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Che cos’è l’emicrania?

L’emicrania è la forma di mal di testa più comune, che in genere interessa un solo emisfero del cranio, da cui il nome (dal greco “hemi” metà e “kranìon” teschio). Questa espressione fa riferimento a uno degli elementi più caratteristici dell’attacco emicranico in cui il dolore si posiziona a livello di una metà del cranio, indifferentemente nell’emisfero destro o sinistro.

L’emicrania non è solo mal di testa, ma è una sindrome neurologica complessa, ricorrente, multiforme e causata da più fattori differenti. Insieme alla cefalea a grappolo e alla cefalea di tipo tensivo, l’emicrania appartiene al gruppo delle cefalee primarie (classificazione dell’International Headache Society). Esistono altri tipi di mal di testa che comprendono i secondari (cefalee causate da un infortunio o di una malattia) e le nevralgie craniche e dolori facciali. L’emicrania colpisce in particolar modo le donne, che rappresentano quasi l’80% dei soggetti colpiti (dati CENSIS 2019) e si manifesta con un dolore acuto, pulsante, che può aumentare di intensità e peggiorare con il movimento.

Il dolore è descritto come intenso (moderato-grave) e di natura pulsante. Questo tende ad esordire lentamente, su un solo lato della testa, coinvolgendo generalmente la regione frontale sopra l'occhio e la tempia. Il mal di testa può anche diffondersi ad entrambi i lati e, di solito, peggiora con il movimento. Tutto ciò, ovviamente, limita il paziente nello svolgimento delle abituali attività quotidiane.

Epidemiologia

L’emicrania è una malattia neurologica cronica che può compromettere seriamente la qualità della vita di chi ne soffre. L'emicrania è una forma ricorrente di mal di testa. Si stima che in Italia 8 milioni di persone ne soffrano, in maniera episodica oppure ricorrente. Circa il 10-12% della popolazione in generale ha un attacco di emicrania almeno una volta nella vita. Colpisce più le donne che gli uomini, con un rapporto di 3 a 1. È considerata la terza patologia più frequente e la seconda più invalidante.

Quali sono i sintomi più comuni dell’emicrania?

Oltre al dolore acuto e pulsante su un lato della testa, l’emicrania può manifestarsi con altri sintomi, quali nausea e vomito, ipersensibilità a luci (fotofobia), suoni e odori, vertigini, irritabilità, sudorazione e dolori addominali.

Gli attacchi di emicrania possono essere preceduti da improvvisi lampi di luce. Questo sintomo indica un’emicrania con aura, che può accompagnarsi ad annebbiamento della vista, formicolio agli arti, rigidità del collo e difficoltà nel parlare.

I sintomi dell'emicrania possono dividersi in due categorie. Quelli che precedono l'attacco emicranico (detti prodromici) e quelli che accompagnano l'attacco vero e proprio.

Uno o due giorni prima si possono manifestare:

  • Irritabilità
  • Stitichezza
  • Depressione o maggiore appetito
  • Rigidità del collo
  • Disturbi visivi tipici dell'aura: lampi di luce, abbagliamento
  • Disturbi motori e del linguaggio
  • Formicolio a braccia e gambe

I sintomi dell'attacco emicranico hanno una variabilità soggettiva, sia in quanto a durata che in quanto a intensità, e possono includere:

  • Dolore pulsante concentrato in uno o più punti della testa, in particolare nella parte anteriore, frontale o laterale
  • Nausea
  • Vomito
  • Disturbi visivi, abbagliamento
  • Vertigini
  • Sensibilità alla luce (fotofobia), ai suoni (fonofobia), agli odori
  • Irritabilità
  • Nervosismo
  • Agitazione e confusione
  • Scarsa concentrazione
  • Brividi
  • Sudorazione
  • Dolore addominale

Si manifesta con attacchi ricorrenti, ma che si presentano con una frequenza molto variabile (da pochi episodi all'anno a 2-3 attacchi alla settimana). Un attacco emicranico può durare da quattro ore a tre giorni.

L'emicrania si associa a sintomi come: nausea, vomito, fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità al suono) e/o osmofobia (sensibilità agli odori). Per questo motivo, molte persone con l'emicrania sono obbligati dal dolore insopportabile a rinchiudersi n una stanza buia e silenziosa.

