazione ed implementazione delle Linee guida per la Diagnosi, prevenzione e trattamento delle broncopneumopatie croniche ostruttive.

Tali linee guida, riviste periodicamente, sono prodotte da un Comitato Scientifico Internazionale e sono approvate dalle più importanti società scientifiche del settore. Tutti i documenti prodotti sono reperibili nel sito internet www.goldcopd.org.

Obiettivo del progetto GOLD è di migliorare la gestione della BPCO, in primo luogo prevenendone l’evoluzione attraverso un intervento sui fattori di rischio, in particolare il fumo di sigaretta, ma anche curando coloro che ne sono affetti e che pur smettendo di fumare continuano ad esserne affetti.

I trattamenti oggi a disposizione permettono infatti di alleviare i sintomi, migliorare la tolleranza allo sforzo e la qualità di vita, prevenire e trattare le complicazioni e le riacutizzazioni che fanno parte di questa malattia. Scopo finale è ovviamente quello di riuscire ad intervenire all’inizio, durante le fasi precoci della malattia, sia per prevenirne l’evoluzione che per prevenirne la mortalità che ne consegue.

BPCO: meglio il mare o la montagna?

Il benessere dei polmoni richiede sempre di evitare sbalzi di temperatura e acclimatarsi, cioè un passaggio da un ambiente molto caldo a uno molto freddo e viceversa. Questo è particolarmente importante in chi soffre di BPCO.

Anche per l’aria climatizzata, è bene che sia più bassa di soli pochi gradi rispetto a quella dalla quale si proviene e comunque mai superiore ad una differenza di 5 gradi e ad una temperatura assoluta non inferiore ai 24 gradi. L’umidità andrebbe mantenuta intorno al 40 – 60%. A livello di ambiente ideale dove vivere, la cosa importante è un basso livello di inquinamento dell’aria. In questo senso le grandi città non sono particolarmente indicate per chi soffre di BPCO.

Nella scelta del luogo di vacanza, quando si ha la BPCO, è meglio orientarsi sul clima più fresco della montagna, specie se il caldo torrido dell’estate si fa sentire, non disdegnando il mare solo in presenza di un caldo non eccessivo.

La minor quantità di ozono presente nell’aria ridurrà l’impatto negativo pro-infiammatorio sulle vie aeree. È quindi indicata anche la permanenza in campagna, piuttosto che a visitare città nel mese di agosto, preferendo di posticipare le visite culturali alle città d’arte o a quelle di particolare interesse storico e turistico in periodi dell’anno con clima mite, come la primavera o l’autunno.

Enfisema polmonare: come distinguerlo dalla BPCO

L’enfisema polmonare è una malattia dell’apparato respiratorio che consiste in un danno degli alveoli polmonari, dove avviene lo scambio di ossigeno e anidride carbonica tessuto polmonare. Tale danno, che avviene in modo progressivo, compromette la funzionalità dei polmoni.

La causa principale di questo deterioramento del tessuto polmonare è l’inalazione di sostanze nocive (fumo e inquinamento) respirate nel corso degli anni che si accumulano e depositano negli alveoli. UN’altra causa è la presenza di tumori polmonari.

L’enfisema polmonare può essere distinto in quattro differenti tipologie:

  • Centrolobulare: interessa gli acini centrali (insieme di alveoli) di uno o più lobuli (insieme di acini)
  • Panlobulare: interessa uno o più lobuli con compromissione dei bronchioli terminali, acini centrali e periferici
  • Parasettale: interessa acini periferici di uno o più lobuli vicini alla pleura
  • Irregolare: interessa alcuni acini periferici e alcuni centrali

Oltre alla tosse secca e grande affaticamento, il sintomo più importante nel paziente affetto da enfisema polmonare è la dispnea che si accompagna negli anni a modificazioni importanti ed evidenti della gabbia toracica che assume una tipica forma “a botte” e che fa assumere al paziente la classica postura a spalle sollevate per aiutare la respirazione, rumorosa e sibilante.

Possono presentarsi, nel progredire della malattia, cianosi delle labbra e del letto ungueale tali da imporre la somministrazione di ossigenoterapia, poiché sintomi di un deficit di ossigenazione sanguigna.

La diagnosi di enfisema si può sospettare dalla sintomatologia e dall’anamnesi del paziente gli esami sono simili a quelli per la diagnosi di BPCO.

In caso di grave compromissione polmonare si può ricorrere alla chirurgia toracica con interventi quali:

  • riduzione polmonare: asportazione della porzione di polmone interessato dalla malattia per permettere al restante sano di funzionare meglio
  • trapianto polmonare: sostituzione del polmone malato con uno sano compatibile

Entrambe le procedure chirurgiche vengono eseguite in casi estremi considerando l’alto livello di invasività e l’alto rischio di mortalità a breve e lungo termine.

Altre malattie respiratorie croniche

Oltre alla Broncopneumopatia cronica ostruttiva altre malattie croniche che colpiscono il polmone sono:

  • Asma. Colpisce circa 300milioni di persone nel mondo, può insorgere a qualsiasi età e può essere legata a sensibilizzazione allergica.
  • Enfisema.
  • Sindrome da apnee ostruttive del sonno.
  • Insufficienza respiratoria.
  • Fibrosi polmonare.