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Tanto diffusa, ma poco nota, subdola e pericolosa, l'arteriopatia obliterante periferica (Pad) è una aterosclerosi localizzata alle arterie delle gambe, comunemente chiamata anche 'malattia delle vetrine'. Il motivo di questo nome è dovuto al fatto che quando una persona ne soffre tende a fermarsi spesso mentre cammina, con la scusa di guardare i negozi, ma in realtà solo per alleviare i dolori molto forti agli arti inferiori. L’arteriopatia periferica può avere conseguenze serie come l’invalidità permanente e preludere a infarto e ictus. In Italia colpisce intorno al 10% delle persone con più di 40 anni, ma è in crescita con un +23% registrato nell’ultimo decennio.

E il Covid sembra aver accentuato il problema: secondo uno studio pubblicato su 'Vascular Medicine' e condotto durante il primo lockdown in Campania, si è registrato un crollo (-50%) delle ospedalizzazioni tra i pazienti colpiti dalla malattia al suo stadio più grave, e un aumento del 29% delle amputazioni dell'arto colpito.

"Negli ultimi dieci anni il numero complessivo degli individui che soffrono di questa malattia aterosclerotica è aumentato del 23% - afferma Giovanni Esposito, presidente della Società italiana di cardiologia interventistica (Gise) - e si prevede che il tasso di crescita continuerà a salire, a causa dell’aumento del numero di pazienti diabetici e fumatori, nonché dell’invecchiamento della popolazione. Nonostante i programmi di prevenzione e sensibilizzazione infatti - sottolinea Esposito - anche Paesi con eccellenti sistemi di sanità pubblica stanno affrontando un aumento della casistica".

La Pad è una malattia subdola, perché di difficile individuazione: "Spesso si presenta senza sintomi precisi e - rileva il presidente Gise - i medici raramente tendono a ricercare un’eventuale sintomatologia ‘mascherata’. Tuttavia si possono individuare alcuni segnali più frequenti: il più tipico è la claudicatio intermittens, cioè una sorta di zoppia provocata da un forte dolore alle gambe che compare quando si cammina, specialmente in salita. Il disturbo comincia con una sensazione di pesantezza apparentemente banale, per poi aumentare fino a trasformarsi in fitte simili a crampi, che scompaiono temporaneamente soltanto fermandosi (da qui il nome comune di ‘malattia delle vetrine’).

Per il trattamento di questa patologia "l’ideale - afferma Eugenio Stabile, associato di Cardiologia e direttore dell’Uoc di Cardiologia dell’ospedale San Carlo di Potenza - sarebbe un centro vascolare multidisciplinare, possibilmente accreditato, il cui nucleo fondamentale sia composto da un angiologo/medico vascolare, un chirurgo vascolare e un cardiologo/radiologo interventista".

"Il team multidisciplinare - spiega Stabile - è essenziale per definire il percorso terapeutico medico e/o chirurgico, in base alle comorbidità e alla fragilità del paziente, nonché alle sue esigenze e al grado di invalidità generato dalla Pad. In funzione del quadro clinico e in considerazione di queste esigenze - conclude - la presa in carico all’ingresso in ospedale o nel setting ambulatoriale sarà definita nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta) e potrà essere effettuata dall’angiologo/medico vascolare o dal chirurgo vascolare, che hanno precedentemente definito le priorità e l’appropriatezza dell’iter nelle differenti situazioni”.

25/11/2021

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