L'emicrania può manifestarsi con o senza aura. L'aura consiste in una serie di sintomi transitori di tipo neurologico (disturbi visivi, sensoriali e della parola), che possono precedere e accompagnare l’attacco di emicrania.

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Emicrania

Cause dell’emicrania

Le cause esatte sono ancora sconosciute, ma la teoria principale attesta l'origine neurovascolare del disturbo. Alcuni stimoli inducono un'alterazione del sistema di regolazione del dolore, che a sua volta provoca cambiamenti nei vasi sanguigni del cervello.

Inoltre, il mal di testa può essere innescato da una serie di fattori scatenanti come: squilibri ormonali (emicrania mestruale), alimenti (cioccolato, formaggi stagionati o additivi alimentari), cause ambientali, astinenza da caffeina, mancanza di sonno, fumo, alcol ecc.

Si ipotizza che l’emicrania sia dovuta a una predisposizione genetica o a fattori di tipo neurologico. Tuttavia, ci sono alcune condizioni che possono favorire l’insorgere del disturbo, quali: alterazioni ormonali (estrogeni in particolare), consumo di alcuni cibi e bevande (tra cui insaccati e alcool), ansia e depressione, fumo, scarso riposo, esposizione prolungata a luci e rumori forti.

All'origine dell'emicrania, secondo vari studi, c’è uno spasmo rapido dei vasi dell’encefalo a cui segue una prolungata vasodilatazione.

Alcuni fattori possono risultare scatenanti, come ad esempio il consumo di particolari alimenti, variazioni delle abitudini di vita o dei ritmi di sonno/veglia, eventi particolarmente stressanti.

Diagnosi

La diagnosi di emicrania viene effettuata dal neurologo o da uno specialista delle cefalee, dopo che si sono verificati almeno due attacchi con le medesime caratteristiche. Sono fondamentali la storia clinica e l'esame obiettivo e neurologico che sono necessari a escludere un’altra causa dell’emicrania (secondaria).

Se esiste il sospetto che si tratti di una forma di tipo secondario (con origine da un’altra condizione fisica), il medico può richiedere al paziente alcune indagini diagnostiche: la tomografia computerizzata (TAC), la risonanza magnetica cerebrale e l'elettroencefalogramma (soprattutto in età pediatrica). Ulteriori accertamenti diagnostici possono comprendere anche esami del sangue, radiografia della colonna cervicale, puntura lombare, ecodoppler e visita oculistica completa.

Tipi di emicrania

L’emicrania è il secondo tipo più comune di cefalea primaria. Colpisce prevalentemente le donne e può presentarsi anche in età infantile. Si distinguono principalmente l’emicrania con aura e senza aura.

Emicrania con aura

L'aura si riferisce all'insieme dei disturbi psichici, visivi, motori e/o neurologici che possono precedere l'insorgenza dell'emicrania.

Sintomi

Nella forma con aura, meno frequente rispetto a quella senza aura, l'emicrania è preceduta da diversi sintomi tipo visione di lampi (fotopsia), scotomi scintillanti (alterazione del campo visivo), visione deformata degli oggetti, emianopsia (oscuramento di metà campo visivo), ma anche addormentamento del braccio e della gamba (parestesia), disturbi della parola di tipo afasico (se la cefalea è localizzata a sinistra).

Entro 60 minuti dalla scomparsa dei sintomi che costituiscono l'aura, che può avere una durata tra i 5 e i 60 minuti, ha inizio l'emicrania caratterizzata generalmente dal mal di testa, dolore, nausea, vomito, fotofobia (disturbi nei confronti della luce), fonofobia (disturbi nella percezione dei suoni) e osmofobia (disturbi nella percezione degli odori).

Si ha il desiderio e la necessità di stare a letto, a riposo assoluto, in ambiente buio e silenzioso.

Un attacco di emicrania con aura può durare tra 4 e 72 ore

Aura tipica/ senza emicrania

Esistono diversi tipi di emicrania con aura (forma classica, ad esordio acuto, con aura prolungata, senza cefalea ecc.). Raramente, ai sintomi dell’aura non segue la cefalea. È il caso dell'aura visiva isolata (o senza cefalea). Ci sono forme più rare di emicrania con aura caratterizzate da sintomi neurologici particolari, come la perdita di forza fino alla paralisi di una parte del corpo (emicrania emiplegica) o da altri disturbi dell'equilibrio e della coscienza (emicrania basilare).

