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I trattamenti chemioterapici spesso causano una serie di disturbi che vanno ben oltre la perdita dei capelli. Nelle donne, inducendo la comparsa della menopausa prematura, si possono ad esempio manifestare: sintomi vasomotori, disfunzioni sessuali e disturbi uro-genitali, che includono secchezza vaginale, prurito, irritazione e frequenti infezioni del tratto urinario che rientrano nel quadro della Sindrome Genitourinaria della menopausa (Genitourinary Syndrome of menopause-Gsm).

Questa condizione può compromettere la qualità della vita, ma anche l’efficacia della cura, perché l’aderenza al trattamento, cioè l’assunzione della terapia oncologica, può diventare scarsa o, addirittura, essere interrotta precocemente.

Ogni anno, secondo l’Associazione italiana oncologia medica (Aiom), ci sono circa 55mila nuove diagnosi di tumore al seno nel nostro Paese e, di queste, quasi 9 mila riguardano donne con meno di 50 anni. Nonostante il disturbo sia molto comune tra le donne in terapia, oncologi e pazienti faticano ad esprimere questi problemi sessuali e vaginali e, d’altro canto, purtroppo, sono disponibili poche soluzioni.

Il modo e l’intensità con cui si manifestano i sintomi possono variare da donna a donna e dipendono molto anche dall’età. “Generalmente insorgono lentamente – spiega Maddalena Mallozzi, specialista in Ginecologia e Ostetricia, responsabile del Centro Menopausa della Clinica Paideia di Roma e volontaria dello sportello Sex and Cancer -. Si comincia a percepire prima la secchezza vaginale, poi i dolori durante i rapporti sessuali. Successivamente è possibile che si verifichino delle perdite di urine in seguito a uno starnuto o a uno sforzo fisico per la compressione delle pareti addominali, oppure, che si avverta l’urgenza di urinare, improvvisamente, senza riuscire a trattenersi. Fino ad arrivare anche al calo del desiderio sessuale”.

I rimedi disponibili per la Gsm

Il trattamento di prima linea della sindrome genitourinaria da menopausa indotta prevede l’impiego di rimedi non ormonali con idratanti vaginali, lubrificanti e gel. “Via libera a creme a base di collagene e acido ialuronico – precisa la specialista -. Per ottenere dei buoni risultati devono essere applicate immediatamente, anche prima di cominciare i trattamenti oncologici o in stretta concomitanza. Altrettanto ottimi sono gli esiti che si raggiungono attraverso i laser vaginali. Ne esistono di ablativi e non ablativi: questi ultimi sono da preferire ai primi, poiché non ledono i tessuti e inducono a una produzione fisiologica di collagene e acido ialuronico”.

Sulla terapia di recente introduzione per questa sindrome, rappresentata dalla laser-terapia intravaginale, i dati disponibili suggeriscono che l'induzione di cambiamenti morfologici nel tessuto vaginale con l'intervento laser possa alleviare i sintomi della secchezza e della dispareunia (dolore genitale che si verifica subito prima, durante o dopo un rapporto sessuale) che accompagnano la sindrome genitourinaria. Il laser CO2 frazionato microablativo o il laser vaginale non ablativo Erbio YAG (VEL) sono opzioni che evitano interventi ormonali e per questo offrono un potenziale vantaggio rispetto alle terapie farmacologiche. Il laser CO2 si pone l’obiettivo di mirare al tessuto più superficiale, il VEL pare possa rimodellare la componente tessutale più profonda e promuovere la sintesi del collagene. Questo effetto può favorire la produzione di nuovo collagene che successivamente potrebbe portare a una migliore integrità ed elasticità dei tessuti. I dati disponibili suggeriscono che i laser VEL o CO2 abbiano il potenziale adatto per migliorare i disturbi della sindrome genitourinaria, migliorando la qualità di vita di queste donne.

Gli esperti ricordano inoltre che la donna, soprattutto se in età fertile, può anche riprendersi naturalmente dalla sindrome uro-genitale, senza l’utilizzo di terapie.

11/04/2023

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