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L’urbanizzazione, con l’inquinamento e gli stili di vita che comporta, ha un impatto significativo sulla salute. “La medicina da sola non è più in grado di garantire una salute all’individuo prescindendo dai fattori di rischio legati alla vita cittadina. Serve un’alleanza con cittadini, gli amministratori locali, quindi con i sindaci dell’Anci, di conseguenza con il decisore politico (Presidenza del consiglio) ma anche con igienisti, esperti della programmazione urbana e psicologi”, così Andrea Lenzi, presidente Health City Institute e presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (Cnbbsv) della presidenza del consiglio dei ministri, intervenendo in occasione del talk “Urban health. Respirare in città”, ottavo webinar di Alleati per la Salute a cui hanno partecipato anche Diego Bagnasco, medico chirurgo, specialista in malattie dell’apparato respiratorio, e Lorenzo Cecchi, presidente eletto dell’Associazione allergologi, immunologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaiito).

Al centro del dibattito, come ripensare gli stili di vita di ciascuno e dell’intera comunità e ridisegnare gli spazi urbani affinché rispondano alle domande di salute dei cittadini di oggi (secondo il principio cardine del Pnrr) ma che guardino al futuro per prevenire effetti ambientali catastrofici per la salute. L’ambiente urbano infatti incide sulla salute, agendo su diversi livelli: dall’esposizione della popolazione a fattori di rischio legati a un ambiente fisico inadeguato come l’inquinamento dell’aria, ai cambiamenti sociali che alterano i comportamenti individuali e gli stili di vita (fumo).
Nelle città si diffondono malattie infettive (non ultimo il Covid) e, soprattutto, si innescano meccanismi (alimentazione inadeguata e sedentarietà) che aumentano il rischio di malattie croniche non trasmissibili: obesità, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e malattie cardiovascolari

L’impatto dell’urbanizzazione sulla salute

Oltre il 55% della popolazione mondiale (circa 4 di ormai 8 miliardi di persone) vive già oggi in aree urbane, una percentuale che dovrebbe arrivare al 75% entro il 2050. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – è emerso dall’incontro - sono 4,2 milioni le persone che ogni anno muoiono per patologie respiratorie e cardiovascolari insorte per l’esposizione ad alta concentrazione di inquinanti atmosferici e si stima che in Italia siano oltre 60mila le morti premature dovute all’inquinamento. Non solo. L’Agenzia europea per l’ambiente – è stato sottolineato - ha pubblicato recentemente un approfondimento sugli impatti della salute dovuti all’inquinamento atmosferico. L’Italia è al primo posto per morti cardiovascolari, ictus e patologie respiratorie da inquinamento. Nel 2008 le persone decedute per inquinanti ambientali “sono state 1,3 milioni – ricorda Bagnasco -. Dopo soli 4 anni, nel 2012, sono saliti a 3,7 milioni, la maggior parte di questi decessi è dovuta a patologie cardiovascolari e a patologie dell’apparato respiratorio. Dunque, l’inquinamento ha ruolo importante per le malattie dell’apparato respiratorio.

L’inquinamento dell’aria è il principale fattore di rischio per la salute. Di recente il New England Journal of Medicine lo ha inserito tra i fattori di rischio cardiovascolare al pari di ipertensione e colesterolo e dovrebbe essere considerato un fattore di rischio anche per le malattie respiratorie”, ha ricordato Cecchi. A rende l’aria delle nostre città davvero pericolosa dal punto di vista polmonare e cardiovascolare, secondo l’esperto “gli inquinanti prodotti dalla nostra attività, in particolare il cosiddetto Pm10, un insieme di particelle la cui composizione è molto complessa. Queste polveri sottili sono la causa di molti disturbi respiratori”, tra cui riacutizzazioni di asma, bronchiti, polmoniti. Ma secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), queste polveri sono anche cancerogene per l'uomo, con riferimento al rischio di insorgenza del tumore del polmone. Secondo Bagnasco, “l’inquinamento ambientale, non solo causa un mal controllo dell’asma (patologia che colpisce una persona su 10) ma è il più importante trigger di malattie respiratorie. Tra queste, la Bpco - malattia poco nota, nonostante sia la terza causa di morte al mondo – che è dovuta al fumo di sigaretta, esposizione a polveri e a fattori che vanno a indurre un danno cronico e permanente delle vie respiratorie, e delle patologie neoplastiche, come il cancro polmone”.