L’emicrania con aura è pericolosa?

Alcuni studi segnalano che l’emicrania con aura è associata a un piccolo incremento del rischio di ictus ischemico, a causa del problema della variazione del flusso sanguigno dovuto allo spasmo dei vasi sanguigni del cervello. L’utilizzo della pillola contraccettiva, che è un fattore di rischio per gli eventi cardiovascolari, è generalmente controindicato nelle donne che soffrono di emicrania e che hanno ulteriori fattori di rischio (come la pressione alta), anche se non è stata provata la correlazione.

L’emicrania con aura potrebbe inoltre aumentare, modestamente, il rischio di: depressione, disturbo bipolare, ansia e panico.

Emicrania senza aura

L'emicrania senza aura spesso compare al risveglio con una frequenza che è molto variabile da soggetto a soggetto, può variare da qualche episodio all'anno a manifestarsi quasi quotidianamente (emicrania cronica).

Cause dell’emicrania senza aura

L’origine non è chiara, ma è coinvolto lo spasmo rapido dei vasi cerebrali seguito da una prolungata vasodilatazione. Non è noto cosa scateni questo processo, ma sono noti alcuni fattori che innescano il processo: alcuni alimenti, variazioni delle abitudini di vita o dei ritmi di sonno/veglia, eventi particolarmente stressanti.

Sintomi

L'emicrania senza aurea si manifesta con un dolore prevalentemente a un emisfero cerebrale, ma può manifestarsi anche bilateralmente, con intensità moderata o severa. Il dolore è descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Di solito il dolore inizia a livello frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e al collo.

I soggetti colpiti manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, alterazione nella percezione degli odori (osmofobia). Gli attacchi di emicrania possono essere preceduti di alcune ore da una serie di disturbi premonitori (sintomi prodromici") quali: irritabilità, stanchezza, sonnolenza, tendenza a cambiare umore.

Diagnosi di emicrania senza aura

Sono necessari almeno 5 attacchi per fare una diagnosi e devono soddisfare i seguenti criteri:

  • durata di 4-72 ore senza farmaci o trattati senza successo;
  • avere almeno due delle seguenti condizioni: unilateralità del dolore; dolore pulsante; intensità moderata o forte; peggioramento indotto dall'attività fisica;
  • presenza, durante il mal di testa, di almeno uno dei seguenti sintomi: nausea e/o vomito; fono e/o foto fobia.

Lo specialista in cefalee deve ricostruire la storia clinica e l'esame obiettivo e neurologico per escludere altre cause: traumi a carico di collo e schiena, infezioni, patologie vascolari, assunzione di sostanze stupefacenti, patologie psichiatriche.

Trattamenti

Quando il numero di attacchi di emicrania è limitato nell’anno, la terapia farmacologica è mirata a stroncare l'attacco (terapia sintomatica), mentre quando le crisi sono frequenti e ricorrenti si prende in considerazione una terapia di profilassi a scopo preventivo. Le terapie di profilassi generalmente sono farmaci “prestati’’ da altre aree terapeutiche che non hanno indicazione specifica (es antiepilettici, beta bloccanti, antidepressivi etc...) e proprio per questo hanno una efficacia sub ottimale e molti effetti collaterali che fanno interrompere la terapia all’80% dei pazienti dopo un anno di trattamento.

I farmaci più usati nell'attacco emicranico sono i comuni analgesici non steroidei (Fans) e i triptani che contrastano i sintomi.

Emicrania cronica

L’emicrania cronica è una forma di cefalea primaria che si manifesta in un numero di almeno 15 attacchi al mese per più di 3 mesi e almeno 8 di questi attacchi devono avere le caratteristiche specifiche dell’emicrania.

Le persone che soffrono di emicrania cronica presentano disordini metabolici, anatomici e funzionali, di cui due sono fondamentali:

  • alterazione persistente dei sistemi di interpretazione e modulazione a livello sensoriale e doloroso
  • ipereccitabilità e amplificazione di risposta delle cellule nervose a stimoli di ogni genere.

