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Quali sono le cause della Policitemia Vera?

La policitemia vera è una delle neoplasie mieloproliferative croniche ed è caratterizzata da un incremento eccessivo di alcune cellule del sangue, i globuli rossi. Per comprenderne le cause si devono andare a studiare le cellule da cui generano tutte le componenti del sangue, le cellule staminali ematopoietiche, che si trovano nel midollo osseo. È qui che qualcosa non funziona e le cellule del sangue, compresi globuli bianchi e piastrine, non vengono prodotte nelle giuste quantità. Il 95% dei pazienti con policitemia vera ha una mutazione specifica del gene JAK2: si tratta di un difetto acquisito nel corso della vita che rende le cellule del midollo osseo, che producono i globuli rossi, capaci di sottrarsi ai meccanismi di controllo e quindi provoca un eccesso di queste componenti del sangue.

La malattia dei tanti globuli rossi

Policitemia significa “tanti globuli rossi”, a indicare la caratteristica principale della malattia. È proprio la presenza eccessiva di queste cellule che provoca infatti la maggiore densità del sangue, che quindi scorre a una minore velocità aumentando il rischio di occlusioni dei vasi sanguigni. A essere più colpiti sono i vasi con diametro più piccolo e i sintomi delle alterazioni del microcircolo sono mal di testa, disturbi della vista e dell’udito, alterazioni della sensibilità di mani e piedi. Anche il rischio di occlusione dei grandi vasi - vene e arterie - aumenta, con complicanze che possono essere gravi. Si dice “vera” per diversificarla dalle forme secondarie, quelle cioè che insorgono come conseguenza di uno stimolo particolare, come la carenza di ossigeno.

La lenta progressione

Il morbo di Osler-Vaquez, così veniva anche chiamata in passato la policitemia vera, ha un andamento progressivo ma lento. Con il tempo, in alcuni casi può evolvere verso altre forme di malattia del sangue: in 10 anni, una percentuale variabile dal 5 al 20% dei pazienti sviluppa mielofibrosi secondaria, una condizione in cui nel tessuto midollare si formano delle fibre che ne modificano l’architettura, tanto che le cellule del sangue risultano alterate nel numero e nella forma. Più rara, ma possibile, è l’evoluzione della policitemia vera verso la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue che necessita di un intervento terapeutico tempestivo. Il rischio che la policitemia vera si trasformi in leucemia è un po’ più alto in pazienti con età avanzata e con una lunga storia di malattia alle spalle. L’aspettativa di vita è in media di 14 anni dalla diagnosi, ma se la diagnosi si riceve prima dei 60 anni, arriva fino a 24 anni.

Il gene JAK2

Nella quasi totalità dei casi la policitemia vera è dovuta a mutazioni nel gene JAK2. In circa il 95% dei pazienti è presente la mutazione V617F. Si tratta di una mutazione che si acquisisce nell’arco della vita: non è ereditaria e quindi non può essere trasmessa ai figli. È per via di questa alterazione che le cellule staminali ematopoietiche destinate a diventare globuli rossi aumentano la loro attività: la loro proliferazione e la loro crescita non vengono più regolate da specifiche proteine e ormoni, in particolare l’eritropoietina, come accade nelle persone sane. L’eritropoietina è l’ormone che regola la produzione dei globuli rossi e viene prodotto dal rene in funzione del contenuto di ossigeno del sangue: se il contenuto di ossigeno si riduce, il rene produce eritropoietina, per stimolare una maggiore produzione di globuli rossi. Di solito il meccanismo si regola da solo, ma la policitemia vera altera l’auto-regolazione, per cui la proliferazione dei globuli rossi avviene anche in assenza di eritropoietina. La scoperta della mutazione, avvenuta nel 2005, ha permesso lo sviluppo di farmaci che interagiscono specificatamente con il meccanismo alterato, gli inibitori di JAK2.

13/05/2022

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