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La sanità digitale comprende un ampio insieme di processi e di strumenti, oggi fondamentali per garantire un’assistenza adeguata alle esigenze dei cittadini e a superare le disuguaglianze territoriali. Tra la spinta innescata dalla pandemia e i finanziamenti previsti dal PNRR, come procede oggi la digitalizzazione del SSN?

Sanità digitale, cos’è

“Si parla da molti anni di sanità digitale - chiarisce Mariano Corso, Professore Ordinario al Politecnico di Milano - e magari pensiamo alla telemedicina, ma in realtà la sanità digitale riguarda ogni processo di un sistema di cura, dai processi propriamente clinico sanitari ai processi nell'ambito amministrativo, alla relazione con il cittadino.” Un settore eterogeneo che include, tra l’altro, “tutto il tema delle prenotazioni e del ritiro dei referti”.

I ritardi della digitalizzazione

In Italia, l’attuazione di questo sistema è in ritardo, in buona parte a causa di investimenti nettamente inferiori rispetto ad altri paesi europei, come la Francia o la Danimarca. Questo ritardo è di livello medio per quanto riguarda l’informatizzazione dei processi degli ospedali, con la realizzazione della cartella clinica elettronica ancora in essere. Si rivela essere anche peggiore lo stato di digitalizzazione dei processi sul territorio, quelli che dovrebbero essere indirizzati direttamente ai cittadini.

Domanda di servizi sanitari correlati alla cronicità

Si tratta di un aspetto estremamente problematico, alla luce del fatto che in Italia “abbiamo una popolazione molto anziana - sottolinea Corso - quindi abbiamo una forte domanda di servizi sanitari che deriva dalla cronicità e dalla fragilità. Invece, storicamente abbiamo un sistema sanitario molto sbilanciato sulle cure ospedaliere”. L’invecchiamento della popolazione, che nei prossimi anni si aggraverà ulteriormente, necessita di cambiamenti alle dinamiche insite nel SSN e di prestare più attenzione all'assistenza sul territorio legata alla cronicità; il digitale diventa in questo senso una risorsa fondamentale. Il sistema sanitario, infatti, va ridisegnato “attorno ai bisogni del cittadino; quindi il cittadino deve poter accedere ovunque a una serie di piattaforme digitali tra loro integrate”. Una vera sanità connessa, che possa essere più efficiente, ma anche più giusta perché in grado di superare la disparità di accesso ai servizi sanitari nelle diverse aree del Paese.

Il PNRR e il ruolo del digitale

Un grande merito del PNRR è di aver riconosciuto il ruolo importante del digitale “a supporto di una trasformazione del Sistema Sanitario - chiarisce Corso - cioè del cambiamento di focus dall'ospedale verso il territorio”, con l’allocazione di cospicui investimenti. All'interno della Missione 6 del PNRR, che si occupa di sanità, “una parte importante è dedicata proprio alla digitalizzazione della sanità, quindi al fascicolo sanitario elettronico, alla telemedicina, allo sviluppo di una rete di utilizzo dell'intelligenza artificiale”. Ma oltre a finanziare le tecnologie, è importante investire anche sullo sviluppo delle competenze specifiche per poterle utilizzare al meglio, che deve coinvolgere sia gli operatori sanitari che i cittadini.

Come sta procedendo la digitalizzazione del SSN

La realizzazione del PNRR è ancora in atto, quindi è presto per trarre bilanci definitivi, ma “ci sono oggi notevoli aspettative e si intravedono anche alcuni ritardi - evidenzia Corso - legati soprattutto all'utilizzo del fascicolo sanitario elettronico e alla messa a terra della piattaforma per l'intelligenza artificiale”. Questi ritardi rischiano di essere un grosso problema, “perché il PNRR sblocca i fondi in funzione non tanto della realizzazione di investimenti, ma una parte importante dei target sono misurati in termini di effettivo utilizzo”. Il punto è che in Italia c’è nel “sistema sanitario una presenza anche superiore alla media di servizi digitali per la sanità, ma in realtà abbiamo livelli di utilizzo molto bassi”. Il fascicolo sanitario elettronico, ad esempio, “una delle infrastrutture più importanti e più interessanti nel nostro sistema”, che permette di riunire tutte le informazioni inerenti alla storia clinica dei cittadini, viene utilizzato oggi in maniera ancora limitata. Se durante la pandemia il ricorso al fascicolo sanitario era notevolmente cresciuto, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle certificazioni, ad emergenza conclusa il suo utilizzo è drasticamente diminuito.

La pandemia ha mostrato anche le potenzialità di un uso avanzato della telemedicina, che comprende strumenti diversi, come la televisita, il telemonitoraggio e il teleconsulto. Dopo un periodo di grande entusiasmo, però, la situazione è ritornata ai livelli precedenti. Oggi, anche attraverso la definizione di linee guida e l’attenzione verso i regimi di rimborso per le prestazioni di telemedicina, “c’è un interesse crescente, da parte sia degli operatori sanitari che dei cittadini, ma la maturità del livello attuale di utilizzo dei servizi è piuttosto scarso, quindi - conclude Corso - molto c’è da fare e, anche in questo caso, ci si aspetta che gli investimenti previsti dal PNRR possano dare una forte spinta”.

02/10/2023

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