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C’è un’inversione di tendenza nella lotta al fumo e l’impatto sulla mortalità è evidente. Anche per questo servirebbe partire con lo screening del tumore al polmone. “Dopo il periodo favorevole legato alla legge Sirchia, che ha indotto una notevole riduzione dei fumatori, il processo virtuoso si è arrestato e ci sono segnali di inversione di tendenza soprattutto nelle donne”, osserva Ugo Pastorino, direttore della struttura complessa di Chirurgia toracica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. “Negli ultimi 10 anni, la percentuale dei fumatori non è scesa e si attesta tra 22-24%. Quasi un quarto degli italiani che fuma – riflette il chirurgo - è triste, inaccettabile perché ha un forte impatto sulla curva di mortalità per tumore polmonare, che ha smesso di scendere, e questo è un problema grosso”.

In un contesto già difficile, si è abbattuta la pandemia. “Non abbiamo dati certi sull’effetto del Covid nei fumatori - dice Pastorino - ma temo che il lockdown abbia anche peggiorato la situazione. Adesso è molto importate riprendere la campagna di prevenzione con lo screening e aiutare chi vuole smettere, mettendo a disposizione farmaci che rendono più facile smettere di fumare”.

Con lo screening polmonare su soggetti a rischio, il 50-60% dei casi è in fase curabile

Lo screening fa davvero la differenza. “Permette di anticipare la diagnosi di cancro al polmone e invertire il rapporto dei casi trovati in fase avanzata su quelli curabili – aggiunge il chirurgo -. Oggi con la diagnosi nei sintomatici - che fanno indagini per dolore toracico, tosse, catarro o altri disturbi – in più del 70% dei casi (3 su 4) si trova un tumore in fase avanzata. Con lo screening, in più della metà dei pazienti il tumore polmonare può essere diagnosticato in fase iniziale, quando è curabile con un intervento semplice e risolutivo. In questi casi, la probabilità di guarigione è superiore al 70%”.

Al via un progetto pilota di screening in 18 centri nazionali (RISP)

I forti fumatori con più di 55 anni, che hanno fumato tutta la vita almeno un pacchetto di sigarette al giorno, sono i destinatari dello screening polmonare annuale. “I forti fumatori – spiega Pastorino – avranno programmi di controllo basati sul rischio individuale, con la TC a basse dosi ogni anno, o a intervalli di due-tre anni se il rischio è minore. In questo modo si potranno diagnosticare i tumori in fase iniziale”. A tale proposito, il ministero della Salute, a novembre del 2021, ha finalmente finanziato un programma di screening a livello nazionale con la messa a punto della Rete italiana per lo screening polmonare (RISP), quasi 20 centri che hanno esperienza come casistica e capacità. “Questo programma durerà 2-3 anni- continua. - Se i risultati saranno positivi, come pensiamo, nell’arco di 3-4 anni lo screening potrebbe diventare una pratica rimborsata dal Sistema sanitario, come la mammografia nelle donne”. Si tratta di un programma che può essere applicato su larga scala e che ha pochi rischi.

Il progetto, che parte a gennaio 2022, coinvolge i medici di medicina generale. “Desideriamo che il medico di famiglia sia il mediatore di questa informazione, che parli con i suoi assistiti e proponga la partecipazione al programma e partecipi alla gestione delle lesioni scoperte con la TC di screening. Vogliamo coinvolgerli anche in una attività di cessazione del fumo”, spiega l’esperto.

Il valore aggiunto dello screening polmonare con AI

“La TC, a differenza della mammografia, sarà analizzata con programmi di intelligenza artificiale (AI) che aiutano molto la lettura del radiologo e permettono di distinguere bene le lesioni sospette da quelle non sospette ed evitare falsi positivi ed interventi chirurgici per patologie benigne, con un’esposizione radiante bassissima. Inoltre - precisa Pastorino – la TC del torace ci dà tantissime altre informazioni: non solo come stanno i polmoni, ma anche il cuore. Chi fuma molto ha più probabilità di morire anche per problemi cardiovascolari come l’infarto o l’ictus oppure per bronchite cronica ed enfisema. Con la Tac – continua lo specialista - fotografiamo il livello di danno cardiaco e polmonare. Questa informazione è molto accurata con i nuovi sistemi di lettura perché si può misurare il grado di calcificazione delle coronarie, che predice in modo molto accurato il rischio di avere un infarto o un problema cardiovascolare grave”.

