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Un disturbo poco conosciuto come la vulvodinia ha conquistato di recente gli onori della cronaca grazie a una proposta di legge che prevede il suo riconoscimento all’interno Livelli Essenziali di Assistenza del Sistema Sanitario Nazionale (Lea), ovvero tra le prestazioni accessibili ai cittadini in maniera gratuita o tramite pagamento di ticket. Ma di che patologia si tratta, cosa implica e perché è impor-tante che ottenga questo riconoscimento?

Cos’è la vulvodinia

La vulvodinia provoca una serie di sintomi che coinvolgono la vulva, ovvero la zona che circonda l'accesso alla vagina. La sua manifestazione principale è un dolore persistente, che può assumere la forma di fitte o scosse e arrivare a coinvolgere anche glutei, ano e interno delle cosce. Può inoltre verificarsi una sensazione di bruciore, anche molto intenso. Il dolore è spontaneo oppure causato da rapporti sessuali, inserimento di un tampone o anche solo dall’atto di sedersi o accavallare le gambe.

La vulvodinia può presentarsi in donne di ogni età e si può manifestare con dolore cronico oppure episodico, con picchi generalmente nella fase premestruale.

Questa malattia è spesso associata ad altre patologie come il vaginismo, responsabile di contrazioni involontarie dei muscoli che circondano la vagina e quindi di dolore durante la penetrazione. Altri disturbi spesso collegati alla vulvodinia sono la cistite interstiziale, che interessa la vescica, e la sindrome del colon irritabile.

Una sofferenza non riconosciuta

La vulvodinia non ha una causa chiara ed è probabilmente innescata da una serie di fattori associati, come episodi ripetuti di candida o traumi fisici in occasione del parto.

Si tratta di una condizione difficile da individuare e determina, in molti casi, un percorso diagnostico che si prolunga per anni, con effetti pesanti sulla qualità della vita della paziente e, in particolare, sulla sfera sessuale. Spesso i sintomi della vulvodinia vengono sottostimati e attribuiti esclusivamente a motivazioni psicologiche, come stress, ansia e depressione, lasciando le donne da sole con il dolore e con un forte senso di disagio e incomprensione.

Normalizzazione della patologia

In questo contesto si inserisce l’esigenza di normalizzare questa malattia e di un suo riconoscimento all’interno dei Lea, in modo da permettere a chi ne soffre di superare imbarazzi e difficoltà di diagnosi e riuscire a ottenere la terapia e il sostegno più adeguati.

La proposta di legge è stata promossa dal “Comitato Vulvodinia e Neuropatia del pudendo” che comprende cinque associazioni: Aiv – Associazione Italiana Vulvodinia Onlus, Ainpu Onlus – Associazione Italiana Neuropatia del Pudendo, Casa Maternità Prima Luce – progetto Gruppo Ascolto Vulvodinia, Associazione VulvodiniapuntoinfoOnlus, Associazione Viva – Vincere Insieme la Vulvodinia. Ad accendere ulteriormente i riflettori sulla questione ha contribuito la presenza di Giorgia Soleri, influencer e attivista, che ha assunto il ruolo di testimonial, coa-diuvata dall'impegno di diversi medici specialisti.

L’obiettivo della proposta di legge è di superare lungaggini diagnostiche, dovute spesso all'impreparazione delle strutture sanitarie ad affrontare questa problematica, e a dare dignità ai sintomi con cui sono costrette a convivere circa il 12-15% delle donne (dati AIV-Associazione Italiana Vulvodinia Onlus).

Nello stesso tempo, è fondamentale garantire a tutte le pazienti l’accesso alle cure tramite SSN, che devono essere personalizzate e che possono essere integrate anche da terapie di tipo cognitivo-comportamentale e sessuologico, utili per aiutare a vivere l’intimità con il partner con rinnovata serenità.

23/06/2022

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