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Una serie di cambiamenti ambientali, dovuti all’inquinamento atmosferico e all’aumento costante delle temperature, influiscono sulla disponibilità alimentare, ma anche direttamente sulla salute e l’aspettativa di vita delle persone. L’interdipendenza uomo ambiente, al centro della giornata della salute 2022 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è anche all’origine dell’approccio One Health dell’Oms per la lotta al cambiamento climatico, con l’obiettivo di favorire la creazione di un sistema virtuoso che, a partire dalle condizioni ambientali, favorisca la salute dell’uomo. Uno dei modi meno diretti, ma non per questo meno problematici, in cui il cambiamento climatico e l’inquinamento possono influire sulla salute è danneggiando la fornitura mondiale di cibo, da cui malnutrizione e malattie fisiche e mentali.

All’origine del cambiamento climatico – caratterizzato da periodi di intenso caldo con siccità e, al contrario, intense piogge, anche di poche ore - c’è l’aumento nell’atmosfera dell’anidride carbonica e di altri gas a effetto serra, che provengono soprattutto dalle emissioni dei carburanti, con conseguenze dirette e indirette sulla salute. Secondo alcune stime l’inquinamento atmosferico provoca all’incirca dai 3,6 milioni ai 9 milioni di morti premature ogni anno. L’aria inquinata, come noto da anni, aumenta i casi di ictus e infarti, oltre a peggiorare le malattie respiratorie come allergie (per l’aumento di pollini), asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco).

Temperature estreme e salute

Le ondate di calore sono letali. Uno studio pubblicato all’inizio del 2021 su Nature Climate Change attribuisce al caldo il 37% delle morti avvenute tra il 1991-2018. In particolare, lo studio ha rivelato che il costo in termini di vite umane era addirittura superiore in quei Paesi con minor accesso all’aria condizionata o in presenza di altri fattori che rendono le persone più vulnerabili al caldo. Il motivo sarebbe dovuto al fatto che il corpo umano è in grado di vivere a temperature non superiori ai 37°C. Il sistema che l’organismo ha per affrontare il caldo è la sudorazione, ma se l’elemento esterno persiste, l’organismo non riesce a recuperare, e i muscoli e le cellule del cuore iniziano letteralmente a morire.

Se si rimane esposti al calore estremo per troppo tempo, i danni del colpo di calore provocano una serie di problemi a cascata in tutto l’organismo. Il cuore deve lavorare più duramente per pompare il sangue nel resto degli organi mentre il sudore priva il corpo dei minerali necessari, come sodio e potassio. La combinazione di questi fattori può determinare attacchi cardiaci e ictus anche mortali. Anche i reni sono particolarmente sensibili alla disidratazione. Le persone più a rischio sono, oltre a coloro che hanno già patologie cardiache e renali, gli over 65 e i bambini piccoli, perché hanno un sistema di regolazione della temperatura non ottimale. Esiste anche un maggior rischio di parti pretermine e altre complicazioni della gravidanza, probabilmente per una difficolta a far fonte, con i sistemi di compensazione, al caldo estremo.

Malattie infettive e temperature elevate

Il surriscaldamento del pianeta aumenta l’area geografica in cui vivono zecche, zanzare e altri parassiti tipicamente equatoriali che sono vettori di malattie come il virus Zika, la febbre dengue e la malaria. Queste specie sono presenti infatti del Nord Europa e Nord America. L’aumento dell’umidità, che si sta registrando, può alterare il ciclo di vita delle zanzare e favorire, come si sta registrando, la trasmissione della dengue. Ci sono poi da considerare anche le malattie che si trasmettono attraverso l’acqua, come il colera, la febbre tifoide e i parassiti, che possono essere favorite in presenza di alluvioni, ma anche di siccità, per la scarsa diluizione della carica dei microorganismi.

Clima e salute mentale

Un risultato comune di qualunque disastro legato alla sfera climatica è il prezzo in termini di salute mentale. L’angoscia provocata dal drastico cambiamento del clima è talmente evidente che le è stato dato un nome: solastalgia, parola che deriva dall’unione della parola latina ‘solacium’ (conforto) e greco ‘algia’ (dolore) ovvero nostalgia dell’ambiente del conforto. Si tratta di un sentimento che si prova quando l'ambiente non è più lo stesso (Albrecht, 2003).

Gli eventi meteorologici estremi, come incendi e uragani, provocano così tanto stress e ansia da scatenare disturbi post-traumatici da stress e, a lungo termine, anche suicidi.

Un altro fattore comune è che il cambiamento climatico provoca un danno sproporzionato alle persone più vulnerabili. Secondo un’analisi dell’Agenzia americana per la protezione ambientale (Environmental protection agency, Epa) se le temperature aumenteranno di 2 °C, le persone di colore hanno una probabilità del 40% più elevata di vivere nelle aree in cui sono previsti aumenti delle morti correlate e del 34% maggiore di essere nelle realtà con più casi di asma infantile.

Perché abbiamo motivo di sperare

Nell’Accordo di Parigi, i Paesi di tutto il mondo si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale a meno di 2 °C e, possibilmente, al di sotto degli 1,5 °C, riducendo le proprie emissioni. Ci sono poi in corso una serie di studi e proposte di soluzioni che possono aiutare le persone ad adattarsi agli effetti sanitari del cambiamento climatico. Queste includono la segnalazione tempestiva delle ondate di caldo e centri dedicati dove beneficiare dell’aria condizionata, catene di fornitura più resilienti e indipendenza delle strutture sanitarie dalla rete elettrica. La pandemia ha messo a nudo i problemi di efficienza ed equità che molti Paesi hanno nella ristrutturazione delle proprie realtà sanitarie. In quel processo, aggiunge la scienziata, si possono trovare nuovi modi di ridurre i rifiuti e le emissioni, come ad esempio fare in modo che gli ospedali utilizzino energie da fonti rinnovabili.

15/11/2022

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