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Cominciare lo svezzamento del neonato per i genitori si rivela spesso un percorso ad ostacoli. La prima difficoltà è rappresentata dal capire quale approccio adottare, fra i diversi oggi a disposizione, in modo da garantire il benessere del bambino e favorirne la crescita in maniera adeguata.

Quando iniziare lo svezzamento

Con il termine svezzamento si intende il passaggio da un’alimentazione basata esclusivamente sul latte all’introduzione di altri alimenti. Un’espressione alternativa è alimentazione complementare, che rende meglio l’idea di un arricchimento della dieta del bambino.

Lo svezzamento va generalmente cominciato a partire dai 6 mesi, come raccomanda anche l’Organizzazione mondiale per la sanità, quando il latte materno inizia a non essere più adatto a soddisfare tutte le esigenze nutritive del neonato. In molti casi, però, viene consigliata l'introduzione graduale della frutta già partire dal 4° mese. L’allattamento al seno non deve comunque considerarsi necessariamente concluso con l’inizio dello svezzamento; al contrario, continuare ad allattare a richiesta fino al compimento del 12° mese comporta diversi benefici, come aumentare la capacità di tollerare diversi alimenti e ridurre il rischio di allergie.

Oltre all’età, si può capire se è il momento giusto per dare il via allo svezzamento se il bambino:

  • riesce a stare seduto da solo;
  • mostra interesse verso il cibo;
  • ha raddoppiato il peso dalla nascita.

Svezzamento classico: come gestire le prime pappe

All’interno di una metodologia di svezzamento classico, gli alimenti vengono introdotti in maniera graduale, secondo uno schema articolato su base mensile. Sarà il pediatra, anche valutando l’effettiva situazione del neonato, a impostare i diversi passaggi, in modo da abituarlo poco alla volta alle diverse consistenze e ai nuovi sapori, anche in ottica di limitare la possibilità di sviluppare allergie. Per questo motivo alimenti come l’uovo o il pomodoro vengono spesso inseriti piuttosto tardi.

In questo quadro, i primi assaggi consistono solitamente in pochi cucchiaini di frutta frullata o omogeneizzata come spuntino, partendo con pera, mela, banana o prugna. Successivamente, si cominciano a preparare i primi veri pasti in sostituzione del latte, a partire dal pranzo per poi arrivare anche alla cena.

I primi pranzi prevedono solitamente brodo vegetale preparato con carota, patata e zucchina, a cui vengono aggiunte le stesse verdure passate insieme a crema di riso, di mais, di tapioca e multicereale, a rotazione. In seguito, la pappa è arricchita da pastina e da carne liofilizzata, omogeneizzata oppure cotta al vapore e frullata, da pesce e da formaggio.

La pappa deve essere considerato un piatto unico e deve quindi arrivare a comprendere, secondo le proporzioni indicate dal pediatra, tutti gli elementi nutritivi necessari, ovvero carboidrati, proteine, vitamine, ferro, minerali, oligoelementi e acidi grassi essenziali.

Poco alla volta, oltre all’introduzione di nuove tipologie di alimenti, il bambino comincia a sperimentare consistenze sempre meno morbide, a partire dalla pastina per passare ai primi pezzetti di carne e di pesce.

Svezzamento naturale: alimentazione sana e rispetto dell’ambiente

Sempre più diffuso è lo svezzamento naturale, utile per iniziare a impostare sane abitudini alimentari da proseguire poi nel corso degli anni. Lo svezzamento naturale intende, infatti, prevede di fornire una dieta salutare, all’insegna del rispetto dell’ambiente e della sostenibilità, prediligendo fin dalle prime pappe il consumo di cibi biologici. Vanno favorite, quindi, frutta e verdura di stagione, fresche e coltivate senza l’utilizzo di additivi chimici. L’attenzione alla filiera produttiva, anche per quanto riguarda carne, pesce e formaggi, porta a scegliere alimenti di qualità superiore, sia a livello di capacità nutritive che di sapore.

Cibi di tipo biologico sono ormai reperibili anche nel circuito della grande distribuzione, che propongono ampia scelta, per esempio, di creme ai cereali, biscotti e omogeneizzati.

Autosvezzamento: alimentazione complementare a richiesta

Modello sempre più in voga, l’autosvezzamento promuove un’alimentazione complementare incentrata sulle richieste del bambino stesso.

A differenza di un’impostazione classica, l’autosvezzamento non prevede rigide tempistiche per l’introduzione dei nuovi alimenti, ma si basa sull’osservazione dell’interesse manifestato dal bambino nei confronti del cibo.

Il punto di partenza per questo tipo di svezzamento è che la famiglia adotti una dieta sana ed equilibrata, senza eccesso di sale o uso di spezie piccanti. Il bambino va quindi coinvolto a tavola durante i normali pasti e va lasciato libero di sperimentare i cibi verso cui mostra di essere attratto, che gli vanno offerti in piccoli pezzetti. In questo modo, viene stimolato un atteggiamento curioso nei confronti delle novità, insieme alla capacità di masticazione. Questo processo porta il bambino, poco alla volta, a saziarsi completamente tramite questi assaggi, determinando un passaggio spontaneo e naturale di sostituzione del latte con i pasti a tavola.

I fautori dell’autosvezzamento apprezzano soprattutto l’approccio meno schematico e i benefici relazionali, poiché ogni pasto diventa un momento di condivisione tra tutta la famiglia.

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