Ma c’è di più, perché lo screening è anche un momento di contatto per aiutare i fumatori a smettere, in particolare se la TC rileva un danno cardiaco o polmonare. “Una delle esperienze maturate in 20 anni di screening – ricorda Pastorino - è che chi fa la TC è in un momento di particolare sensibilità e, con l’aiuto di farmaci adeguati può smettere di fumare”. All’Istituto tumori di Milano usano un farmaco naturale preparato in farmacia come galenico, che è usato da anni in altri Paesi. In Istituto la Citisina è stata testata insieme alla TC di screening in uno studio randomizzato, con risultati molto interessanti che saranno presto disponibili. “Screening e prevenzione possono andare insieme: l’obiettivo è convincere il ministero della Salute che i farmaci antifumo funzionano e devono essere rimborsati: si rimborsano molti farmaci per la bronchite cronica causata dal fumo, perché non usare un farmaco che è certamente preventivo? - domanda lo specialista -. In Gran Bretagna, dove sono rimborsati, si è registrato un crollo dei fumatori dai 50 agli 80 anni, la fascia ad alto rischio. Non chiediamo che siano rimborsato nei giovani, ma in chi è ad alto rischio”.

Lo screening è possibile anche in tempo di pandemia

Il Covid ha diminuito in tutto il mondo la diagnosi dei tumori e bloccato i programmi screening. Un anno terribile. L’istituto tumori di Milano, quando è scoppiato il Covid aveva progetti importanti in corso, per questo si è cercato il modo per non fermarli. “Abbiamo chiesto l’autorizzazione del nostro comitato etico e fatto uno studio per mettere a punto un sistema di filtro e continuare a fare screening in sicurezza, utilizzando un tampone antigenico rapido – conclude Pastorino -. Siamo stati fermi sei mesi, da marzo a settembre 2020, poi siamo ripartiti filtrando con tampone tutto il personale sanitario e i volontari, e abbiamo avuto risultati incoraggianti. Ora, nei vaccinati, il tampone non è più necessario. Abbiamo dimostrato che si può continuare a fare protezione e diagnostica nonostante il Covid e che gli ospedali non si devono chiudere”.

I 18 centri Rete italiana per lo screening polmonare (RISP) coinvolti nel programma

  • Presidio ospedaliero “Santo Spirito” di Pescara (Abruzzo);
  • Centro di riferimento oncologico di Basilicata;
  • Azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio” (Calabria);
  • Istituto nazionale tumori “Fondazione G. Pascale” (Campania);
  • Azienda ospedaliera specialistica dei Colli (Campania);
  • Azienda ospedaliero-universitaria di Parma (Emilia-Romagna);
  • Irccs in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia di Reggio Emilia (Emilia-Romagna);
  • Istituto nazionale dei tumori Regina Elena (Lazio); Ospedale Policlinico San Martino (Liguria);
  • Istituto nazionale dei tumori di Milano (Lombardia) Asst Papa Giovanni XXIII (Lombardia);
  • Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali riuniti di Ancona (Marche);
  • Apss Trento;
  • Azienda ospedaliera universitaria San Luigi Gonzaga (Piemonte);
  • Istituto Tumori G. Paolo II (, Puglia);
  • Azienda ospedaliera Cannizzaro (Sicilia);
  • Azienda ospedaliero-universitaria Careggi (Toscana);
  • Istituto oncologico veneto (Veneto).

La rete è coordinata dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Il progetto prevede un finanziamento di due milioni di euro per il biennio 2021-2022.