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Concerti, tournée, lezioni ed esercitazioni, o lunghe prove e serate dal vivo: questa è la vita, per esempio, dei musicisti dell'orchestra dell'Ariston durante il Festival della canzone italiana. In queste e tante altre occasioni, i musicisti rischiano "la cosiddetta sindrome da 'overuse', un uso eccessivo o improprio dell'arto superiore" che può comprometterne la salute e le performance. Ne parla Giorgio Pajardi, direttore dell'Unità operativa di Chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica e docente all'università Statale di Milano, che suggerisce ai professionisti che si esibiscono a Sanremo di "fermarsi ad 'ascoltare le mani', per cogliere eventuali disturbi ed evitare di andare incontro a vere e proprie patologie".

Nella sua carriera lo specialista ha curato mani celebri come quelle del maestro Salvatore Accardo e della moglie Laura Gorna, violinisti, di Eros Ramazzotti e del percussionista Alex Battini. E nei giorni del Festival vuole porre l’attenzione sui rischi del mestiere: proprio a causa dell'intensità con cui utilizzano le mani, per loro preziosi strumenti di lavoro, i musicisti sono particolarmente esposti al rischio di patologie da sovraccarico degli arti superiori. A volte da 'guarire' con una terapia occupazionale che insegna ad acquisire posture più corrette; altre volte ancora, nei casi più gravi, da trattare con la chirurgia.

I musicisti sono da considerarsi "veri e propri atleti che devono esercitare la propria muscolatura, in particolare quella della mano, affinché diventi resistente e non vada in affaticamento", sottolinea l'esperto. "In reparto - racconta - ci capita spesso di prendere in carico strumentisti che hanno sviluppato una patologia dovuta al sovraccarico della mano, ma ci occupiamo anche di prevenzione rivolgendoci ai giovani musicisti. In entrambi i casi proponiamo esercizi e posizioni che, senza pregiudicare la performance artistica, consentono di ristabilire o di preservare lo stato di salute delle mani".

Tra gli strumenti musicali che più spesso sovraccaricano le mani ci sono le percussioni e soprattutto gli archi, perché il polso è fermo e le dita sono portate in grande tensione, con movimenti ripetuti per lunghi periodi di tempo. "Quando un musicista con un'infiammazione del tendine si rivolge a noi - esemplifica Pajardi - dopo aver curato la fase acuta della patologia impostiamo un percorso di riabilitazione ad hoc per 1-2 mesi, basato sulla terapia occupazionale che consente un ritorno ai gesti della propria quotidianità senza affaticare nuovamente l'arto. Con l'ausilio di bendaggi funzionali o tutori personalizzati e l'adozione di nuove posture, come un'inclinazione del polso diversa anche solo di pochi gradi, il musicista può riuscire a preservare il suo gesto professionale, senza infiammare nuovamente il tendine. Successivamente il consiglio è di proseguire con un follow-up mensile per almeno un anno".

"Studenti di conservatorio, musicisti amatoriali, fino a grandi maestri e professionisti: sono diverse decine i performer che ogni anno accedono alla nostra unità operativa - riferisce Elena Mancon, fisioterapista dell'Unità operativa di Chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica - Tra i motivi per cui si rivolgono a noi ci sono patologie da sovraccarico, overuse e misuse, o anche traumi che possono avvenire nella vita quotidiana, ma che su un paziente high demanding, come il musicista, richiedono un approccio specifico e adeguato". Precisa Pajardi: "Quando si opera un tunnel carpale o un dito a scatto in un musicista non si dovrebbe procedere con un intervento a cielo aperto perché, pur permettendo la risoluzione del problema, sottrarrebbe al paziente una frazione del meccanismo di funzionamento del tendine. In una persona normale questo cambiamento non verrebbe neppure percepito, ma in un virtuoso del violino significherebbe alterare in modo importante la tecnica esecutiva".

"Molti musicisti - testimoniano Salvatore Accardo e Laura Gorna - durante la loro carriera artistica hanno bisogno, dopo un infortunio o le conseguenze di overuse delle articolazioni delle mani, di rivolgersi ai migliori specialisti. Nel centro del professor Pajardi, presso l'ambulatorio dell'ospedale San Giuseppe di Milano, siamo stati seguiti dalla diagnosi fino alla guarigione, con una competenza senza uguali. L'attenzione straordinaria al paziente musicista, la riabilitazione mirata, ne fanno un centro di riferimento mondiale per tutti coloro che svolgono questa professione". È a loro che gli esperti struttura si rivolgono: "Quando si inizia a percepire una condizione di disagio alla mano, di maggior fatica o altri sintomi prima sconosciuti, e quando la prestazione tende a decadere pur non avendo incrementato la propria attività concertistica o le esercitazioni, può essere opportuno rivolgersi al medico, per valutare se e come impostare un percorso riabilitativo".

01/02/2022

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