In base all’ambiente, alle caratteristiche psico-fisiche e ai fattori “stressanti” – lo stress è uno dei principali trigger dell’emicrania, il sistema nervoso può essere più facilmente irritato facendo precipitare gli attacchi di mal di testa.

Sintomi

L’emicrania cronica ha gli stessi sintomi dell’emicrania senz’aura episodica ma amplificata. I dolori cervicali sono più frequenti e intensi. Come nella emicrania episodica ad alta frequenza, anche nell’emicrania cronica si manifesta allodinia cutanea: il solo toccare la cute o pettinare i capelli, stimoli normalmente innocui, diventano dolorosi.

Il dolore può essere unilaterale, bilaterale, pulsante (tipico) oppure avere caratteristiche simili alla cefalea di tipo tensivo con sintomi di tipo gravativo (sensazione di peso in testa) o costrittivo (sensazione di morsa o cerchio stringente in testa).

Cause

Diverse evidenze in letteratura confermano che l’emicrania passa dalla forma episodica a quella cronica proprio per la mancanza, in passato, di farmaci specifici per l’emicrania e soprattutto dall’abuso di farmaci per il dolore. Non è nota l’origine dell’emicrania cronica, anche se spesso si associa ad altre condizioni:

  • disturbi del sonno
  • ansia e depressione
  • disfunzioni gastrointenstinali e disturbi alimentari
  • dolori cervicali e temporo-mandibolari

Ruolo dei farmaci nell’emicrania cronica

L’uso eccessivo o incorretto i farmaci anti-cefalea, che si registra nel 73% dei pazienti, è il principale fattore di rischio in grado di favorire il passaggio dalla forma episodica a quella cronica nonché l’insorgenza di una forma peculiare di cefalea è la MOH Medication Overuse Headache cioè la Cefalea da abuso di medicinali.

Nell’emicrania cronica, la sola riduzione e modificazione dei farmaci da assumere, comporta spesso un gran miglioramento della sintomatologia e frequenza degli attacchi.

Trattamenti

L’emicrania cronica è una condizione neurologica complessa che necessita una gestione multidisciplinare e un percorso terapeutico ben strutturato. La cura prevede terapie farmacologiche e non-farmacologiche specifiche in base al quadro clinico e alle caratteristiche psico-fisiche della persona affetta.

Emicrania oftalmoplegica

L'emicrania oftalmica è una particolare forma di cefalea, accompagnata da cambiamenti nella visione monoculare e dolore a un lato del cranio. Il dolore compare entro un'ora dai problemi alla vista.

Può essere preceduto da una fase chiamata “aura” (emicrania con aura tipica) caratterizzata dalla presenza di disturbi visivi ossia scotomi scintillanti (visione di flash e lampi di luce) e/o neurologici (disturbi della forza muscolare, della sensibilità e del linguaggio), per una durata media che va dai 5 ai 20 minuti (comunque, generalmente non più di 60 minuti).

Questa forma di emicrania è diversa dalle forme d’emicrania in cui la sintomatologia si presenta durante l’aura, ma non è accompagnata da mal di testa (aura emicranica non seguita da cefalea).

Le emicranie oftalmiche sono più comuni nelle giovani donne (di solito, entro i 40 anni d'età). Inoltre, il disturbo si verifica più comunemente nei soggetti che hanno una predisposizione personale o familiare a manifestare un'emicrania con aura.

È importante ricordare che il termine medico “emicrania oftalmica” può generare della confusione. Questo può essere usato, infatti sia per riferirsi all'aura emicranica sia all'emicrania retinica. In realtà, questi termini non sono sinonimi, ma indicano condizioni patologiche differenti rispetto all'emicrania oftalmica.

Nell’aura emicranica i sintomi visivi sono di breve durata e colpiscono entrambi gli occhi, mentre l'emicrania oftalmica è monolaterale.

Cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo è una forma di cefalea che si manifesta con un dolore orbitale intenso, monolaterale, della durata compresa tra 15 minuti e le 2 ore circa, senza trattamento. Gli attacchi si manifestano in periodi attivi, denominati "grappoli", della durata di settimane o mesi e sono intervallati da fasi di remissione della durata di mesi o anni.

