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La tecnologia può migliorare il percorso di cura del paziente cronico. Intelligenza artificiale, diagnostica per immagini, teleconsulto e tele-monitoraggio stanno cambiando la medicina che, grazie a piattaforme digitali come OpeNet, oltre a curare, diventa preventiva e, da generalizzata, personalizzata. Alla tecnologia che aiuta il medico a intercettare il paziente a rischio di una patologia, ma anche a migliorare la terapia, è dedicato il sesto appuntamento di Talk per la Salute dal titolo “Tecnologia ponte tra medico e paziente”, un momento di discussione dedicato all’approfondimento di temi medico scientifici, parte del progetto Alleati per la Salute, promosso da Novartis. Sull’argomento sono intervenuti Daniela Scaramuccia, responsabile del settore pubblico e sanità per IBM Global Business Services in Italia, una delle più note e longeve società di informatica, Nicola Calabrese, medico e presidente di NetMedica Italia, Francesco Barbieri, Head of Embrace Line di Novartis Italia e Silvia Bencivelli, medico, giornalista, divulgatrice e anche voce del podcast di Alleati per la Salute.

La tecnologia e la medicina di prossimità

Dalle visite mediche a distanza fatte via internet, al teleconsulto tra medici, fino ad arrivare alle applicazioni web e mobile per la trasmissione di informazioni relative al percorso di cura e alla rilevazione dei parametri vitali dei pazienti, la tecnologia si inserisce nella pratica medica modificando, attraverso l’uso di sistemi innovativi, una serie di attività.

Visti i limiti del modello che mette l'ospedale al centro, sia nella gestione dei pazienti Covid sia dei pazienti cronici, la sanità pensa a una medicina di prossimità puntando sulla telemedicina e sull’assistenza domiciliare. Non a caso il PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza pone questo obiettivo nella Missione 6 – Salute) ci investe 7 miliardi di euro. Attualmente l’esempio più noto di tecnologia applicato alla medicina riguarda la Telemedicina, nata per rispondere a una specifica esigenza: garantire un’assistenza adeguata anche a coloro che si trovano in aree geografiche remote e poco servite o in situazioni disagiate. In Italia, una delle prime applicazioni risale al 1976 quando, utilizzando la linea telefonica, furono trasmessi degli elettrocardiogrammi a distanza. Da allora si è fatta molta strada.

La tecnologia entra oggi in due aspetti comunicazione sanitaria. Il primo consiste nella trasmissione a distanza di dati e l’altro, decisamente inedito, pone la macchina, grazie all’intelligenza artificiale e all’elaborazione di milioni di dati in frazioni di secondo, ad essere un aiuto al medico in prevenzione, diagnosi e trattamento. Facilitando il dialogo tra medico e specialista su piattaforme digitali, si può garantire al paziente con malattia cronica, specie se geograficamente più isolato, lo stesso accesso alle cure di chi vive vicino alle cliniche specialistiche. Questo aspetto diventa cruciale se si considera che in Italia ci sono attualmente 24 milioni di pazienti con patologia cronica, pari a circa il 40% della popolazione, dei quali 12,5 milioni con multi-cronicità.

Presente e futuro della tecnologia per la medicina

“La tecnologia c’è – ha spiegato Daniela Scaramuccia, responsabile del settore pubblico e sanità per IBM Global Business Services in Italia, una delle più note e longeve società di informatica - La tecnologia aiuta il medico, il paziente, il caregiver, in tante attività”. Un esempio banale è il green pass che mette insieme informazioni di diversi enti e vale a prescindere da dove mi sono fatto il vaccino. “Il sistema è economico, sostenibile, sicuro e di qualità – ha detto l’esperta – serve un programma, un piano, che utilizzi la telemedicina come leva per ripensare il modello di assistenza futura, che metta il paziente al centro di una struttura di collaborazione tra professionisti che ruotano intorno al paziente”. La questione è quindi più culturale che tecnica o economica, viste anche le risorse messe in campo dal PNRR. “Serve un cambio di passo e di mentalità – ha aggiunto Scaramuccia -. Non servono grandi risorse, ma competenze. I professionisti devono essere coinvolti per guidare le tecnologie dove servono. Serve poi la fantasia”.