Cosa fare per ridurre l’impatto dell’inquinamento urbano

Da una recente indagine Ipsos – è stato evidenziato durante il talk – emerge che l’80% delle persone che vivono o frequentano una grande città sono consapevoli che l’inquinamento rappresenti un rischio per la salute, ma a tale consapevolezza non corrisponde una maggiore attenzione alla salute: quasi il 70% del campione non si è sottoposto a screening negli ultimi 5 anni. “Per i pazienti con asma e Bpco gli screening, come i test per la spirometria, sono molto sottoutilizzati e non richiesti ai primi sintomi – conferma Cecchi -.  Non si ha la percezione dell’ambiente (e del ruolo che ha sulla salute) a livello generale e la percezione di quello che può fare il singolo. Sappiamo ormai da decenni che il fumo provoca danni, ma per il singolo è difficile smettere o anche solo ridurre il numero di sigarette. Non vedo altre possibilità se non l'agire sulla cultura e sull’ambiente sin dalle scuole dalle elementari”.
Sul ruolo che ciascuno ha sull’inquinamento, Bagnasco ha ricordato che “anche il fumo di sigaretta è causa di inquinamento”, aggiungendo che “per produrre 15 pacchetti di sigarette occorre abbattere un albero. Immaginate quanti alberi vengono tagliati e consumati. Fumare per 50 anni un pacchetto di sigarette al giorno, inoltre, significa consumare 1,4 milioni di litri d’acqua e produrre 5 tonnellate di anidride carbonica. Smettere di fumare non solo fa bene alla salute del singolo, perché significa bloccare un’attività che causa danni come asma e tumorema fa bene anche alla salute dell’ambiente” conclude.

Un aiuto dalla tecnologia: l’app Mask Air

Per promuovere stili di vita sani senza aumentare l’esposizione a sostanze dannose anche la tecnologia viene in aiuto per avere “real time i dati di inquinanti e dei pollini” anche quando si decide di fare jogging in una città come Milano o Roma. “Io stesso ho contribuito alla realizzazione dell’App gratuita “Mask Air" – afferma Cecchi - un progetto digitale europeo, scientificamente convalidato e premiato per la sua efficacia dall’Ue. In pratica è un programma che raccoglie i dati degli inquinanti e dei pollini e permette il controllo dei sintomi della patologia respiratoria, toccando lo schermo verso il male o il bene: è anche un aiuto per la terapia”. Il medico può raccogliere i dati dei sintomi e “decidere se confermare e modificare la terapia. Credo sia il futuro ma la prima cosa che dovrebbe fare il paziente è cambiare stile di vita, oltre ad evitare le zone che ogni giorno sono a maggior concentrazione di pollini e inquinanti”.

Investire in formazione e creare alleanza a livello sociale, politico e istituzionale

È evidente che “la scienza deve mettere a disposizione non solamente ed esclusivamente medicine, ma anche modalità di vita e di sopravvivenza in questa situazione”, ha aggiunto Lenzi. Per questo lo scorso luglio – è emerso dal talk - è stato presentato in collaborazione fra Anci, Hci e Cnbbsv, lItalian urban health declaration, un documento che raccomanda ai governi dei Paesi del G20 di impegnarsi a sviluppare politiche ed azioni per investire nella promozione della salute e del benessere delle città. A tale proposito Lenzi ha ricordato i motivi che hanno spinto l’Health City Institute a proporre l’istituzione della figura dell’Health city manager. “Abbiamo fatto un accordo con le università, che hanno costruito un percorso di formazione, e con Anci per creare delle figure professionali che siano nello staff del sindaco. Figure trasversali prese da molti comuni italiani, i più grandi, perché con le loro competenze fanno da collante tra i vari assessori (ambiente, urbanistica, trasporti) consentendo di dialogare fra loro e, di conseguenza, di produrre città più sane”.

16/12/2021

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