Gli attacchi nei periodi attivi hanno una frequenza da 1 ogni 2 giorni a 8 al giorno. Il grappolo dura abitualmente da 2 settimane a 3 mesi.

Si tratta di una cefalea primaria, cioè non causata da un'altra patologia, che colpisce soprattutto i maschi (ha un'incidenza inferiore allo 0,5% nella popolazione maschile e allo 0,1% in quella femminile) anche se, negli ultimi anni, la frequenza nelle donne sembra essere aumentata di pari passo con l'acquisizione di attività lavorative e stili di vita in passato tipici solo degli uomini.

Emicrania vestibolare

L'emicrania vestibolare è una forma di emicrania in cui i sintomi principali riguardano le vertigini e il sistema di equilibrio. Si tratta di un problema che ha una prevalenza annua dell’1% della popolazione generale e forse anche di più perché si pensa sia sotto-diagnosticato. Nella maggior parte dei pazienti con emicrania vestibolare le vertigini si avvertono a prescindere dal mal di testa. Anche altre forme di mal di testa possono essere legate alle vertigini (cefalea di tipo tensivo, soprattutto se associata a contrattura muscolare cerviconucale, e la cefalea cronica) in particolare in presenza di disturbi del sonno e abuso di farmaci.

L’associazione cefalea e vertigini può esservi anche in caso di patologie vascolari cerebrali (come dissecazione dell’arteria vertebrale, ischemia o emorragia in fossa cranica posteriore), ipertensione endocranica, neoplasie, infezioni cerebrali o sistemiche, traumi cranio-cervicali, malformazione di Arnold Chiari o disturbi dell’omeostasi”.

Per la diagnosi devono esserci almeno 5 crisi caratterizzate dai cosiddetti sintomi vestibolari, di intensità moderata o severa, di durata variabile da 5 minuti a 72 ore.

Dopo la diagnosi, lo specialista stabilisce il tipo di terapia più opportuno.

Cefalea da cervicale

Talvolta il mal di testa da cervicale può essere più intenso, pulsante e interessare solo un lato del cranio: si tratta in questo caso di sintomi più simili all’emicrania, un disturbo neurologico per fortuna meno comune, i cui meccanismi di insorgenza sono meno noti. Nella cervicalgia, una possibile spiegazione potrebbe trovarsi nella compressione dei nervi dovuta all’eccessiva tensione nei muscoli della zona cervicale: i nervi soggetti a questa pressione diventano così più sensibili agli stimoli dolorosi che inviano al cervello.

Emicrania emiplegica

L'emicrania emiplegica è una forma rara dell'emicrania con aura ed è caratterizzata dalla presenza di debolezza motoria durante l'aura. Gli attacchi sono caratterizzati da debolezza motoria associata costantemente a sintomi di aura, in particolare disturbi sensitivi, visivi e del linguaggio. La diagnosi molecolare consente lo screening di questi tre geni-malattia identificati (CACNA1A, ATP1A2 e SCNA1). Il trattamento si basa sugli stessi approcci usati per le altre varietà di emicrania con aura, ad eccezione dei triptani, che sono controindicati. In base alle nuove evidenze fisiopatologiche, sembra promettente l'impiego di alcuni agenti antiepilettici. La prognosi è di solito buona.

Emicrania parossistica

L'emicrania parossistica è una malattia rara. Come cefalea primaria si caratterizzata con attacchi multipli di dolore monolaterale in associazione a sintomi autonomici cranici. I segni principali di questa sindrome sono la relativa brevità degli attacchi e una risposta completa alla terapia con indometacina.

La maggior parte dei pazienti (> 60%) descrive il dolore come acuto o molto acuto, assegnandogli 10 su una scala verbale da 0 a 10. Il dolore ha una localizzazione temporale, orbitale o sopraorbitale. I segni autonomici omolaterali correlati comprendono la lacrimazione, l'iniezione congiuntivale, la rinorrea, la congestione nasale, la ptosi e l'arrossamento del viso. La durata degli attacchi varia da 2 a 30 minuti. Gli attacchi di solito sono più di cinque al giorno (con una media di 20 attacchi). Nell' 80% dei pazienti, la malattia è descritta come cronica (quando i pazienti hanno attacchi giornalieri senza remissione per almeno un mese).