L’intelligenza artificiale anticipa i bisogni del paziente

La nostra sanità è ricchissima di informazioni che richiedono, per essere consultate, un onere di tempo che non è compatibile con l’attività professionale. Una volta addestrata, l’intelligenza artificiale (AI, artificial intelligence) può leggere le immagini, imparare e portare la migliore diagnostica per immagini anche in realtà diverse. “Dal 2018 stiamo lavorando con il Pascale di Napoli per uno studio sul cancro della mammella per anticipare la diagnosi in base all’uso dell’intelligenza artificiale – ha ricordato Scaramuccia - L’AI, opportunamente addestrata, ci può aiutare a capire quello che c’è nelle cartelle cliniche, dove ci sono testi liberi, e portarci alla real world medicine, cioè alla medicina di precisione. L’AI può dare un aiuto fattivo”.

OpeNet la piattaforma che attiva i medici di medicina generale

L’ultima nata in ambiente medico è OpeNet, una piattaforma open source che permette la condivisone di dati da diversi sistemi gestionali per supportare i medici sulla gestione della cronicità. Come ha spiegato Nicola Calabrese, medico e presidente di NetMedica Italia, OpeNet “nasce da una partnership con Novartis Italia, per le questioni tecnico scientifiche sulle le cronicità, e IBM, per una serie di servizi particolari di AI, per mettere a disposizione dei medici uno strumento innovativo che, con alcune funzioni, facilita la pesa in carico e la gestione dei pazienti cronici. Abbiamo attivato il servizio per lo scompenso e la psoriasi. È uno strumento di grande utilità”.

Grazie all’intelligenza artificiale, dall’analisi delle cartelle cliniche, il sistema impara e attiva una serie di alert di indicatori che supportano il medico rispetto alla presa in carico del paziente.“Siamo partiti una decina di anni fa – ha puntualizzato Calabrese - Non si voleva cambiare il gestionale del medico, ma interpretare i dati dei gestionali. È importante gestire al meglio e razionalizzare i percorsi della cronicità, che assorbono molte risorse, e facilitare l’accesso alle cure e migliorare la qualità di vita del paziente”. Con la pandemia si è modificato il rapporto medico-paziente e con la tecnologia, c’è un nuovo modo di relazionarsi. Ma ci sono dei limiti. “Al di là della sicurezza sui dati trasmessi – ha detto il presidente di NetMedica - sistemi come mail e whatsapp non vanno bene: serve un progetto unico di rinnovamento tecnologico della medicina generale, ma il contatto del medico, da parte del paziente, deve avvenire nel rispetto di ruoli e della fiducia. Richieste inappropriate che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte causano stress. Serve un passaggio culturale, essere medici e pazienti nuovi”.

L’azienda farmaceutica e la tecnologia per il medico

“Novartis ha messo a disposizione di OpeNet il know how del modello scientifico che risale a diversi decenni di supporto dei medici”, ha aggiunto Francesco Barbieri, Head of Embrace Line di Novartis Italia. La linea Embrace incontra i medici e crea relazione tre medici di medicina generale e specialisti. I medici, “senza dubbio, per queste tecnologie, devono essere convinti – ha continuato Barbieri -. Sono curiosi, hanno una grande memoria, ma serve la convinzione, spiegare bene il fine, l’utilità che c’è per Medici di medicina generale, ma anche per lo specialista e il paziente. Questi professionisti sono in un abbraccio (Embrace) per il paziente”. Da febbraio ci sono circa 600 medici collegati e 900 hanno chiesto di essere inseriti nel sistema. Considerando una media di 1500 pazienti a medico, i benefici sono già disponibili per circa 600mila pazienti. “Il programma OpeNet prevede anche l’integrazione con lo specialista – ha concluso Barberi -. L’interpolazione dei dati con il know how medico-scientifico ha portato a un algoritmo che permette di capire qual è il migliore processo per curare i pazienti. Applicando questo all’informatica, abbiamo educato l’AI, che continua ad aggiornarsi per questa attività”.

20/09/2021

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