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Molti cittadini europei hanno difficoltà nel comprendere questioni che riguardano la salute, in particolare nel giudicare le diverse opzioni terapeutiche, utilizzare le informazioni dei media per prevenire le malattie o trovare informazioni su come gestire eventuali problemi medici. L’Italia, in particolare, è fanalino di coda in Europa per la scarsa capacità di capire e utilizzare questo tipo di informazioni: ha difficoltà il 31% dei connazionali intervistati, contro un media europea del 23%. Tale situazione, registrata in uno studio europeo sull’alfabetizzazione sanitaria (hls19), non è da sottovalutare, secondo un recente articolo pubblicato su The Lancet perché, anche in riferimento al Covid-19, la scarsa educazione dei cittadini, oltre ad avere costi elevati, può portare a un problema di salute pubblica.

Italiani ultimi in Europa nel comprendere questioni sanitarie

Dieci anni dopo il primo studio europeo sull'alfabetizzazione sanitaria (hls-eu) che ha interessato otto paesi dell'Ue, sono stati diffusi i risultati del secondo lavoro europeo (hls19, dell’Action Network on Measuring Population and Organizational Health Literacy, M-Pohl) che, tra il 2019 e il 2021, ha raccolto le interviste di 42.445 cittadini di 17 paesi della regione europea dell'Oms: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Israele, Italia, Norvegia, Portogallo, Federazione Russa, Slovacchia, Slovenia e Svizzera. I questionari hanno riguardato l'alfabetizzazione sanitaria generale e specifiche questioni come: capacità di distinguere informazioni sanitarie sul web, comunicazione con i medici, uso del digitale e vaccinazioni. L'alfabetizzazione sanitaria e la qualità della vita in termini di salute, sono state correlate, quindi, ai costi sanitari.

In Italia, il 31% dei 3500 intervistati considera “molto difficile” o “difficile” rispondere alle domande di un questionario composto da 12 items, il che significa, in base alle valutazioni del test, che nel nostro Paese ci sono 31 persone su 100 che hanno un livello di comprensione sanitaria (Health Literacy) ‘inadeguato’, anche in riferimento alle domande che avevano come oggetto il Covid 19, nonostante si tratti del principale argomento sanitario degli ultimi due anni. In Europa non va tanto meglio, con una media del 23% anche se, come osservano gli estensori dello studio, ci possono essere discrepanze in base alle metodologie applicate nello studio (25-72%). In ogni caso per il 53% degli italiani è 'facile' e per il 16% 'molto facile' districarsi su questi argomenti.

La principale difficoltà, tra i cittadini europei, è nel giudicare le diverse opzioni di trattamento farmaceutico o chirurgico, quindi nell'impiego delle informazioni dei media (tv, radio e giornali) per prevenire le malattie e nel trovare informazioni su come gestire i problemi mentali.

Per quanto riguarda le informazioni presenti sul web, i partecipanti hanno difficoltà, ad esempio, a comprendere quelle sulle riforme sanitarie, sull'idoneità dei servizi sanitari e l'estensione della copertura assicurativa sanitaria, e sui diritti dei pazienti.

La scarsità di tempo a disposizione influisce su un basso livello di alfabetizzazione sanitaria relativa alla comunicazione con i medici, tanto che, in una sorta di circolo vizioso, è stato riscontrato che i partecipanti con una minore alfabetizzazione sanitaria hanno più contatti con medici di famiglia e servizi di emergenza.

La competenza sanitaria digitale - cioè la capacità di giudicare l'affidabilità delle informazioni, comprendere se vengono offerte con interessi commerciali, ma anche di utilizzare le informazioni per risolvere un problema di salute - non è acquisita per molti cittadini a livello europeo.

Compito difficile, per gli europei, è anche giudicare di quali vaccini si abbia bisogno e trovare informazioni sulle vaccinazioni raccomandate. D’altro canto, una migliore alfabetizzazione sanitaria in materia di vaccinazione è correlata a un effetto positivo sul comportamento vaccinale auto-riferito, una maggiore fiducia nelle vaccinazioni e migliore percezione e conoscenza del rischio.

Alfabetizzazione sanitaria e status socio-economico

La ricerca evidenzia che un basso livello di salute auto-percepita è associata a un basso status socio-economico e all’indigenza finanziaria. Questo dato è comune a tutti i Paesi coinvolti nello studio e in linea con quanto già evidenziato in letteratura. I cittadini con una minore alfabetizzazione sanitaria non solo si rivolgono più frequentemente ai medici di famiglia e ai servizi di emergenza, ma svolgono anche meno attività fisica, consumano poca frutta e verdura e hanno una ridotta percezione di sé stessi e più problemi di salute a lungo termine. Proprio la pandemia Covid-19 ha messo in evidenza un rapporto stretto tra la disponibilità a farsi vaccinare e livello di alfabetizzazione sanitaria: uno studio pubblicato nel dicembre scorso sul Journal of Public Health dimostra che il rischio di esitare a vaccinarsi è decisamente più alto nella popolazione con bassa alfabetizzazione sanitaria. Nell’articolo su The Lancet, gli stessi autori - Paakkari e Okan - sostengono che la pandemia abbia evidenziato come la scarsa educazione sanitaria dei cittadini sia un problema di salute pubblica.

Investire in formazione sanitaria

“I paesi dovrebbero investire in regolari indagini comparative sull’alfabetizzazione sanitaria della popolazione”, secondo Christina Dietscher, co-presidente della politica M-Pohl. Si stima infatti che i pazienti con un basso livello di alfabetizzazione sanitaria costino, e non poco: 238 miliardi di dollari ogni anno solo negli Stati Uniti, pari a circa il 10% del fondo sanitario e nel Regno Unito tra il 3 e il 5% del budget annuale per la sanità. Tra le raccomandazioni a ogni Paese, espresse nel report recentemente pubblicato, spicca quella di condurre un’indagine sull’alfabetizzazione sanitaria, e sostenere pratiche e raccomandazioni in grado di incoraggiare lo sviluppo di piani annuali dedicati all’alfabetizzazione sanitaria.

Come riferimento ci sono iniziative tipo quella svizzera che, già nel 2019, ha avviato la distribuzione della “Guida pratica all’alfabetizzazione sanitaria”, dedicata in particolare alle persone svantaggiate, ma anche quella della Medical School di Harvard che con il progetto “Covid -19, Health Literacy Project” ha elaborato guide informative sul Covid-19 in 30 lingue differenti, di cui tre dedicate ai genitori per “spiegare” il Covid-19 ai bambini e agli adolescenti.

In Italia qualcosa è stato fatto nel 2015, con il progetto di informazione e formazione su tematiche inerenti alla salute, finanziato dal ministero della Salute, dal titolo “Alfabetizzazione sanitaria e empowerment del paziente attraverso lo sviluppo di un sistema informativo elettronico nel campo della salute” con l’obiettivo di realizzare un portale di informazione medica per il cittadino e l’erogazione di corsi di formazione per le associazioni di pazienti. Attualmente, del portale online (denominato Medusa) e dei corsi avviati a Roma e Reggio Calabria non c’è più traccia. Il motivo, secondo l’Istituto superiore di sanità, è dovuto a un problema comune a tutti i progetti finanziati: sono attivi fin quando vengono elargiti i finanziamenti, poi si bloccano.

22/04/2022

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