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L’emicrania, patologia diffusa e complessa, nella sua forma cronica può condizionare pesantemente la quotidianità delle persone, tanto da essere stata riconosciuta come malattia invalidante. Imparare a gestirla al meglio è, quindi, essenziale: per farlo, è necessario sottoporsi ai trattamenti più adeguati e prestare attenzione alla tipologia e ricorrenza dei sintomi, oltre che a tutto ciò che può favorirne la comparsa. All'interno di questo quadro, proviamo a capire quale sia il ruolo dell’alimentazione, insieme alla Dott.ssa Grazia Sances, neurologa e Responsabile UOS Diagnosi e Cura delle Cefalee dell’IRCCS Istituto Neurologico Nazionale Fondazione C. Mondino di Pavia.

Quando l’emicrania diventa cronica

In Italia, secondo i dati riportati da Sances, soffre di emicrania circa il 12% della popolazione, con prevalenza delle donne di 3 a 1 rispetto agli uomini. Un fenomeno quindi comune, che implica la manifestazione di attacchi dolorosi, spesso a partire dalla giovane età, che possono protrarsi per diversi anni, determinando in molti casi un impatto molto pesante sulla qualità della vita dei pazienti. La frequenza degli attacchi è variabile e può essere soggetta a peggioramento nel corso del tempo, fino ad arrivare alla forma di emicrania cronica. Ma cosa significa esattamente questa espressione? “Intendiamo per cronica - chiarisce Sances - una emicrania che è presente per almeno 15 giorni al mese” per più di 3 mesi.

Tra i diversi elementi che possono influire sulla comparsa di questa malattia sono compresi predisposizione e familiarità. Inoltre, a condizionare la frequenza degli attacchi emicranici partecipano anche alcunicambiamenti dei ritmi quotidiani, relativi, per esempio, all’alternanza sonno/veglia, ai pasti, al clima o a lunghi viaggi. Per le donne attacchi più frequenti e intensi sono spesso anche collegati al periodo mestruale.

Il ruolo dell’alimentazione: esistono cibi sconsigliati?

In riferimento all’alimentazione, i pazienti esprimono spesso dubbi e richieste di chiarimenti sui cibi che non dovrebbero essere mangiati perché peggiorano il decorso della malattia. Sances, a questo proposito, sottolinea che si tratta di “un aspetto ancora molto controverso e, infatti, come prima cosa bisogna dire che un fattore scatenante è tale, cioè scatena l’attacco di emicrania, se l'attacco di emicrania si verifica entro 24/48 da quel fattore scatenante, altrimenti non è sicuramente questo”.

Chiarito questo punto, alimenti indicati generalmente come scatenanti sono, tra gli altri:

  • alcolici;
  • cioccolata;
  • alcuni formaggi;
  • prodotti contenenti il glutammato;
  • insaccati.

Gli effetti sulla malattia da parte di questi alimenti non sono, però, sempre uguali per tutti e non è detto che ogni volta che un paziente mangi uno di questi cibi si manifesti un attacco. Invece, “è molto più comune - spiega Sances - che un insieme di più trigger, quindi di più fattori scatenanti”, in un paziente che soffre già di emicrania, determini un abbassamento di un qualcosa che viene definito soglia emicranica, con un innesco del dolore”.

In molti casi, la responsabilità dell’attacco non è imputabile al consumo di un singolo alimento, ma a una serie di situazioni concomitanti che vanno a scatenare la crisi.

Diario alimentare: a cosa serve

Oltre alla questione sui cibi sconsigliati, un altro tema che riscuote molto interesse da parte dei pazienti riguarda la dieta migliore da seguire. Per Sances, però, “così come non esiste un fattore scatenante uguale per tutti, non esiste neanche una dieta uguale per tutti”. Nessuna regola precisa e infallibile, quindi, ma è importante prestare attenzione a ciò che si mangia e alle reazioni che il cibo provoca individualmente.

In quest’ottica, un aiuto pratico è offerto dall’abitudine di compilare, insieme ad un diario del mal di testa per tenere traccia di sintomi, loro frequenza e intensità, anche un diario alimentare. Il paziente deve semplicemente, come spiega Sances, “segnare cosa ha mangiato il giorno prima o il giorno stesso in cui si verifica la crisi emicranica”, per capire se ci sia una correlazione diretta tra un particolare alimento e l’attacco.

Dieta equilibrata e leggera

In generale, viene comunque raccomandato di adottare una dieta equilibrata e leggera, che favorisca il consumo di frutta, verdura e carni bianche. Inoltre, va garantito un buon apporto di sali minerali attraverso i cibi, soprattutto in situazioni particolari, come l'estate o la gravidanza.

Anche la modalità di preparazione degli alimenti può avere impatto sugli attacchi emicranici: sono da preferire cotture leggere, come quelle al vapore o al microonde, e da limitare cottura alla brace e frittura.

Per pazienti emicranici viene a volte presa in considerazione la dieta chetogenica, che prevede una riduzione drastica del consumo di carboidrati a favore di proteine e soprattutto di grassi, con lo scopo di costringere l’organismo a utilizzarli come fonte di energia. Questa dieta può dare in certi casi buoni risultati nel ridurre i sintomi legati all’emicrania, ma "bisogna fare molta attenzione - avverte Sances - e deve essere seguita sotto stretto controllo medico”, in quanto si tratta di un regime molto impegnativo e contempla diverse controindicazioni, dovute al forte sbilanciamento degli elementi nutritivi.

NoEmi, la soluzione digitale per dire No all’emicrania

Dal processo sempre più intenso di digitalizzazione che coinvolge il settore medico, emerge NoEmi, una piattaforma (www.noemicrania.it) realizzata da Novartis con il contributo dei maggiori esperti in cefalea in Italia e di Paginemediche. Questo strumento permette di agevolare la gestione della malattia da parte del paziente e il dialogo e la condivisione dei dati con il medico.

NoEmi, infatti, “è stata pensata e sviluppata apposta per il paziente emicranico - sottolinea Sances - rendendolo un soggetto attivo nella gestione della sua patologia”. Attraverso diverse funzionalità, la piattaforma consente di tenere un diario digitale del mal di testa, di ottenere informazioni valide e aggiornate e di seguire programmi specifici volti ad aiutare i pazienti a modificare alcune abitudini, come quelle alimentari, inerenti al sonno, all’esercizio fisico e alla gestione dello stress, racchiusi nella sezione NoEmi LifeStyle.

Dopo aver stabilito l’ambito di azione e risposto ad alcune domande relative alla situazione personale e agli obiettivi da raggiungere, la piattaforma fornirà informazioni e consigli per portare avanti il programma per 14 settimane, facilitando la creazione, poco alla volta, di nuove abitudini, adatte a tenere sotto controllo l’emicrania e a vivere meglio la propria quotidianità.