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Il sintomo principale dell’endometriosi, che è una malattia infiammatoria cronica, è un dolore mestruale ingravescente, che peggiora cioè col passare dei mesi e degli anni, e può comparire anche durante l’ovulazione. Solo in Italia, la patologia colpisce almeno 3 milioni di donne in età fertile – praticamente come il diabete - con un picco di incidenza tra 25 e 35 anni. Si stima che interessi tra il 2% e il 10% delle donne in età riproduttiva e il 30-40% delle donne con dolore pelvico cronico o problemi di fertilità.

La diagnosi di endometriosi arriva tardi: 7-10 anni dopo il presentarsi dei primi sintomi, con un grande impatto sulla qualità di vita e sulla salute riproduttiva, in particolare sulla fertilità.

Le ragazze, ma anche i genitori, tendono a considerare il dolore durante le mestruazioni (la dismenorrea) come un sintomo normale, da sopportare e vivere con rassegnazione. Il dolore mestruale cronico e invalidante, che può costringe le giovanissime a saltare diversi giorni di scuola, non è fisiologico e non va trascurato. Secondo studi europei dal 25 al 50% delle adolescenti che stanno a casa da scuola per colpa delle mestruazioni hanno già sviluppato la malattia. Una diagnosi precoce però fare una grande differenza, perché esistono cure efficaci. L’endometriosi riguarda circa 176 milioni di donne nel mondo, di cui 14 milioni in Europa, e ha una componente familiare: avere una madre o una sorella affetta dalla patologia aumenta di 7 volte il rischio di svilupparla.

Cos’è l’endometriosi

La patologia è dovuta alla presenza, all’esterno dell’utero, di tessuto endometriale, la mucosa che, in condizioni normali, ricopre esclusivamente la cavità uterina e ogni mese si sfalda e si rinnova con il ciclo mestruale. Tendenzialmente, in chi soffre di endometriosi, questo tessuto uterino si localizza anche nelle ovaie e nelle tube, ma nel tempo può invadere anche i legamenti dell’utero, la vescica, l’intestino e gli ureteri fino a provocare serie complicanze organiche. La particolarità di questo tessuto extrauterino, che è soggetto al ciclo ormonale, è quella di andare incontro mensilmente a delle micromestruazioni, cioè a dei sanguinamenti e cicatrizzazioni, che possono causare aderenze, cisti e noduli, che infiammano la cavità pelvica, da cui la sintomatologia dolorosa.

Attualmente, sono riconosciute tre manifestazioni (fenotipi) dell’endometriosi:

  • lesioni peritoneali superficiali (Sup) in cui il tessuto endometriale è nella cavità pelvica ed è considerata la forma meno grave;
  • lesioni ovariche (Oma) che si presentano come cisti localizzate nell’ovaio;
  • endometriosi profonda infiltrante (Die) in cui le lesioni sono sia all’interno del tessuto più profondo, come i legamenti utero-sacrali, oppure infiltrati nella muscolatura delimitata da organi quali utero, vescica, intestino, uretere. È considerata la forma più grave.

I sintomi

Il dolore pelvico cronico che caratterizza l’endometriosi, si definisce tale quando si verifica per più di sei mesi consecutivi. Può associarsi a perdite ematiche premestruali. Circa la metà delle pazienti lamenta dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia), mentre circa il 30% diventa infertile. Quando l’endometriosi coinvolge la vescica e l’intestino, possono verificarsi dolori durante la minzione (disuria) e l’evacuazione (dischezia) che si accentuano in prossimità della mestruazione. Completano il quadro clinico: gonfiore addominale, stitichezza alternata a diarrea, cefalea e stanchezza. È interessante notare che c’è anche un 20-25% delle pazienti che, nonostante la presenza di tessuto extrauterino diffuso a più organi, è asintomatico.

La diagnosi

Quando i dolori mestruali sono intensi e persistono, è consigliato rivolgersi al medico e quindi allo specialista, cioè il ginecologo. Oltre all’attenta anamnesi, con la ricostruzione della storia clinica, un’ecografia pelvica può essere molto utile per la diagnosi. In alcune situazioni potrebbero essere richiesti altri esami, ma il consiglio è di rivolgersi a centri specializzati per evitare di eseguire esami inutili.

Le cure

La gestione dell’endometriosi dovrebbe essere multidisciplinare per includere aspetti relativi a gestione del dolore, fisioterapia del pavimento pelvico, trattamenti medici e psicosessuologici.

Il trattamento per ridurre il dolore pelvico, quindi l’infiammazione, si basa sul controllo dell’espansione dell’endometrio attraverso una terapia ormonale - la pillola progestinica o estroprogestinica a basso dosaggio - e degli integratori. Accanto alla cura farmacologica, è importante seguire uno stile di vita che preveda attività fisica, ma anche esercizi per rinforzare i muscoli pelvici che sono stressati dalla contrattura causata dal dolore. Non è poi da sottovalutare il ruolo dell’alimentazione che dovrebbe essere ricca di frutta e verdura, che contengono sostanze ad azione antinfiammatoria. Nei casi più gravi, quando la terapia farmacologica non portasse alcun risultato, se l’endometrio fosse infiltrato nell’intestino o nell’uretere creando delle occlusioni per esempio, si può ricorrere alla chirurgia. Può inoltre essere utile il supporto di un’ostetrica per la ginnastica del pavimento pelvico, di un fisioterapista, un osteopata e uno psicologo. La patologia può comportare infatti una serie di limitazioni nello svolgimento di attività quotidiane, con assenze da scuola o lavoro, compromettendo la qualità di vita. Nel quadro psicologico, possono essere colpiti aspetti come l’immagine di sé, complicazioni nell’area lavorativa, relazionale e sessuale (dispareunia). Possono quindi presentarsi variazioni dell’umore e ansia per una possibile infertilità, senso di colpa, disagio.

Il Servizio sanitario

Molte donne non ne sono ancora a conoscenza, ma dal 2017 l’endometriosi nei livelli più avanzati - terzo stadio (o moderato) e quarto stadio (o grave) - è inserita nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti per le quali sono previsti Lea, cioè i Livelli essenziali di assistenza, che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire, che danno quindi diritto all’esenzione dal ticket sanitario per le prestazioni specialistiche di controllo come la visita ginecologica e l’ecografia addominale. Inoltre, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha realizzato un portale online tutto dedicato a questa malattia (Endometriosi.agenas.it ) che ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulla patologia e di promuovere corsi di formazione a distanza (Fad) per gli addetti ai lavori, in particolare medici di medicina generale, pediatri, ginecologi dei consultori, ambulatoriali e ospedalieri, anche per far fronte al persistere delle difficoltà nel fare una corretta diagnosi.

27/05/2022

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