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A causa della Pandemia, almeno 35 milioni di Italiani, cioè quasi il 60%, hanno avuto problemi a ricevere assistenza sanitaria per patologie non-Covid. Tra questi, 10 milioni sono quelli che hanno subito cancellazioni e hanno rinunciato alla cura. Inoltre, circa il 64% della popolazione italiana si è tenuto a distanza da ospedali e ambienti sanitari. Sono alcuni dei dati contenuti nell’indagine sull’impatto sociosanitario ‘Gli Italiani e il Covid-19' della Fondazione Italia in Salute.

Per garantire assistenza sanitaria dei pazienti fragili o con malattie croniche, si sono moltiplicate le iniziative per rimodulare l’erogazione dei servizi sanitari secondo modelli assistenziali e di cura a distanza. Dall’inizio della pandemia - marzo 2020 - sono state censite oltre 220 progetti avviati dalle aziende sanitarie: più del 70% era finalizzato all’assistenza e alla cura dei pazienti non-Covid, secondo gli Instant Report Covid-19 settimanali di Altems. Anche le associazioni dei pazienti si sono attivate, con oltre 50 iniziative focalizzate sul potenziamento di attività e di servizi grazie all’utilizzo del digitale, per una indagine del Patient Advocacy Lab dell’Altems.

La telemedicina è diventata così, per istituzioni e pazienti, una priorità clinica e sociale, tanto da essere rapidamente promossa da tecnica sperimentale di poche aziende sanitarie innovative a realtà operativa riconosciuta addirittura attraverso la pubblicazione delle “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina” approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 17 dicembre 2020.

Telemedicina subito: i benefici dallo studio delle prestazioni erogate

In questi mesi l’attività di assistenza sanitaria a distanza è stata studiata e monitorata grazie al progetto Telemedicina Subito promosso da Altems e la collaborazione, su base volontaria, di alcune aziende sanitarie. Sono stati considerati alcuni specifici contesti clinico organizzativi e messi a punto dei manuali operativi dettagliati gratuiti per spiegare come erogare – in modo completo, sicuro, rapido e rendicontabile – prestazioni in telemedicina attraverso piattaforme conosciute, gratuite e di accesso facile e immediato anche per il paziente.

Tra i manuali più scaricati ci sono quelli relativi a patologie e setting assistenziali quali: oncologia, neurologia, reumatologia, neuropsichiatria infantile, percorso nascita, diabetologia, dermatologia e assistenza domiciliare.

Sulla base della stessa metodologia sono in corso progetti multicentrici per definire come introdurre la telemedicina nell’ambito del percorso di cura dei pazienti affetti da emofilia (progetto REmoTe) e da Hiv (progetto Digitas), in collaborazione anche con le relative Associazioni di pazienti.

Per le prestazioni erogate vengono raccolti indicatori, ovviamente anonimi, che consentono di valutare e misurare con criteri scientifici la validità dei protocolli definiti, in termini organizzativi, clinici e di gradimento. Proprio quest’ultimo è ritenuto sempre elevato in pazienti di tutte le fasce di età, dai cinque agli oltre ottanta anni.

La telemedicina impatta positivamente sui costi di spostamento dell’85% dei pazienti

L’adozione di modelli di cura e assistenza basati sulla telemedicina comporta benefici dal punto di vista sociale e della sostenibilità, soprattutto se si considerano tempi e costi per gli spostamenti. Anche senza entrare in analisi più complesse è immediato valutare l’impatto che una visita a distanza può avere, in particolare per i pazienti con malattie croniche e/o rare che spesso risiedono in territorio extra-urbano e vengono curati da centri specializzati, spesso anche fuori della Regione. Si deve inoltre considerare che, se il paziente non è autonomo, gli spostamenti diventano ancora più onerosi, visto che c’è la necessità dell’accompagnamento di un familiare o del caregiver.

Da una analisi di 471 televisite erogate da cinque centri è risultato che solo il 15% dei pazienti risiede nello stesso comune. Grazie alla telemedicina, il rimanente 85% dei pazienti ha risparmiato - fra andata e ritorno - uno spostamento medio (calcolato con l’utilizzo dei servizi di Google Maps) dell’ordine di 180 chilometri, per un tempo superiore alle due ore. Ovvero almeno mezza giornata impegnata per una visita di 30 minuti. Ipotizzando, secondo una stima ottimistica, che tutte le auto siano conformi alle misure Euro-6, può essere stimato anche l’impatto ambientale, con una riduzione complessiva di circa 7 tonnellate di emissioni di anidride carbonica (CO2).

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