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Rinvii e ritardi soprattutto per visite specialistiche e diagnostiche: per i malati non covid curarsi è un percorso ad ostacoli: 1 paziente su 2 dichiara che con la pandemia sono aumentate le criticità nell’accesso alla diagnosi e cura per la propria patologia, oltre alle difficoltà ad attivare l’assistenza domiciliare integrata e a farsi riconoscere l’invalidità o handicap.

Va meglio, per fortuna, sul fronte della prevenzione, grazie al recupero di alcuni ritardi negli screening programmati e nelle vaccinazioni ordinarie.

È questa la fotografia scattata dal XIX Rapporto sulle politiche della cronicità, dal titolo "La cura che (ancora) non c’è", realizzato da Cittadinanzattiva con il coinvolgimento di 64 associazioni di pazienti con patologia cronica e rara aderenti al CnAmc (Coordinamento nazionale Associazioni malati cronici) e di circa 3000 pazienti.

L'indagine rivela dunque che un paziente su due (52,4%) ritiene aumentate le criticità, il 41,4% invariate e il 6,2% leggermente peggiorate. Il 40,5% dichiara che è più difficile effettuare una visita specialistica a causa degli ambulatori chiusi o delle liste di attesa (lo scorso anno la percentuale delle segnalazioni era del 35,3%). Stessa situazione viene segnalata per quanto riguarda le prestazioni diagnostiche e ricoveri sempre a causa della lista di attesa: si passa dal 36,5% al 39,9% e anche per le prestazioni diagnostiche in generale. Negative ma stabili le segnalazioni di ritardi negli interventi chirurgici, lo segnala ancora un cittadino su tre. I pazienti lamentano anche una minore attenzione al dolore collegato alla propria patologia: lo denuncia il 34,5% rispetto al 26,4% dello scorso anno.

Sembra riprendere il suo corso la prevenzione, visto che diminuiscono le segnalazioni di interruzione degli screening programmati (dal 38% del 2020 al 32% di quest’anno), e riprendono le vaccinazioni per i minori (si abbassa al 16,5% la quota di chi lamenta ritardi o interruzioni, rispetto al 34% circa dell’anno scorso) e quelle per adulti (dal 29,7% al 19%). Meno difficoltà anche per ottenere protesi, ausili e dispositivi medici (le segnalazioni calano dal 32,5% al 21%).

Dal report emerge inoltre che circa tre associazioni su quattro denunciano la presenza di importanti differenze sul territorio nazionale e regionale sulla gestione e presa in carico dei pazienti: ad esempio, solo poco più di una su due (52,3%) afferma che sono presenti ovunque i registri di patologia (archivi informatizzati con i dati dei pazienti) e i cosiddetti Pdta (Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali).

E ancora: quasi un cittadino su due (48,8%) ha avuto difficoltà nell’ottenere il riconoscimento dell’invalidità e handicap, principalmente perché i medici della commissione sottovalutano la patologia perché non la conoscono, e per i tempi eccessivamente lunghi per la visita di accertamento. Il 62% afferma le criticità sono aumentate con la pandemia. Più di uno su tre (34,3%) ha incontrato difficoltà per l’assistenza domiciliare integrata, e ben il 71% dichiara che la situazione è peggiorata rispetto al periodo pre-Covid: in particolare mancano figure specializzate, oppure si fa fatica ad attivarla o viene sospesa da un momento all’altro.

Più di un paziente su cinque (22,7%) segnala criticità nell’assistenza protesica e integrativa, criticità aumentate rispetto al passato nel 70,8% dei casi. In particolare sono troppo lunghi i tempi di autorizzazione e rinnovo per avere presidi, protesi ed ausili, gli stessi non sono compresi nel nomenclatore tariffario o non sono adatti alle esigenze personali.

“Le risorse che stanno arrivando con il Pnrr sono preziose – afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva - ma vanno accompagnate con misure che ne consentano solidità strutturale anche dopo il 2025, a cominciare da un adeguato potenziamento del personale sanitario, e con la realizzazione di quelli che da tempo sono strumenti prioritari ma ancora non attuati appieno per rispondere alle esigenze dei malati cronici e rari”.

"Si tratta innanzitutto - sostiene - di dare uniforme attuazione, tanto al livello regionale, quanto a quello aziendale, ai Pdta e al Piano nazionale delle cronicità e monitorare il raggiungimento degli obiettivi previsti; di finanziare e monitorare il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) su tutto il territorio, al fine di ridurre le diseguaglianze tra regioni ed assicurare a tutti i cittadini pari diritti. Tutto questo - conclude - è importante che sia fatto attraverso un confronto costante con i cittadini e le associazioni di tutela dei diritti dei pazienti che, in questo anno e mezzo di pandemia, hanno mostrato di essere un fondamentale tassello del welfare del nostro Paese”.

15/12/2021

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