La patologia è descritta in associazione all'emicrania semplice, la cefalea a grappolo, la nevralgia del trigemino e le cefalee da tosse. La diagnosi è clinica. La risposta completa all'indometacina conferma la diagnosi.

Trattamenti e cure: come far passare l’emicrania

Le persone che soffrono inizialmente di un numero limitato di crisi emicraniche all'anno cominciano ad assumere terapia farmacologica mirata a stroncare l'attacco (terapia sintomatica). Quando le crisi sono frequenti e ricorrenti è utile una terapia preventiva.

Il primo passo da attuare per curare e prevenire l'emicrania consiste nel ridurre o, se possibile, eliminare, l'esposizione ai fattori scatenanti: alterazioni ormonali (estrogeni in particolare), consumo di alcuni cibi e bevande (tra cui insaccati e alcool), ansia e depressione, fumo, scarso riposo, esposizione prolungata a luci e rumori forti.

Se il controllo di questi stimoli non riesce a impedire l'insorgenza della crisi emicranica, e se il dolore non permette di svolgere le normali attività quotidiane, si può ricorrere alla terapia farmacologica.

Farmaci per l'emicrania

L'attività farmacologica dei principi attivi dipende da molti fattori e per questo è importante attenersi alla terapia ed evitare l'automedicazione: l'utilizzo eccessivo e prolungato di questi farmaci può provocare resistenza al trattamento e generare una particolare forma di mal di testa secondario, la "cefalea da abuso di farmaci".

Trattamento della fase acuta

L'obiettivo è di placare il dolore ed evitare che si presentino altri sintomi. Si può quindi ricorrere agli analgesici come i FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) associati ad antiemetici, in caso siano presenti anche nausea e vomito.

Se gli antidolorifici ordinari non contribuiscono ad alleviare i sintomi dell'emicrania, i triptani costituiscono l'opzione farmacologica successiva. L'effetto dei triptani è rapido e può ridurre notevolmente la gravità e la durata dei sintomi; anche in questo caso, il risultato migliore si ottiene se vengono assunti quando il paziente percepisce che sta arrivando l’attacco.

L'ergotamina e la diidroergotamina sono farmaci di vecchia generazione utilizzati solo in casi di emicrania particolarmente invalidante o refrattaria ad altri trattamenti.

Dal momento che i farmaci possono determinare assuefazione, sono meno indicati per la cura dell'emicrania ed andrebbero assunti solo occasionalmente, quando la terapia specifica di base non è efficace.

Terapia Preventiva: come si previene l’emicrania

Quando l'emicrania si verifica con una certa frequenza e/o con sintomi particolarmente gravi si può ricorrere all’assunzione di medicinali per prevenire le crisi. Questi medicinali devono essere assunti regolarmente, spesso su base giornaliera. Tra i farmaci utilizzati per la prevenzione ci sono:

  • Farmaci usati nell'ipertensione che modulano il tono dei vasi sanguigni e regolano i meccanismi implicati nel dolore.
  • Antidepressivi che controllano i recettori della serotonina, coinvolti nell'insorgenza dell'emicrania.
  • Antiepilettici che sembrano alzare la soglia del dolore e agire sull'ipereccitabilità cerebrale.
  • Tossina botulinica di tipo A, in caso di emicrania cronica (non indicata nell’emicrania episodica). La somministrazione avviene tramite iniezioni in punti specifici della testa e dei muscoli del collo, con un effetto che dura fino a 3 mesi.

Novità nella cura dell’emicrania: gli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali sono la prima terapia specifica e selettiva per la profilassi dell'attacco emicranico sia nelle forme episodiche sia nelle forme croniche e refrattarie a precedenti terapie preventive. In questi ultimi anni è stato fatto un importante passo avanti poiché è stata individuata una sostanza, chiamata CGRP, che aumenta nel sangue dei soggetti in corso di crisi emicranica e che è in gran parte responsabile della fase dolorosa. Si è pertanto ipotizzato che la produzione di un agente in grado di bloccare l’azione del CGRP potesse costituire la più logica ed efficace evoluzione terapeutica. Gli anticorpi monoclonali, attivi sia verso il recettore che il ligando CGRP, sono il risultato di questa intuizione e rappresentano un vero e proprio punto di svolta nella terapia dell’emicrania.

