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"La pandemia ha messo sotto scacco il diritto alla salute. Nella prima fase l'incapacità del Ssn di continuare a rispondere alla domanda di cura dei pazienti 'non Covid' è stata comprensibile ma già dalla seconda ondata è risultata ingiustificabile". Questo il parere presente nel rapporto di Cittadinanzattiva su 'Cittadini e cura delle cronicità', presentato in occasione di un evento organizzato a Roma da Egualia, organo di rappresentanza dell'industria dei farmaci generici equivalenti e dei biosimilari. "Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non Covid", è uno degli avvertimenti lanciati dal segretario generale di Cittadinanzattiva, Anna Lisa Mandorino, che ha presentato anche 9 proposte civiche elaborate dopo il confronto proprio con gli addetti ai lavori.

L'analisi illustrata da Mandorino parte dai dati - raccolti da più fonti - che fotografano quella che viene definita "rinuncia 'forzata' alle prestazioni sanitarie", nell'anno e mezzo dell'emergenza sanitaria: un calo del 20,3% delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche (Istat); 2 milioni in meno di prestazioni indifferibili (-7%, Istat); 1,3 milioni di ricoveri in meno (-17%, Corte dei Conti), con un 13% in meno di ricoveri in chirurgia oncologica e un 20% in meno di ricoveri in ambito cardiovascolare e cardiochirurgico. Focus dell'analisi quattro principali aree terapeutiche: patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche, che hanno visto una riduzione del 13% delle nuove diagnosi, del 31% delle visite specialistiche, del 23% delle richieste di esami specialistici e del 10% nell'accesso a nuovi trattamenti (Iqvia).

"Ora è necessario cambiare passo - ha evidenziato Mandorino - Le risorse a disposizione delle Regioni devono essere utilizzate al più presto per recuperare i ritardi e non dirottate per altri scopi". Sotto la lente le criticità e le opportunità in pista, legate ai vari provvedimenti che intendono affrontare, che vanno dalle liste d'attesa alle prestazioni di specialistica ambulatoriale per i pazienti ex Covid-19. "Abbiamo avviato un'azione di monitoraggio civico per capire se e come sono stati utilizzati i 477,75 milioni di euro messi a disposizione delle Regioni per garantire prestazioni sanitarie non erogate o rinviate a causa della pandemia ai pazienti 'non Covid'. Inoltre, chiederemo un confronto con il Gruppo di lavoro tecnico che sta per insediarsi per valutare come recuperare le prestazioni negate ai cittadini", ha chiarito Mandorino.

Occhi puntati anche sulla seconda missione 6 del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), dedicata al tema della Salute, cui sono destinati circa 20 miliardi di euro: "Sono risorse - ha aggiunto Mandorino - che mettono l'Italia in condizione di trasformare gli assetti del Ssn ma il tempo a disposizione è di soli 5 anni. Da non sottovalutare le forti eterogeneità regionali, i cui diversi modelli di governance sanitaria potrebbero essere d'ostacolo al raggiungimento degli obiettivi. Va rafforzato il ruolo centrale dei medici di medicina generale e l’assistenza territoriale va riformata tenendo conto della geografia del nostro territorio, perché non ci sia un 'concentrato di strutture' che rischia di tagliare fuori i piccoli centri abitati, le zone rurali, costringendo i cittadini a lunghi spostamenti. Il sistema va riformato intorno ai cittadini, ai territori e alle comunità e non intorno alle strutture".

In questo quadro si collocano le proposte civiche elaborate da Cittadinanzattiva dopo confronto con Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Foce (Confederazione oncologi, cardiologi e ematologi) e Sid (Società italiana diabetologia). Il primo punto sono le liste d'attesa, per le quali si chiede di "prevedere un piano nazionale di recupero" invitando le Regioni a rendere trasparenti le informazioni e prevedendo nel nuovo sistema nazionale di garanzia dei Lea uno o più indicatori su questo. Secondo punto il Pnrr, per il quale si chiede "un processo partecipativo e su più fasi". Altri capitoli: la prevenzione (fra le richieste ripensare gli screening), la rete ospedaliera, la prossimità, la medicina generale (per i quali si chiede di salvaguardare la presenza capillare sul territorio e dotarli di tecnologia, rivedendo anche la disponibilità oraria), la telemedicina e il parco tecnologico (riguardo al quale va superata la logica della mera sostituzione).

Perché queste proposte si concretizzino la chiave è anche il personale. "Il reclutamento inaugurato con la pandemia non deve restare circoscritto alla fase di emergenza. Bisogna investire" sulle persone e sulla formazione dei professionisti sanitari, garantendo loro prospettive di carriera e rafforzando la cultura dell'integrazione, nel rispetto di ruoli e delle competenze, per migliorare i livelli d'eccellenza dell'intero sistema". È necessario, ha dichiarato Enrique Häusermann, presidente Egualia, "recuperare la dimensione umana delle cure e per farlo è necessario cogliere appieno l'opportunità del Pnrr rimuovendo in primo luogo le gravi disomogeneità regionali esistenti da decenni e ricordando per gli anni a venire tutti i cattivi frutti che la politica dei tagli lineari ha fatto emergere in occasione della pandemia".

"Si è fatto molto" nell'emergenza Covid, ha aggiunto il presidente della Federazione Ordini farmacisti italiani, "qualcosa di magico, ma adesso dobbiamo fare di più per far uscire il Paese da questa crisi. I medici hanno fatto tanto, i farmacisti devono fare tanto. Siamo in un periodo in cui stiamo convivendo con la pandemia. Dobbiamo essere capaci di affrontare tabù e nodi che non abbiamo mai voluto analizzare". Mandelli ha parlato di un'alleanza sui vaccini, evidenziando l'importanza di una "sinergia buona fra medico e farmacista che possa essere a vantaggio del cittadino. Il mondo corre, e noi dobbiamo fare di più. Il Paese chiama i sanitari a fare qualcosa di più e sono sicuro che gli operatori della salute" lo faranno.

24/09/2021

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