Rimedi naturali per la prevenzione

Nella prevenzione dell'emicrania si sono rivelati efficaci, ma senza evidenza scientifica, anche alcuni rimedi fitoterapici, vitamine e minerali: magnesio, coenzima Q10, riboflavina, vitamina B12, partenio e farfaraccio (Petasites hybridus).

Alcuni comportamenti possono aiutare ad attenuare il dolore dell'attacco emicranico: Isolarsi da luci e suoni;

  • Fare un bagno caldo od una doccia;
  • Stendersi o concedersi un piccolo riposino. Chiudere gli occhi e provare a rilasciare la tensione nella schiena, collo e spalle;
  • Applicare del ghiaccio sulla zona dolente della testa (fronte, tempie o parte posteriore del collo);
  • Esercitare una pressione dolce, costante e rotante sulla sede del dolore con il dito indice e/o il pollice. Mantenere la pressione per 7-15 secondi, quindi rilasciare. Ripetere se necessario.

Alimentazione: cosa mangiare e cosa non mangiare quando si soffre di emicrania?

Seguire uno stile di vita salutare è certamente prezioso per ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi di mal di testa. Oltre all’alimentazione, anche un sonno veramente ristoratore e una moderata ma regolare attività fisica sono i due pilastri su cui sorreggere uno stile di vita sano in chiave preventiva.

I medici consigliano ai soggetti con emicrania di mangiare a orari regolari, di non saltare i pasti, di non digiunare (anche l’ipoglicemia “costa” a chi soffre di mal di testa), di bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno e di non abusare di farmaci antidolorifici che contengono caffeina.

L’emicrania nelle donne

In Italia una donna su tre soffre di questa patologia, e rispetto agli uomini le donne sono soggette ad attacchi più frequenti, più lunghi e più forti. Gli attacchi sono generalmente riconducibili alle fluttuazioni ormonali legate al ciclo mestruale, ma un terzo delle donne continua a soffrirne anche in menopausa.

Qualità della vita

La ricorrenza di attacchi emicranici può compromettere seriamente la qualità della vita del paziente, poiché gli impedisce di svolgere le normali attività quotidiane in famiglia e al lavoro, e può portare a un deterioramento delle relazioni affettive e sociali.

Emicrania in gravidanza

L’emicrania in gravidanza si manifesta, di solito, nelle donne che soffrono già di tale malattia prima del concepimento. Questo disturbo si presenta meno frequentemente, e solo durante il primo trimestre, nelle donne non soggette a emicranie.

Le cause degli episodi di emicrania dipendono da numerosi fattori, tra cui un’alta concentrazione di estrogeni, lo stress e la mancanza di sonno, un aumento della pressione, il fumo e dal tipo di alimentazione.

I sintomi sono simile a quelli delle altre emicranie. Tuttavia, non va sottovalutato quando l’emicrania è forte, accompagnata da nausea e vomito o preceduta da auree, e non si risolve entro le 24 ore, oppure se si avverte un forte dolore addominale: potrebbe essere un campanello di allarme di alcune complicazioni (preeclampsia, ad esempio)

Alcune semplici indicazioni possono aiutare a tenere sotto controllo questo disturbo:

  • Riposare in ambiente tranquillo, non ridurre il numero di ore di sonno,
  • Fare attenzione al tipo di alimentazione, evitando alimenti e bevande che possono scatenare un attacco perché contengono caffeina o teina.
  • Evitare le fonti di stress e di ansia
  • In generale, i farmaci in gravidanza, anche per il trattamento dell'emicrania, devono essere assunti sotto controllo medico

Emicrania mestruale

Il mal di testa al femminile è spesso legato agli squilibri ormonali caratteristici dei giorni precedenti al ciclo mestruale e nei giorni delle mestruazioni. Secondo un’indagine, sono 4,4 milioni le italiane che soffrono del cosiddetto “mal di testa da ciclo” o cefalea catameniale.

Il calo fisiologico degli estrogeni (gli ormoni femminili) nei giorni antecedenti il ciclo, causa una serie di conseguenze a livello neuroendocrino che si traducono principalmente in un meccanismo di vasodilatazione a livello cerebrale che scatena il dolore. I sintomi sono quelli dell’emicrania.

Antidolorifici/antinfiammatori in associazione ad eventuali farmaci antinausea possono essere indicati. Un integratore come il magnesio (un sale minerale che contrasta alcune sindromi dolorose) nei giorni antecedenti il ciclo o durante il ciclo stesso può essere utile. Ovviamente è importante intervenire sullo stile di vita regolare allontanando lo stress. Anche in questo caso è indicata la terapia di profilassi.

Quando il mal di testa è una costante nei giorni del ciclo ed è molto forte, è però consigliabile consultare uno specialista in cefalee, tenendo eventualmente un diario dei giorni in cui si manifestano i sintomi per aiutare il medico nella scelta della terapia migliore.

Emicrania da stress

È abbastanza semplice riconoscere i sintomi dell’emicrania da stress o ansia: è un dolore costante noto come cefalea muscolo-tensiva. Si manifesta dopo periodi particolarmente faticosi o stressanti, e può essere trattato con i comuni antidolorifici, su consiglio del proprio medico.

Questa forma di cefalea muscolo-tensiva è tra i tipi più diffusi di mal di testa. Può essere dovuta a sforzi o errori di postura (episodica) o dipendere da modificazioni funzionali del sistema nervoso centrale che, a volte, possono essere dovuti a stress psicosociali intensi, disturbi d’ansia o depressivi (cronica).

Tra le cause che possono provocare il mal di testa da stress ci sono eventi negativi come un lutto, una scadenza lavorativa o discussioni con i propri cari, ma anche situazioni positive come il matrimonio o la nascita di un figlio o l’inizio di un lavoro. Lo stress “cronico” favorisce la cronicizzazione del mal di testa.

I segni clinici dell’emicrania da stress sono:

  • dolore tipico riferito come un cerchio alla testa, nella zona frontale od occipitale;
  • fotofobia e/o fonofobia, ossia aggravamento del dolore se esposti a luce intensa e/o a suoni forti;
  • disturbi del sonno (se acuta);
  • il movimento non la peggiora, anzi gli esercizi fisici rilassanti la attenuano.

La modifica del proprio stile di vita è fondamentale per guarire da questa forma di cefalea: si devono ridurre i fattori stressanti e i sintomi ansioso-depressivi, anche attraverso un percorso psicoterapeutico.

Per il lungo periodo, sicuramente la cosa migliore è quella di alleviare o imparare a gestire meglio lo stress (yoga, passeggiata all’aria aperta, lettura di un libro, fare dello sport)

Invalidità per emicrania o cefalea

La cefalea cronica è riconosciuta malattia invalidante dalla legge n. 81 del 14 luglio 2020 dove si legge:

"La cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno nel paziente mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee che ne attesti l'effetto invalidante, è riconosciuta come malattia sociale, per le finalità di cui al comma 2, nelle seguenti forme:

  • emicrania cronica e ad alta frequenza;
  • cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici;
  • cefalea a grappolo cronica;
  • emicrania parossistica cronica;
  • cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione;
  • emicrania continua.

Il contribuente che soffre di disturbi neurobiologici cronici legati all’emicranie o cefalee, ritenuti del tipo invalidanti, così come previsto nella Legge quadro 104, per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile deve inoltrare la domanda all’INPS.

Nello specifico, si presenta il certificato medico online direttamente all’Istituto. Particolarmente rilevante risulta l'indicazione del carattere cronico invalidante della cefalea o emicrania, che pregiudicano il regolare svolgimento dell’attività lavorativa, costringendo il lavoratore affetto da tali disturbi ad astenere nelle ore o giornate lavorative. Per beneficiare dei diritti previsti per la Legge 104.

Dopo circa 30 giorni dalla trasmissione della domanda, l’INPS comunica al richiedente la data, giorno e l’ora relativo alla visita medica. Sarà, poi, la Commissione medica a effettuare gli accertamenti sanitari a valutare la diagnosi e ad attribuire il riconoscimento della percentuale di invalidità spettante. Solo con il riconoscimento del grado di invalidità rilasciato dalla Commissione, il richiedente potrà beneficiare delle agevolazioni previsti dalla Legge 104.